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CAVIGLIA IERI, CAVIGLIA OGGI DA DETENUTO (ASSOLTO) A VICE SINDACO
Gli ex soci di Teardo occupano ancora posizioni di potere,
cariche pubbliche, si sono riciclati? I condannati no, tra gli assolti
(con motivazione diverse) la risposta è sì. Eppure poco o nulla, almeno su
certi metodi, è cambiato. Scriveva il giudice che motivò la sentenza, Vincenzo
Ferro (con i colleghi Fiumanò e Avolio): <La lottizzazione politica appare
certamente un sistema deprecabile se raffrontato con i principi della buona
amministrazione, in quanto tutt'altro che idoneo a garantire la collocazione
della "persona giusta" al "posto giusto". E' un sistema generalizzato su scala
nazionale>. Si da atto a Caviglia che pur "sponsorizzato" e con requisiti
precari per la presidenza della Camera di Commercio, <l'ente è rimasto
un'oasi unica dalla contaminazione che aveva pervaso ed inquinato la vita
amministrativa savonese>. Caviglia massone? <Non è reato...> Nel
complesso la fotocopia di un'attualissima realtà savonese dove la sinistra è al
potere, ma anche dove governa Forza Italia e "soci".
TANGENTI, I DANNI CHE LO STATO CHIESE A SETTE CONDANNATI
Pubblichiamo l'articolo scritto su "il Giornale" di domenica
14 maggio 1995. Ricostruisce la sentenza della Corte dei Conti che pretese un
risarcimento di un miliardo e 300 milioni. A cui bisogna aggiungere le spese
della giustizia penale, diverse decine di milioni, ma soprattutto le parcelle
legali (63 avvocati) che ammontarono a miliardi. In qualche caso ci furono,
infatti, quattro gradi di giudizio.
QUANDO TELETRILL A SUON DI MILIONI FACEVA DA MEGAFONO AL "CLAN"
Ricostruiamo uno dei capitoli meno noti del "sistema
Teardo". I cortigiani della carta stampa e dell'emittente locale. I segreti
scoperti nella valigetta del "capo". Il ruolo e le confessioni di Nanni Patrone
che era un esponente politico di Pietra Ligure. La tivù, sovvenzionata con le
tangenti, doveva trasferirsi da Ceriale in una villa delle Opere Sociali, a
Savona. La Corte
d'appello: <Su Teletrill non si è andati a fondo>.
<Quei 700 milioni dissequestrati con tre intestatari di massoni....>
Savona - Rimuovere, dimenticare, distruggere, isolare.
Oppure screditare il "nemico" con malignità e carognate. Praticando fino ai
nostri giorni l'ostracismo. Nella sesta puntata della "Teardo story",
zigzagando lungo il suo percorso, ci soffermiamo su alcuni personaggi che
ebbero un ruolo, anche di primo piano, nella vicenda iniziata ufficialmente il
4 novembre 1981.
Savona - "Trucioli Savonesi" prosegue il
racconto su cosa accadde prima, dopo, e durante quei giorni di fuoco e
di clamore a livello nazionale. Forse è utile ribadire quanto scritto
(vedi...) nell'introduzione della prima puntata. Per quale ragione
abbiamo deciso di "riaprire" i faldoni dell'archivio giornalistico. Una
scelta rivolta soprattutto alle giovani generazioni. Metterli in
condizioni di conoscere, sapere, farsi un'idea per giudicare una fase
"storica" della vita politico-sociale della nostra provincia e regione.
Tra le piaghe della nostra Italia c'è anche la diffusa disinformazione.
Non solo, cercheremo di svelare, come abbiamo scritto nella puntata
iniziale, tre misteri in attesa di risposta.
QUANDO LA
FABBRICA DELLE TANGENTI FECE AUTOGOL. PER DEMERITO DI CHI ?
Per la prima volta, dall'esordio della Teardo story,
ricostruiamo i giorni, mai raccontati, che precedettero l'esposto-pilota
dell'inchiesta che l'ex presidente della Regione Liguria definì "Una sporca
storia e io ho pagato per tutti", dichiarandosi vittima di una macchinazione
(intervista al settimanale Oggi del 26 agosto 1985). Tutto ebbe origine da un
articolo di Paese Sera, ripreso da Enzo Biagi su Repubblica. Seguirono un
intervento di Adriano Sansa sul Secolo XIX e sullo stesso giornale "lettera
aperta" a Teardo dell'avvocato Carlo Trivelloni. Con sei micidiali domande,
soprattutto sulle ricchezze accumulate da Teardo. Infine l'esposto-denuncia a
firma di Renzo Bailini. Ultimo anello di una catena che, senza essere
preordinata, riuscì a dare l'assalto ad una fortezza a lungo inespugnabile.
Protetta dalle istituzioni locali, ma "scaricata" dal presidente della
Repubblica, Pertini. E grazie anche al ruolo, mai svelato, di un giudice
galantuomo.... I deliranti comunicati del Psi di Savona e Imperia.
PERSONAGGI MAI
RACCONTATI DI "MANI PULITE" A SAVONA
In questo secondo capitolo leggerete di Gad Lerner, già
direttore del telegiornale di Rai Uno, oggi leader del piccolo schermo in
Italia. Tommaso Giglio, direttore del Secolo XIX quando prese avvio
l'inchiesta, tra processi per diffamazione ed insidie. Ernesto Monterverde lo
storico difensore del Decimono che scrisse una dura raccomandata all'editore e
alla redazione. Camillo Arcuri, caporedattore all'epoca della "bomba Teardo".
Renzo Bailini, il teste chiave d'accusa (nella fase iniziale) con retroscena
inediti su chi aveva tentato di fargli confessare, dietro ricompensa, i nomi
degli informatori-traditori. Cronaca delle udienze, sotto i riflettori, del processo
promosso da Teardo e Capello contro Il Secolo XIX e Luciano Corrado messi sotto
pressione da "personaggi oscuri". Il ruolo determinante e decisivo di un
giudice istruttore, Francantonio Granero, che diversamente dal collega Michele
Del Gaudio rilasciò pochissime interviste e non lasciò la toga. Nei suoi
confronti Savona ha scelto l'oblio. Meritava ben altro per aver fatto fino in
fondo il suo dovere di servitore dello Stato?