Nino Madonia esce dal 41bis, ennesima vergogna di Stato
Riteniamo assurdo e preoccupante che un boss di primo piano di Cosa Nostra, Nino Madonia, esponente di uno dei più pericolosi e potenti clan, condannato per l'omicidio di Libero Grassi e per le stragi di Firenze e Roma del 1993, si veda revocato il regime del carcere duro...
Il 41 bis è l'unico strumento che può garantire l'isolamento degli uomini di comando delle organizzazioni mafiose, ed anziché applicarlo con rigore assoluto, si sceglie, sempre più spesso (e grazie anche alla famosa norma promossa da Schifani) di chinare il capo al volere dei boss, dando nuovo sfregio al sistema giudiziario e colpendo nuovamente al cuore i parenti delle vittime.
Ci associamo quindi a Beppe Lumia ed alla sua richiesta perché il Ministro della Giustizia faccia immediata chiarezza sul caso e provveda in merito.
Segnaliamo soltanto che tale provvedimento assume ancora maggiore pesantezza dopo che è emerso, non solo nel caso dei boss del Gargano scarcerati per decorrenza dei termini di custodia cautelare, ma anche perché si assiste nuovamente ad una concessione incomprensibile alla famiglia mafiosa dei Madonia, dopo che, per "merito" del Giudice che ha impiegato 8 anni per scrivere la sentenza, la moglie di Piddu Madonia ed altri esponenti di spicco erano stati scarcerati nonostante la condanna inflittagli.
Se la fine di Daniele Emmanuello, boss sanguinario gelese, aveva rappresentato una speranza di liberazione di quella terra e dei territori del nord da questi "colonizzati" con le proprie ‘decine' (come Genova e Milano), questo segnale va drammaticamente nella direzione opposta; è un segnale pericoloso di cedimento che viene dato a Cosa Nostra.
Intanto il Presidente della Repubblica dà il benestare ai provvedimenti blocca-processi , intercettazioni e lodo per l'immunità, nonostante la palese violazione della Costituzione di cui proprio Napolitano dovrebbe essere garante. Nemmeno il sobrio, e per questo netto, parere del CSM è servito a richiamare le altre Istituzioni della Repubblica ad un comportamento coerente con il dettato della nostra carta fondamentale.
Molto presto rischiamo, purtroppo, di assistere ad un altro colpo alla giustizia ed alla lotta alle mafie costata la vita di magistrati, agenti, giornalisti, imprenditori e semplici cittadini. Infatti si sta tornando a parlare con sempre più insistenza della grazia a Bruno Contrada, il dottor morte condannato in via definitiva per associazione mafiosa.
PS
Tra pochi giorni è soltanto l'anniversario della strage politico-mafiosa in cui è stato ucciso Paolo Borsellino e gli agenti della scorta, prepariamoci alle parate di ipocrisia del Potere. Questo Paese è davvero senza dignità se non trova il coraggio dell'indignazione e della rivolta civile e morale (per cui non servono le grandi manifestazioni, bensì una presa di coscienza, ed l'assunzione di responsabilità individuale, che invece, sembra proprio, che la grande maggioranza degli italiani disdegnano colpevolmente).
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