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Il tempo scorre a Rosarno... lo Stato c'e' ma la comunita' resta in scacco

A Rosarno la comunità resta in scaccoIn Calabria alcuni hanno mostrato di recente la faccia della vergogna: applaudire non i reparti dello Stato ma il boss che veniva arrestato. Poi si ci sono state le reazioni, ma queste sono appunto "reazioni" alla spontaneità figlia di una cultura e di una pratica che accetta il marcio.
In Calabria la contiguità e complicità della politica con la 'ndrangheta è in piena contiguità, anche dopo la stagione Loiero. Quando l'Agazio fu eletto gli uomini della cosca Morabito-Palamara-Bruzzaniti, dalla loro nuova capitale Milano, brindavano. Adesso, dopo il record mondiale di Istituzione con il maggior numero di consiglieri indagati nella scorsa Assemblea Regionale, la 'ndrangheta aveva i suoi candidati - tra prestanome, parenti e affini - in tutte le liste di tutti gli schieramenti presentatisi alle elezioni che hanno eletto Scopelliti nuovo presidente della Regione.
Ed in Calabria la gente pare starci bene sotto il ricatto e dominio di una 'ndrangheta che con massoneria e politica, è il vero regnante. Poche sono le persone e le realtà libere che come tali vivono, operano e si impegnano cercando di scardinare questo sistema.
Se la 'Ndrangheta è l'esempio più palpabile del fatto che le mafie siedono al tavolo del Potere, la Calabria è il simbolo del fatto che il Potere così come la comunità non rigetta, anzi accoglie e protegge gli 'ndranghetisti. A Rosarno questo dato si è conclamato...


Qualche tempo fa dicemmo "fuori i nomi". Era il tempo in cui vi era l'attenzione per i braccianti sfruttati e tutti indicavano come colpevole la 'ndrangheta, quasi fosse un ectoplasma e non invece un insieme di persone, famiglie, imprese ed interessi, ben identificabili.
Infatti nessuno poteva pensare che la comunità di Rosarno non sapesse chi fossero i caporali, gli sfruttatori, gli organizzatori della tratta e della schiavitù. Ma ancora qualcuno cercava di nascondere la responsabilità collettiva dietro l'alibi della 'Ndrangheta, come fato, come destino ineludibile...

Non era un fato... non era un destino segnato. Erano nomi e cognomi... era un sistema. Anzi è un "sistema" che fa comodo.

La Procura di Pali ha lavorato sui fatti... ed è stato così che si è arrivati all'Operazione Migrantes e non solo. Si è svelato, con questa ed altre inchieste, il sistema Rosarno che poi è non è diverso da quello di altrove nel circondario di Platì, della Piana e così via degli altri territori in Calabria come in Campania, Puglia e Sicilia. Da un lato immigrati clandestini ridotti in schiavitù che lavorano nei campi... e dall'altro i falsi bracciati agricoli, tutti italiani, tutti a casa ma iscritti come lavoratori che quindi percepiscono quei denari che danno reddito alla faccia e sulla pelle degli immigrati clandestini costretti al lavoro nero (che, in Italia, non è penalmente perseguibile). Chiaro?

Ma andiamo avanti e torniamo al particolare dell'Operazione Migrantes. 31 sono gli arresti e 10 milioni di euro i beni sequestrati (beni mobili e immobili, venti aziende e duecento terreni) agli imprenditori che sfruttavano gli immigrati. Era il 26 aprile quando in carcere sono finiti: Mohammed Fatthani, 30 anni, marocchino, detto Dokkali; Abdelkander Obad, 37 anni, marocchino; Brahim Bakar, 22 anni, marocchino; Snezhana RaKovska, 54 anni, bulgara; Mehdaoui Ben Rhouma Tahar, 36 anni, tunisino; Abuabida Mahemedsias, 39 anni, sudanese; Mohamed Sadraoui, 48 anni, marocchino; Elsalam Wael, 21 anni, egiziano e Aissa Bensid, 40 anni, algerino; ed ai domiciliari: Salvatore Coluccio, 37 anni; Maria Mangano, 31 anni; Sebastiano Mangano, 62 anni; Domenico Rosarno, 67 anni; Biagio Arena, 80 anni; Rocco Bueti, 29 anni; Vincenzo Gerace, 49 anni; Armando Siviglia, 55 anni; Antonio Schiavone, 54 anni; Antonino Logiudice, 44 anni; Giorgio Logiudice, 52 anni; Domenico Antonio Ranieli, 45 anni; Nicola Salvatore Rocco Cuccomarino, 54 anni; Pasquale Giovinazzo, 51 anni; Rocco Gulluni, 53 anni; Girolamo Ruzzo, 40 anni; Antonio Scarpari, 51 anni; Biagio Tramonte, 43 anni; Domenico Paglianiti, 53 anni; Rocco Donato, 32 anni e Biagio Porretta, 27 anni.

Nomi e cognomi quindi, non ectoplasmi, quelli individuati dalla Procura di Palmi, con le misure di prevenzione personali e patrimoniali adottate dal Gip.
Un'attività investigativa capillare e le testimonianze dei lavoratori immigrati clandestini sono state fondamentali per permettere di adottare i provvedimenti cautelari, come è stato sottolineato dal Procuratore di Pali, Giuseppe Creazzo. Un inchiesta che ha saputo definire la distinzione tra sfruttati e sfruttatori, individuando i caporali, spesso loro stessi immigrati, che fornivano gli schiavi agli "imprenditori" italiani. Si sono evidenziati, con le dichiarazioni di 15 extracomunitari, gli episodi di violenza subite dagli schiavi di Rosarno. Fatti riscontrati grazie ai controlli e le intercettazioni ambientali.

22 euro al giorno ed ogni giorno erano almeno 12/14 ore di lavoro per gli schivi di Rosarno. Di questa diaria tra i 6 e 10 euro finivano le mani dei "caporali". Questo è il contesto in cui maturò la rivolta di gennaio. Ed un indagine che ha messo in evidenza quanto la rete dei "caporali" era a servizio non solo a Rosarno, ma anche a Catania, nel casertano, a Villa Literno. Chi osava ribellarsi subiva le ritorsioni e le minacce... e dal ferimento a colpi di arma da fuoco di due schivi di Rosarno nacque la rivolta dei migranti ridotti a braccianti in schiavitù.
All'inchiesta hanno lavorato la Polizia di Stato, i Carabinieri e la Guardia di Finanza.
Se due degli stranieri per cui è scattato l'ordine di arresto sono risultati irreperibili, quello che più pesa nel rendere evidente la responsabilità di tutto questo sono i 21 italiani finiti ai domiciliari (più uno con l'obbligo di dimora nel Comune di residenza), ovvero i proprietari dei terreni e gli imprenditori agricoli che sfruttavano gli immigrati.

E' una storia lunga quello del controllo dell'immigrazione clandestina e della riduzione in schiavitù dei lavoratori immigrati. Così come è lunga la storia del "caporalato" che fornisce la manodopera a basso costo, spesso inesperta oltre che senza tutele, nei cantieri oltre che nel settore agricolo... manodopera italiana e straniera. Quello emerso grazie all'Operazione Migrantes a Rosarno è un frammento. Importante ma un frammento perché il problema è della comunità che non vuole risolverlo e che anzi, come dimostrano le inchieste parallele sulle truffe agli enti previdenziali ed alle casse pubbliche dei finti braccianti italianissimi, a molti fa comodo. Non è solo questione di Rosarno, ma della Piana di Gioia Tauro e della Calabria, è medesima situazione e contesto in tutto il Mezzogiorno... ma anche nelle altre regioni dell'avanzato centro-nord. Lo è con le comunità straniere, a partire da quella cinese, con centinaia di persone ridotte in schiavitù in capannoni che vanno dalla periferia di Ascoli Piceno sino alla piana toscana di Prato, per fare due esempi eclatanti... Un contesto di sfruttamento che è nei cantieri edili, anche quelli dove c'è il Sindacato che dovrebbe vigilare, denunciare e tutelare i lavoratori... Una realtà che in ogni stagione ed in ogni territorio è avvolta come da una nebbia impenetrabile agli occhi di una società che non vuole vedere... e che si accontenta, quando periodicamente escono le statistiche sugli indicenti sul lavoro, di liquidare i feriti ed i morti invisibili che si nascondono nelle diciture che solitamente recitano così: dati che non contengono gli indicenti e le morti dei lavoratori in nero.

Ed a Rosarno cosa è cambiato? Lo Stato ha dimostrato di esserci e di colpire chi deve essere colpito, ma la comunità, al di là delle dichiarazioni, delle manifestazioni e delle interviste ai media, non ha risposto. Sono partiti quegli stranieri sfruttati per continuare ad essere schiavi in altri territori, in altre regioni... Gli unici che si sono salvati sono quelli che hanno collaborato con lo Stato e fornendo le loro fondamentali testimonianze hanno ricevuto, come prevede la legge, i permessi di soggiorno per uscire da quella clandestinità che condanna ad essere prigionieri delle cosche e di "imprese" senza scrupoli.
A Rosano gli schivi ci sono ancora. Hanno nuovi volti di migranti clandestini e volti di alcune centinaia di immigrati regolari.

Non si dica che lo Stato non c'è... non si dica che Rosarno è lasciata in mano al suo destino scritto dalle 'ndrine. Non lo si dica perché non è vero... è la comunità di Rosarno che vuole appropriarsi del proprio presente e futuro, è la comunità che preferisce essere suddita dei signori della 'ndrangheta e di un sistema fondato sul ricatto, l'omertà, la clientela ed una commistione paurosa tra politica, economia e mafia. Lo Stato c'è a Rosarno. Lo dimostra l'Operazione Migrantes come i colpi inflitti senza mezze misure ai Bellocco ed ai Pesce.

I Bellocco colpiti nel luglio 2009 e di nuovo nel gennaio 2010 con le operazioni che hanno smembrato la rete di una famiglia di bestie che si era riorganizzata lungo l'asse tra Rosarno e la via Emilia, nel cuore del grande Nord e su cui abbiamo ampiamente parlato sul nostro sito, pubblicando anche l'Ordinanza di arresto dello scorso gennaio, e ne abbiamo parlato anche nel libro "Tra la via Emilia e il Clan".

Il 28 aprile 2010 è la potente cosca di Rosarno dei Pesce ad essere colpita gli arresti ed i sequestri dell'Operazione All Inside, alias "Tutti dentro". L'indagine DDA di Reggio Calabria ha portato ad emettere 40 provvedimenti di fermo per associazione mafiosa, estorsione aggravata, fittizia intestazione di beni, detenzione e porto abusivo di armi.

L'inchiesta ha permesso di ricostruire non solo l'organizzazione dei Pesce, con le sue diramazioni a livello nazionale, ma anche i legami e gli equilibri tra le diverse famiglie di Rosarno.
Uno dei punti di partenza della mappatura realizzata dai Carabinieri parte dall'omicidio dell'ottobre 2006, di Domenico Sabatino, oganicamente inserito nella cosca dei Pesce, per approfondire anche i legami evidenziatisi intorno ai alle famiglie di detenuti. Contributo essenziale all'inchiesta è stato, ancora una volta, quello delle intercettazioni che hanno permesso di "ascoltare in diretta" i principali protagonisti e comprendere non solo le relazioni e gli accorsi, ma anche le modalità di esecuzioni e ideazione dei progetti criminali della cosca. La Polizia di Gioia Tauro è invece partita dall'omicidio di Domenico Ascone e dal tentato omicidio di Francesco Ascone (i cugini di Vincenzo Ascone), dell'agosto 2007.

A Rosarno, come con quella dei Bellocco, anche la cosca dei Pesce è uno dei poli su cui si raggruppano le altre "famiglie", sia con legami di parentela, sia per gli co-interssi d'affari. La contrapposizione non c'è, ognuno agisce su un proprio tipo di interessi economici, in alcuni casi in alleanza e comunque sempre cercando di evitare ogni possibile frattura tra le rispettive famiglie collegate.

Un esempio viene dall'intercettazione del colloquio in carcere a Secondigliano, Napoli, tra il boss Antonino Pesce ed il figlio Francesco, in cui il capo della cosca raccomanda: "vedi che queste parole non devi scordarle: quel vecchio una volta li ha chiamati, a tutti al bosco. E ve lo ha detto mio padre, vi ha avvertito che quello che se ne è andato ha lasciato dignità, onestà e ammirazione di tutti e noi la dobbiamo portare a vanti....".
Ed ancora dalle intercettazioni dei dialoghi si comprende il senso di onnipotenza ostentata dal boss a capo della cosca:
- tra Antonino Pesce il figlio Francesco il nipote Francesco Pesce cl. 79:
Antonino Pesce "Ciccio tu la devi smettere ...tu pensa che io ho la possibilità di fare venire la fine del mondo....io in ogni paese ho fatto un favore...(inc)...ogni paese...uno a paese ce l'ho sai che faccio venire ...la fine del mondo ...non c'è niente per nessuno".
- tra Antonino Pesce, suo figlio Francesco Pesce:
Antonino Pesce "Quello la sai cos'è per me ...quello ...(inc.... insieme ...quello per me è , no lui per me, io per lui, no lui per me, io sono come Gesù Cristo per lui ..."mancu ai cani signori", quello può avere tanta fiducia di me...".


Nella ricostruzione sulla storia criminale della cosca Pesce si delinea un quadro investigativo che porta a comprendere che la cosca è pienamente operativa, con un consolidato potere e patrimonio.
Infatti le attività dei Pesce si snodano a partire dal riciclaggio ed il reinvestimento - attraverso la fittizia intestazione dei beni - degli ingenti capitali sporchi.
Importante il ruolo svolto all'interno dell'organizzazione mafiosa anche delle donne. Non più solo dedite all'assistenza agli 'ndranghetisti, ma pienamente attive nella gestione degli affari e del patrimonio della cosca.
Il lavoro della Guardia di Finanza ha permesso di accertare la sproporzione tra il patrimonio dei Pesci ed i redditi dichiarati, così che in parallelo agli arresti l'Autorità Giudiziaria ha potuto far scattare il sequestro di beni pari a circa 7,5 milioni di euro tra società, conti correnti e beni mobili. Tra i beni sequestrati vi sono:
- Ditta Individuale MAZZUOCCOLO Teresa - commercio all'ingrosso di altri prodotti alimentari", con luogo di esercizio a Rosarno (RC)-
Emittente radio abusiva, denominata "Radio Olimpia", con sede in Rosarno (RC), via Ospizio n. 14
- Ditta Individuale PESCE Marcello - Commercio di autovetture, con luogo d'esercizio a Rosarno (RC). A questa società risultavano inoltre intestate numerose autovetture, di particolare valore
- Ditta Individuale FILDA DISTRIBUZIONE di PALAIA Rocco, con sede a Rosarno (RC) - commercio all'ingrosso di cioccolato e dolciumi
- Ditta Individuale RAO Franco, con luogo d'esercizio a Rosarno (RC) - vendita al dettaglio di carburanti per autotrazione.

Gli arresti sono stati disposti per:

1. PESCE Francesco, nato a Gioia Tauro il 21.01.1978, detto "testuni" - irreperibile e ricercato
2. PESCE Giuseppe, nato a Rosarno il 19.09.1954, detto "pecora" arrestato
3. PESCE Vincenzo, nato a Rosarno il 27.05.1959, detto "u paccio" e/o "u mbriacune" arrestato
4. PESCE Marcello, nato a Rosarno il 12.03.1964, detto "ballerino" - irreperibile e ricercato
5. FERRARO Angela, nata a Taurianova il 14.09.1963, arrestato
6. PESCE Giuseppina, nata a Gioia Tauro il 24.09.1979 arrestato
7. PESCE Marina, nata a Cinquefrondi il 13.10.1982, arrestato
8. MESSINA Maria Grazia, nata a Rosarno il 29.07.1942 arrestato
9. PESCE Maria Grazia, nata a Cinquefrondi il 10.03.1982 arrestato
10. STANGANELLI Maria, nata a Cinquefrondi il 23.03.1987 arrestato
11. MATALONE Roberto, nato a Rosarno il 25.06.1977 - irreperibile e ricercato
12. PESCE Francesco, nato a Taurianova il 23.09.1979, arrestato
13. PESCE Giuseppe, nato a Cinquefrondi il 07.12.1980 - irreperibile e ricercato
14. PESCE Rocco, nato a Gioia Tauro il 01.08.1984 arrestato
15. PESCE Francesco, nato a Cinquefrondi il 02.06.1987 arrestato
16. PALAIA Rocco, nato a Rosarno il 02.02.1972 arrestato
17. FILARDO Giuseppe, nato a Rosarno il 21.05.1968, detto "fifio" arrestato
18. TIRINTINO Antonino, nato a Rosarno il 16.07.1959 arrestato
19. DI MARTE Giuseppe, nato a Filandari il 10.12.1956 arrestato
20. DI MARTE Francesco, nato a Rosarno il 07.11.1963 - irreperibile e ricercato
21. GIOVINAZZO Francesco, nato a Gioia Tauro il 20.11.1980 arrestato
22. ZANGARI Antonio, nato a Cinquefrondi il 12.04.1981 arrestato
23. MOUBARAKCHINA Elvira, nata a Sverdlosk (Russia) il 13.12.1976 arrestato
24. PETULLA' Alberto, nato a Rosarno il 04.11.1960, arrestato
25. LUCIA Claudio, nato a Como il 14.12.1965 - irreperibile e ricercato
26. ODIERNA Yuri, nato a Milano il 23.12.1978, arrestato
27. BASSOLAMENTO Marco, nato a Milano il 01.06.1969 arrestato
28. CARBONE Rocco, nato a Cinquefrondi il 25.09.1985 arrestato
29. ROMANO Giovanni, nato a Bari il 30.04.1970 - irreperibile e ricercato
30. D'AGOSTINO Claudio, nato a Cinquefrondi il 28.09.1985 arrestato
31. RAO Franco nato a Taurianova il 19.06.1964, detto "u puffu" arrestato
32. RAO Rocco nato a Rosarno il 16.01.1961 arrestato
33. GIOVINAZZO Rocco, nato a Rosarno il 04.07.1946 arrestato
34. ARENA Antonio, nato a Rosarno il 16.12.1965, arrestato
35. VARRÀ Domenico, nato a Rosarno il 24.04.1954 arrestato
36. FORTUGNO Domenico, nato a Cinquefrondi il 20.07.1981 arrestato
37. FERRARO Mario, nato a Rosarno il 21.07.1949 arrestato
38. SIBIO Domenico, nato a Taurianova il 14.05.1978 - irreperibile e ricercato
39. ARENA Domenico, nato a Rosarno il 15.04.1954 - irreperibile e ricercato
40. LEOTTA Domenico, nato a Rosarno il 11.09.1960 - irreperibile e ricercato.

Se Rosarno vuole può scacciare gli 'ndranghetisti, può svuotarli non solo del consenso sociale, della convivenza e contiguità, ma anche collaborare con uno Stato che c'è per spogliare di ogni bene ed ogni potere i Pesce, come i Bellocco come gli altri signor nessuno. Se vuole la comunità di Rosarno può schiacciare questa merda, come ci ha insegnato a chiamare la mafia Peppino Impastato.

Se la comunità di Rosarno sceglierà di difendere non quelle elemosine concesse dalla 'ndrangheta ma di vedersi riconosciuti diritti e dignità, la forza di intimidazione dei quaraquaqua dei mammasantissima si dileguerà davanti alla risposta che lo Stato a saputo dimostrare di poter dare.


 

Quando abbiamo pubblicato il video con le interviste dove i Bellocco
raccontavano le loro solite balle di vittimismo (vai al video su youtube),
qualcuno ha inserito questo commento:
"che bellu u fai stu videu .i bellocco su mafiusi ma tu si coraggiusu u ta
mmucci arretu stu videu !!!!! avarristi u fai a fini i gesù cristu"

Domanda: si pensa di farci paura?
Risposta: Per nulla, sono finiti... 
I Belloco, i Pesce e tutti i loro cumpari sono il nulla e restano il nulla!

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