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Genova, beni confiscati. Audizione in Comune - IL DOSSIER

CON IL TESTO INTEGRALE "DOSSIER SUI BENI CONFISCATI - GENOVA"

Dopo oltre due anni il Comune di Genova batte un colpo e annuncia che intende procedere per acquisire i beni confiscati ai CANFAROTTA - LO RE (grazie al lavoro della D.I.A. di Genova e dell'Arma dei Carabinieri).

Come Casa della Legalità si promosse, nell'immediatezza della confisca definitiva, una proposta di gestione di alcuni di questi beni senza ricevere alcuna risposta, così come nessuna risposta giungeva dal Comune alle formali istanze per l'assegnazione finalizzata a specifici progetti di utilità sociale. Nemmeno i solleciti della struttura della Agenzia Nazionale per i Beni Sequestrati e Confiscati hanno prodotto risposte.

Oggi, in audizione presso le Commissioni Consiliari del Comune di Genova, abbiamo presentato analisi e proposte. Sintetizzate nell'intervento e depositando un documentato dossier che è disponibile in coda (o a questo link in formato .pdf).

Qui di seguito l'annotazione al termine dell'audizione...

 

ANNOTAZIONE INTEGRATIVA A SEGUITO DELL'AUDIZIONE


Come “Casa della Legalità – Onlus” si è lieti di apprendere che se il COMUNE DI GENOVA non risponde alle Pec con richiesta formale di assegnazione dei beni confiscati con relativo progetto di utilità sociale, si diletti poi nel copiare le idee che si sono indicate nei nostri progetti inviati via Pec, come quella della “ricettività diffusa” a cui destinare parte dei beni confiscati nel centro storico genovese.


Si è anche lieti che si sia deciso (sono solo trascorsi oltre 2 anni dalla confisca definitiva) di convocare quello strumento denominato “nucleo di supporto” che porti allo stesso tavolo le Istituzioni locali (a partire dalla Prefettura e dal Comune) con i soggetti che hanno avanzato proposte di gestione dei beni confiscati. Come “Casa della Legalità - Onlus lo abbiamo chiesto formalmente (da due due anni) che si attivasse questo cosiddetto “tavolo” senza ricevere risposta... meglio tardi che mai! Ovviamente appare interessante il concetto di “rapidità” (sic) con cui ci si è mossi in questa direzione, visto che l'assessore FIORINI ha dichiarato che per ora hanno deciso di fare questo“tavolo” e quindi si sono dati appuntamento per questa settimana per decidere quando convocarlo (con tutta calma, non c'è fretta).

Siamo anche contenti che l'assessore FIORINI abbia detto chiaramente che se il COMUNE DI GENOVA acquisisce beni confiscati senza poi utilizzarli ciò comporti un ulteriore costo per i cittadini. Appunto: da un lato occorre riutilizzare subito (ed è già tardi, visto che poteva essere fatto e doveva essere fatto già nel 2014), con assegnazione attraverso Convenzione a chi presenta richieste con progetti credibili e di effettiva utilità sociale e dall'altro lato occorre procedere con bandi pubblici per assegnare altri beni in cui il COMUNE DI GENOVA chiede di realizzare particolari attività, quindi serve individuare quali beni non sono utilizzabili e/o richiesti e procedere con la vendita di questi beni inutilizzati e inutilizzabili. Infatti il costo sui cittadini dei beni confiscati inutilizzati c'è anche adesso, con gli stessi in carico all'ANBSC (Agenzia Nazionale Beni Sequestrati Confiscati) ed i ritardi nell'acquisizione ed assegnazione da parte del COMUNE contribuisce all'aumento dei costi sulla comunità!

Ci sentiamo anche meno soli. Infatti, grazie all'audizione odierna, abbiamo appreso che come “Casa della Legalità – Onlus” non siamo gli unici per cui l'ANBSC era pronta alla manifestazione di interesse per assegnare i beni richiesti, senza però che si concretizzasse nulla visto che il COMUNE non ha battuto ciglio, lasciando cadere nel vuoto l'assegnazione dei beni confiscati richiesti. Infatti, il rappresentante della Consulta Diocesana, in relazione ad un progetto promosso per i minori con il Tribunale Minorile della Liguria, aveva avanzato una richiesta formale - così come abbiamo fatto come “Casa della Legalità – Onlus” - ma l'assenza di risposta da parte del COMUNE DI GENOVA ha impedito che si concretizzare l'assegnazione e quindi l'uso a fini sociale di quei beni.

Oltre all'assenza assolutamente significativa degli assessori comunali al Bilancio (Emanuele PIAZZA) ed alle Politiche Socio Sanitarie e della Casa (Emanuela FRACASSI), è stato interessante sentire alcuni passaggi della Relazione introduttiva dell'assessore alla Legalità e Diritti, Elena FIORINI. Vediamo e analizziamo:

  • la stessa ha raccontato che il COMUNE DI GENOVA ha fatto redigere una scheda per ogni bene confiscato, con dettagli sulle caratteristiche, lo stato, i lavori necessari, le foto. Interessante. Diciamo che riprende il lavoro che era stato fatto dall'Amministrazione Giudiziaria. Diciamo anche che risulta utile e necessario pubblicare (subito) online (sul sito del COMUNE) tutte le schede in questione, così da permettere ai soggetti interessati di fare richiesta di assegnazione per sviluppare progetti di utilità sociale. Tenere nei cassetti del Palazzo tale lavoro risulta infatti assolutamente assurdo. Una volta online, inviare, anche attraverso il CELIVO, una comunicazione a tutte le realtà associative e del noprofit della città, con l'indicazione della possibilità di richiedere l'assegnazione di detti beni, sarebbe un “dettaglio” non trascurabile che però non pare essere stato ancora fatto.

  • ha spiegato che in taluni casi, viste le verifiche tecniche effettuate, il COMUNE DI GENOVA non può prendere in carico, e nemmeno affidare a terzi, alcuni beni confiscati che ricadano in palazzine/stabili che “non sono in sicurezza”. Interessante anche questo passaggio, perché se esistono palazzine non sicure in cui ricadono i beni confiscati, si sarebbe dovuto assistere a provvedimenti di sgombero per tutela dell'incolumità delle persone; sgomberi che però non risultano essere stati adottati, così come non risulterebbero promosse Ordinanze che, negando agibilità ed abitabilità in tali palazzine/stabili “non sicuri”, impongano ai condomini-proprietari di dette palazzine di provvedere ai lavori d'urgenza per la messa in sicurezza. Nella replica l'assessore FIORINI ha poi cercato di correggere quanto affermato dichiarando che in realtà di palazzine pericolose, con problemi di sicurezza, non ce ne sono, risultano però “degradate”. Ma allora perché il discorso che il Comune non può prenderli in carico o affidarli essendoci problemi di sicurezza? Non è dato saperlo!

  • ha sottolineato che la Regione Liguria è dotata di una Legge Regionale (la nota 7/2012) che prevederebbe anche stanziamenti per la “legalità”, utili ad esempio per il recupero dei beni confiscati, ma la Regione Liguria non ha mai finanziato tale Legge. Peccato che non sia così. Infatti la Regione Liguria ha finanziato tale Legge, tanto che “LIBERA” incassa dal 2013 decine di milioni all'anno dalla Regione Liguria (per precisione: nel 2013 contributo pari a 10.250 euro; nel 2014 contributo pari a 34.590 euro; nel 2015 contributo pari a 20.910 euro).

La “Casa della Legalità – Onlus” (presente all'audizione con Christian Abbondanza, Enrico D'Agostino e Giovanna Ponsano), nel proprio intervento, ha sintetizzati gli elementi indicati dettagliatamente nel “Dossier sui beni confiscati – Genova”, depositato integralmente all'audizione (e che viene integrato con la presente annotazione integrativa). In particolare ci si è soffermati sulla gravità dei ritardi nel riutilizzo e nell'assegnazione dei beni confiscati, nonostante vi fossero richieste formali con relativi progetti di riutilizzo a fini sociali trasmessi agli Enti proposti, tra cui proprio il COMUNE DI GENOVA che ha, però, sempre omesso di fornire risposta. Si è denunciato il fatto che (ancora una volta, dopo il caso di Vico delle Mele) permane l'occupazione abusiva dei beni confiscati da parte dei CANFAROTTA – LO RE, su cui ci si è fatti carico come “Casa della Legalità – Onlus”, nel silenzio generale, di presentare apposita denuncia all'Autorità Giudiziaria. Allo stesso modo si è denunciata l'occupazione abusiva di molteplici altri beni con anche aggravio di costi sulla comunità, visto che le spese vengono coperte con i soldi pubblici e non certo dagli “occupanti”. Si è quindi sottolineata la necessità di procedere con il “tavolo” (“nucleo di supporto”) che si è richiesto – inutilmente, per anni - di attivare, così come sul diffondere, attraverso il sito internet del COMUNE, le schede relative ai beni confiscati, così che possano essere visionate da soggetti interessati al riutilizzo dei beni per fini sociali. Si è indicato inoltre la necessità di procedere con le assegnazioni (con Convenzione per chi promuove progetti specifici di riutilizzo), prevedendo verifiche sullo stato di realizzazione del progetto presentato (così da poter revocare la concessione se il progetto non viene realizzato) e soprattutto eliminando la pratica di elargizione di contributi e finanziamenti pubblici per la realizzazione dei progetti di gestione dei beni confiscati.

Dall'audizione odierna è inoltre emerso, in particolare, un elemento che si reputa assolutamente importante. La disponibilità dell'Ordine degli Assistenti Socialiper procedere ad un analisi dei bisogni socialidel territorio ove ricadono i beni confiscati.Si ritiene che tale disponibilità sia da cogliere e possa rappresentare un tassello essenziale, unitamente al coinvolgimento delle realtà indipendenti presenti sul territorio (quali, ad esempio, i “Liberi cittadini della Maddalena” e l'associazione “Centro Storico Est”) per permettere di “tarare” le attività da promuovere nell'ambito del riutilizzo dei beni confiscati.

Si è invece dovuta registrare, ancora una volta, l'assenza di concordia rispetto a quanto indicato da “LIBERA”, innanzitutto sulla questione dei “finanziamenti pubblici” che loro ricercano (e ricevono) e noi riteniamo non debbano esserci, ma anche rispetto ad un esempio portato come “positivo” di assegnazioni dei beni confiscati. E' stato portato, infatti, da “LIBERA” l'esempio del bene confiscato riassegnato a Sarzana. Innanzitutto vi è una questione di fondo che riguarda l'amministrazione comunale di Sarzana, composta da soggetti che non solo si sono dimostrati negazionisti sulla presenza e attività 'ndranghetista in quel territorio, ma che sono espressione di quel Partito Democratico che lì accetta tra i propri iscritti (e dirigenti) i parenti del boss della “locale” di 'ndrangheta, ROMEO Antonio, nonché soggetti a questi legati che risultano condannati - dopo l'arresto in flagranza di reato - per “estorsione”

 

Ma vi è poi il merito dell'assegnazione di quel bene citato ad esempio... Come “Casa della Legalità – Onlus” riteniamo che quello di Sarzana, anche in questi termini, sia un esempio negativo, per due ragioni di fondo:

1) si tratta - crediamo unico caso su scala nazionale - della prima assegnazione di bene confiscato ad una rete di associazioni (legate a “LIBERA”) che conta al proprio interno anche la FONDAZIONE (politica) di un Parlamentare e per l'esattezza la “Fondazione Benvenuti in Italia” di Davide Mattiello, eletto alla Camera dei Deputati nella lista del PD in Piemonte [immagine a lato];

2) se è vero che non è stato stanziato un finanziamento specifico in parallelo all'affidamento della gestione del bene confiscato, è altrettanto vero che per la creazione di un fondo utile alla gestione di quel bene vi sono i fondi pubblici incassati, ad esempio, dalle scuole pubbliche per attività di “educazione alla legalità”. Introiti, ad esempio, che nel 2013, per 132 ore (11 moduli da 12 ore l'uno) di attività nelle scuole, vedevano una spesa pubblica pari a 58,00 € l'ora.






QUI IL TESTO INTEGRALE "DOSSIER SUI BENI CONFISCATI - GENOVA"

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