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Laganà indagata dalla DDA, rassegni le dimissioni, quantomeno, dalla Commissione Antimafia

COMUNICATO STAMPA
della Casa della Legalità e DemocraziaLegalità


La notizia è già sparita dai siti dell’informazione “ufficiale”. Che strano che sia svanito in meno di 12 ore un fatto così eclatante: un parlamentare dell’Antimafia, eletta come vittima di mafia, che riceve un avviso di garanzia della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria. Si tratta di Maria Grazia Laganà, vedova Fortugno, indagata dal nuovo giudice della DDA di Reggio Calabria, Boemi (a quanto si apprende dalla stampa)...



Il silenzio da sempre è complice e sull’omicidio Fortugno e sulla Asl 9 di Locri il silenzio è sempre stato “sovrano”. Troppe e pervicacemente perseguite le omertà, come per l’oscuramento (e la auto-censura del sistema dell’informazione) sulla seconda parte della Relazione della Commissione d’Accesso alla Asl di Locri, che – una volta pubblica, dopo il commissariamento - evidenziava il livello dirompente dell’infiltrazione mafiosa in quella struttura pubblica, tra i dipendenti, personale medico e non, e tra le ditte che ricevevano appalti e incarichi, senza l’ombra di alcun certificato antimafia (anche perché era dura procurarselo, quando si hanno ditte sotto sequestro o condanne!), e senza il rispetto di alcun tetto di spesa (il Bilancio non esisteva!).

La dott.sa Laganà, vedova del primario Fortugno - per il cui omicidio è stato rinviato a giudizio come mandante Alessandro Marcianò (amico della famiglia Laganà Fortugno e collega dei due alla Asl di Locri)- era sino alla sua elezione al Parlamento, Vice Direttore Sanitario e Responsabile del Personale di quella ASL di Locri.

Per questa Responsabilità la dott.ssa Laganà non poteva non sapere chi veniva assunto e chi era dipendente di quella struttura.
Per questa Responsabilità la dott.ssa Laganà non poteva nemmeno omettere le firme di visto e approvazione per tutte le assegnazioni di incarico ed appalto, quindi non poteva essere estranea e non conscia dell’infiltrazione mafiosa, e non risultano tanto più sue denunce in merito.
A meno chè la Dott.ssa Laganà fosse Responsabile del Personale solo sulla carta mentre le scelte, i pareri, i mandati e le firme le faceva qualcun altro, chi è responsabile di un Ufficio ne ha tutte le responsabilità, non solo la retribuzione.

Ha spergiurato per mesi che nella ASL di Locri fosse tutto normale, anche gli omicidi (giudicati dalla signora come “episodi sgradevoli” in una trasmissione della RAI) e che, nel ribadire che non aveva mai visto o sentito di infiltrazioni o mire della ‘ndrangheta nella Asl, affermava che non sapeva proprio perché la mafia avesse voluto uccidere suo marito (interviste televisive, sua propria voce!).

E’ arrivata la Commissione di Accesso alla ASL. Mentre i commissari stendevano la Relazione , sulla base della quale la Asl veniva commissariata per accertate infiltrazioni mafiose dal Governo e la cui prima parte veniva secretata dalla DDA (la seconda era e resta pubblica - quella che abbiamo pubblicato assieme a Democrazia e Legalità).

La Responsabile del Personale della Asl di Locri, si candidava alle elezioni politiche nelle fila della Margherita-DL e veniva eletta, in seconda battuta, dopo la morte dell’On. Zappia. Di lì cambiano un po’ le cose. La neo onorevole Laganà inizia a dichiarare che il marito combatteva la mafia e vi erano denunce su denunce che erano sparite. E’ un crescendo di accuse sulle omissioni e un moltiplicarsi di attacchi alla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio. La signora si spinge anche a chiedere alla Procura Nazionale Antimafia di commettere un atto illecito, ovvero di avocare a se l’indagine e toglierla così dalla DDA competente. Questa richiesta è respinta perché la legge permette solo un ruolo di coordinamento e di supporto da parte della Procura Nazionale Antimafia alle Direzioni Distrettuali. Inoltre le famose “denuncie” di Fortugno, ritrovate con servizi e contro-servizi televisivi in un armadio a Locri, erano in realtà una interrogazione fatta in Consiglio Regionale, peraltro pubblicata anche dai giornali, dove non si diceva nulla, neanche un nome, e trattava un solo un fatto personale relativo al ridimensionamento del proprio incarico di Primario.
Ed inoltre, il giudice Boemi, che (da alcuni degli articoli apparsi sulla stampa e nel web) risulta il titolare dell’indagine a carico della sig.ra Laganà, è da poco rientrato nella DDA di Reggio, anche a seguito dell’intervento di Piero Grasso, Procuratore Nazionale Antimafia, avverso alla proposta di nomina del giudice Giuseppe Lombardo (pm estraneo alla DDA che ha sequestrato e oscurato illegalmente la Relazione Basilone , nonchè figlio d’arte di Rocco ex Procuratore Capo di Locri sino al 2004, che non ha mai indagato sulla Asl di Locri e sulle ‘ndrine che in essa si erano radicate).

L’On. Laganà non ha mai detto pubblicamente o alla DDA, a quanto risulta, nulla su ciò che accadeva nella ASL della ‘ndrangheta. Non ha mai precisato perché la sua famiglia (ivi compreso Fortugno ed il padre, Avv. Mario Laganà, potente democristiano e per lunghi anni “capo indiscusso” di quella stessa Asl) parlavano, chiamavano e ricevevano chiamate da uomini della cosca Morabito-Palamara-Bruzzaniti, ed in particolare su utenze (fisse e mobili) di Pansera, compagno di latitanza di Giuseppe Morabito di cui è anche genero, avendone sposato la figlia, Giuseppina, collega di Franco Fortugno e Maria Grazia Laganà alla Asl di Locri.
Su tutto questo non risponde o, in riferimento alle intercettazioni della Procura di Milano trasmesse per competenza a quella calabrese, accenna a giustificazioni quali: li sentivamo per il “rinnovo dell’ordine dei medici”. Che fossero risaputamene medici quanto mafiosi latitanti, è un particolare che sfugge.

L’On. Laganà entra in Commissione Parlamentare Antimafia, ma ha continuato a tacere su quello che non poteva non conoscere: il suo ambiente di lavoro e le responsabilità che in esso ricopriva. Qualcuno si è posto il problema di vedere un Procuratore Nazionale Antimafia essere in imbarazzo nelle audizioni sulla ‘Ndrangheta davanti alla Commissione Parlamentare Antimafia. Forse ora si capisce perché.

L’On. Laganà è indagata dalla DDA di Reggio Calabria, la stessa che per competenza svolge le indagini sull’omicidio del marito e sulla Locride, per truffa aggravata ai danni dello Stato in merito ad appalti di forniture della Asl di Locri.

Certo, come Berlusconi, qualcuno potrebbe affermare che è una “giustizia ad orologeria” in quanto “quei giudici ce l’hanno con me perché lì ho criticati”. Ma Berlusconi non è notoriamente un uomo incline alla Giustizia ed alla Verità.

Sarebbe opportuno che l’On. Laganà decidesse una volta per tutte di aiutare a fare chiarezza, verità e giustizia, dicendo tutto, ma proprio tutto, quello che sa e che non può non sapere visto che Responsabile del Personale era Lei in quella Asl e quindi lei è corresponsabile nella gestione della stessa.

E’ quindi naturale pensare, che se vuole che si faccia chiarezza, verità e giustizia, debba rassegnare, quantomeno, le dimissioni immediate dalla Commissione Parlamentare Antimafia.
Sarebbe folle se i giudici della DDA o i reparti investigativi dovessero, alle loro audizioni, parlare anche delle indagini relative ad un componente, presente, della Commissione medesima. Un paradosso imbarazzante che, nell’interesse di tutti, è da evitare.


Sul sito della Casa della Legalità www.genovaweb.org e sul sito di Democrazia Legalità www.democrazialegalita.it gli speciali su questa storia.

l'Ufficio di Presidenza della Casa della Legalità
e la Redazione di Democrazia Legalità

 


NOTA: il giudice Boemi è il nuovo Coordinatore della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, che si aggiunge ai pm che hanno seguito le indagini, in quanto proveniente da altro incarico.

 

 

Tags: 'ndrangheta, locri, relazione, commissione parlamentare antimafia, casa della legalità, condizionamento, fortugno, laganà, asl 9, sanità, democrazia legalità, accesso, infitrazioni, conflitto di interessi

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