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Quel "bollo" che ancora mancava

Facendo il punto della situazione rispetto alla visita della Commissione Antimafia a Imperia nel luglio 2014 si può dire che la situazione ligure resta allarmante parlando di infiltrazioni della criminalità organizzata di stampo mafioso nel Nord Italia, al pari delle situazioni in Piemonte e Lombardia.
Considero già un grandissimo risultato le sentenze del processo "La Svolta", perché per decenni si è parlato di mafie in Liguria come di un dato acclarato dal punto di vista sociologico, ma non giudiziario. Mi spiego, che ci fossero consuetudini e comportamenti paramafiosi o comunque riconducibili a un certo caratteristico modus agendi era ed è sotto gli occhi di tutti, ma mancava quella certificazione, quel dato incontrovertibile sancito appunto dalla magistratura.
In commissione antimafia continuiamo il lavoro d'indagine e approfondimento ma la mia più grande preoccupazione resta la capacità di riconoscere questi terribili fenomeni presso la popolazione. Nelle scuole si fa moltissimo e le associazioni, tra cui Libera, svolgono numerosi progetti incentrati sul riconoscimento di comportamenti mafiosi, ma la tendenza a minimizzare, banalizzare quando non si arriva alla schietta negazione, sono diffusissimi tra la popolazione adulta.

Ancora oggi c'è timore a parlare di quanto accaduto a Ponente, le opinioni, nonostante la sentenza di cui sopra, sono divergenti. C'è chi ancora oggi si trincera dietro un "parlarne danneggia il turismo", senza contare che senza legalità non ci sono investimenti, ma soprattutto riducendo il fenomeno mafioso a un qualcosa di lontano, estraneo e folkloristico.
Oppure, e forse questo è ancora peggio, si concepisce l'essere contro le mafie come un'iniziativa estemporanea che dura l'arco della giornata, tornando a non rendersi conto di quanto ci accade intorno.
A livello nazionale l'Anac e il nuovo Codice Appalti sono strumenti validi per la prevenzione delle infiltrazioni e della corruzione, ma senza un massiccio investimento culturale, in termini di cultura della legalità, il futuro del nostro Paese non può essere migliore.
E con cultura della legalità intendo il rispetto della legge e il principio di garantismo: non si vogliono fare processi sui media, ma si vuole fare chiarezza in modo laico nell'interesse della collettività.
Pochi giorni fa è stato commissariato il Comune di Lavagna, è la prima volta che accade nel Levante, spero che sia occasione per un'indagine ulteriormente approfondita su quanto accadeva all'interno di quella amministrazione comunale, se poi si acclara che non c'è stata infiltrazione, sinceramente, ne sarei più che sollevata.
E infine concludo con un argomento spinoso, ossia le norme che regolano i partiti, perchè mi pare che sia chiaro che solo con i cosiddetti "corpi intermedi" si può intervenire nella formazione delle liste, ma solo se questi si dotano tutti di rigorosi statuti e codici etici, a differenza delle liste civiche. Ne consegue che noi aderenti e dirigenti di partito abbiamo grandi responsabilità in merito, e dobbiamo lavorare perché le norme a livello nazionale siano più stringenti e limitino fenomeni come l'inquinamento del voto.

 

 

Tags: Liguria, mafie, donatella albano, voti, repubblica, blog mafie, attilio bolzoni

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