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Camorra, indagato il consigliere regionale Conte (Pd)

Operazione anticlan. La replica del politico: «Totalmente estraneo»
Camorra, indagato il consigliere regionale Conte (Pd): concorso «esterno» con i Misso
Avrebbe ottenuto l'appoggio della malavita per l'elezione del 2001
Sequestrati agli affiliati ben 39 immobili e una cappella cimiteriale

NAPOLI - Il consigliere regionale della Campania, Roberto Conte (Pd) ha ricevuto un'informazione di garanzia per concorso esterno in associazione mafiosa nell'ambito dell'inchiesta che portato oggi ai fermi di cinque presunti appartenenti al clan Misso attivo al Rione Sanità mentre una sesta persona è latitante. L'esponente politico - a cui sono stati perquisiti casa e ufficio - avrebbe ottenuto l'appoggio per la campagna elettorale nel 2000 in cambio di promesse di assunzioni e appalti a favore della camorra. L'avviso è stato firmato dal procuratore aggiunto Franco Roberti, coordinatore della Dda e dai pm Barbara Sargenti, Giuseppe Narducci, Sergio Amato e Paolo Itri.
Conte è consigliere regionale del Partito democrartico e fa parte dell'ufficio di presidenza del Consiglio regionale, di cui è segretario. Lo scorso dicvembre fu indagato in un'operazione che portò all'arresto di tredici persone, accusate di aver condizionato gare pubbliche indette dal comune di Napoli e dal Consiglio Regionale della Campania.

Le accuse. In particolare avrebbe stipulato «un patto illecito con Misso in forza del quale il sodalizio criminale offriva ampio sostengo, in termini economici, di mezzi e di persone impegnate per garantire l' elezione di Conte, esercitando la forza intimidatrice e la capacità di controllo del territorio. Ovvero anche versando denaro per indurre gli elettori ad esprimere la preferenza per il candidato». Conte a sua volta si sarebbe impegnato «dopo essere divenuto consigliere regionale a garantire l clan Misso ampi benefici economici consistenti, in particolare, nel controllo di gare per la costruzione di opere pubbliche e di gare per la fornitura di servizio presso strutture pubbliche».

La difesa del consigliere regionale è vibrante. «Viviamo in un momento difficile per il nostro Paese laddove non sfuggono evidenti e gravi conflitti tra poteri dello stato. È mio dovere , dunque, in ossequio a quel principio di responsabilità che dovrebbe caratterizzare ogni uomo politico affermare la mia già completa fiducia nel lavoro della magistratura». «Nella consapevolezza di essere completamente estraneo ai fatti per i quali si svolgono le indagini - aggiunge Conte - attendo sereno l'esito delle stesse che dimostreranno l'assoluta infondatezza delle accuse. Auspico, naturalmente, data la delicatezza del ruolo da me svolto una rapida definizione del procedimento in corso».

L'operazione anticamorra è condotta dai carabinieri e dai finanzieri dei comandi provinciali. I militari hanno eseguito sei ordinanze di custodia in carcere, nonchè il sequestro preventivo di beni per un valore complessivo di oltre 10 milioni di euro, consistenti in attività commerciali, quote di società operanti nella ristorazione, nei settori dell'oreficeria, del calzaturiero ed in quello immobiliare, nonchè in vari immobili ed in decine di veicoli. Un contributo alle indagini è stato offerto dallo stesso «storico» capoclan Giuseppe Misso, il quale negli ultimi tempi ha avviato una collaborazione con gli inquirenti.

Le rivelazioni riguardano, tra l'altro, anche la faida esplosa al Rione Sanità tra il 2005 e il 2006 tra l'organizzazione dei Misso e quella «scissionista» che fa capo a Salvatore Torino. I fermati sono Vincenzo Candurro, di 56 anni, Gennaro Palmieri, 60, Carmine Grosso, 43, Giovanni Penniello, 55, Nicola Sequino 39, e Salvatore Sequino, 34. Nell'inchiesta si fa riferimento anche all'omicidio di Mario Ferraiuolo, avvenuto a Napoli il 15 maggio 2001. L'ex affiliato del clan Misso fu ammazzato per aver accusato il boss Misso al processo per la strage del rapido 904 del 23 dicembre del 1984, accusa dalla quale Misso fu poi assolto dalla Cassazione. Per tale delitto è indicato come uno degli esecutori Carmine Grosso.

Tra i beni sequestrati vi sono 39 immobili e in particolare un appartamento di undici stanze a Largo Donnaregina a Napoli, residenza dei Misso, nonchè l'ex albergo Bassani in vico Duchessa, articolato su cinque livelli, un lussuoso appartamento di dodici vani in via Foria, una villetta a Casamicciola nell'isola d'Ischia, una cappella cimiteriale della famiglia Misso dal valore di 90 mila euro, il 50 per cento delle quote del ristorante «Il Delicato». Sequestrati anche 32 veicoli, tra cui auto di lusso e sei aziende e 15 quote di società.

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