La Casa della Legalità - Onlus è un'associazione nazionale di volontariato, indipendente ed opera senza finanziamenti pubblici o sponsor

seguici e interagisci suFACEBOOK TWITTER  YOUTUBE

CASA DELLA LEGALITA' E DELLA CULTURA - Onlus
Osservatorio sulla criminalità e le mafie | Osservatorio sui reati ambientali | Osservatorio su trasparenza e correttezza della P.A.

La Liguria al voto, tra indagati, ombre e spregiudicatezza. Chi gongola sono solo i controllori dei “pacchetti di voti”

Cerchiamo di ricostruire il contesto ligure, partendo da alcune considerazioni sulla nota lista degli "impresentabili", e senza portare nulla che possa - come nostra abitudine - in qualche modo compromettere inchieste in corso.

Passeremo qui in rassegna, territorio per territorio, i casi ed i fatti principali che riguardando situazioni di preoccupante spregiudicatezza, così come le ombre e le contiguità cristallizzate. Lo si fa in modo assolutamente "laico", guardando a 360 gradi e riportando tutto ciò che è utile per far comprendere il quadro complessivo di una panorama politico regionale che trasversalmente pare piegarsi su logiche perverse anziché putare ad un cambiamento...

Partiamo da un osservazione sulla nota (e misteriosa) Lista degli “impresentabili” della Commissione Parlamentare Antimafia: a parte la contraddizione del termine (“impresentabili” non si adatta a chi è stato formalmente candidato ed è pure eleggibile, secondo le norme vigenti), la questione sta tutta sui criteri particolari (e sconti) che vengono adottati per stendere questa “lista”.

Infatti, ad esempio, per giurisprudenza consolidata alcuni reati specifici contro la Pubblica Amministrazione sono ormai considerati “reati sentinella” di contiguità con la criminalità organizzata. Questi reati non sono però considerati dalla Commissione. Inoltre vi è una questione ancor più preliminare: non tutti i soggetti sottoposti ad indagini, soprattutto se indagini riguardanti l'associazione mafiosa ed il concorso esterno o voto di scambio, sono noti. Vi è una ampia fase di indagine che resta coperta dall'assoluta riservatezza e, quindi, chi è sottoposto a tali indagini non lo sa e non lo deve sapere, tantomeno quei nomi sono e possono divenire di dominio pubblico.

Quindi, alla fine, per definire i cosiddetti “impresentabili”, la Commissione Parlamentare si limita, stante quel criterio, solo agli “indagati noti” facendo automaticamente uno “sconto” a quelli che non risultano pubbicamente perchè non possono risultare a terzi se non al Pm titolare dell'indagine ed alla Polizia Giudiziaria / Reparti delegati all'indagine. Già questo ci indica, quindi, che quella “lista” della Commissione, che considera solo alcuni particolari reati (escludendone, come visto, altri ben gravi ed indicativi), siano essi semplicemente contestati (con indagini o procedimenti in corso) o accertati (con sentenze), è una lista parziale che offre semplicemente un indicazione di massima sul fatto che qualche problema c'è nelle liste, ma in modo assolutamente incompleto ed appunto parziale.

L'unica valutazione possibile ed utile, per andare oltre ai limiti dei criteri adottati dalla Commissione, sarebbe quello di valutare (indipendentemente se oggetto di azione penale) il contesto dei candidati. Le frequentazioni, le contiguità e le cointeressenze che i candidati hanno con soggetti legati alla criminalità organizzata di stampo mafioso, così come a criminalità d'altro genere (reati finanziari, reati contro la pubblica amministrazione), ovvero ciò che la Commissione non ha fatto! Qualcuno dirà: ma allora la Commissione dovrebbe effettuare un'indagine vera e propria sui candidati, uno screening su ogni singolo candidato? La risposta è: sì. La Commissione dovrebbe farlo, utilizzando i poteri d'inchiesta che gli sono attribuiti, assumendosi la responsabilità di questo lavoro (senza “nascondersi” dietro a quanto già accertato dalla Magistratura, con inchieste giunte alla fase che le hanno portate ad essere di pubblico, con procedimenti in corso o con Sentenze).

Inoltre – come già avvenne nella precedente “lista degli imprensentabili” prodotta dalla Commissione Parlamentare Antimafia in occasione delle Regionali del 2010 – il lavoro della Commissione è di fatto un opera prodotta da quegli stessi partiti/movimenti che presentano le liste sotto esame. Allora come oggi vi sono stati gli “sconti”. Allora c'era il candidato alle regionali inserito nella lista che protestava vibramente e chiedeva al proprio partito di riferimento di intervenire ed ecco fatto: quel nominativo spariva dalla lista finale. Ai giorni nostri, se avevano annunciato 3 candidati impresentabili nelle Liste candidate in Liguria, questi 3 nominativi sono evaporati, svanendo.

Per un lavoro serio e credibile, inattaccabile dal punto di vista delle valutazioni compiute, che appaia indipendente oltre all'esserlo, la Commissione deve limitarsi a quattro compiti: stabilire criteri seri; delegate a Prefetture e Reparti lo screening dei candidati (screening che si fa per le imprese che devono accedere agli appalti pubblici ma non sui candidati a gestire la cosa pubblica); far stendere a tre magistrati appositamente incaricati una relazione conclusiva che racchiuda le “informative” sui singoli candidati raccolte; rendere pubblica, come Atto della Commissione, senza sindacare nemmeno una virgola - e quindi senza possibilità di “sconto” ad alcuno –, quella Relazione con relativa lista.

Ormai comunque è fatta, quindi andiamo oltre e veniamo alla Liguria.

In Liguria dai tempi di Alberto TEARDO, che spalancò le porte della politica alla 'ndrangheta, il voto è condizionato pesantemente e ininterrottamente dalle articolazioni della criminalità organizzata di stampo mafioso ('ndrangheta e Cosa Nostra), come anche da settori della massoneria.

Il condizionamento mafioso lo abbiamo più volte denunciato ed anche pubblicato documentando ogni circostanza citata. Sono molteplici le inchieste giudiziarie che hanno messo in evidenza questo condizionamento dopo l'inchiesta TEARDO, da “LIGURIA 2000" a “PANDORA”, da “MAGLIO 3” a “LA SVOLTA”, passando da diverse inchieste su singoli segmenti della criminalità organizzata, da ponente a levante della Regione.

Un panorama che è stato colpevolmente ignorato e su cui la politicatutta, trasversalmentenon ha voluto adottare alcun tipo di anticorpi. Ed è stato così che le elezioni amministrative (regionali comprese) hanno visto l'influenza della criminalità organizzata di stampo mafioso per determinare i risultati di elezioni e composizioni di Amministrazioni utili al perseguimento degli interessi e progetti dei sodalizi mafiosi. Basta scorrere l'archivio storico della Casa della Legalità per trovare quanto documentato in questi anni, corredato – spesso – anche da foto che testimoniano le contiguità e connivenze, oltre che da Atti Giudiziari.

I voti non puzzano secondo la politica che conosciamo oggi. Non puzzano per nessuno, alla luce di ciò che è stato messo in evidenza dalla competizione elettorale delle Regionali 2015 in Liguria.

Il controllo di “pacchetti di voti”, come strumento di affermazione elettorale, parallelo alla compromissione, è il vero e nevralgico punto anche di queste nuove elezioni. Un sistema in cui i politici vanno a carcare questi pacchetti di voti andando a bussare alla porta dei capibastone... Un sistema che quindi alimenta non soltanto l'esito elettorale ma che poi condiziona i comportamenti degli eletti con quegli appoggi indecenti nelle Amministrazioni pubbliche. Infatti quando si stringe un patto con le organizzazioni mafiose per avere i loro "pacchetti di voti" si accettano le condizioni di quel patto... e la prima condizione è che quel patto va rispettato e non può essere rotto. Ecco, allora, che si innesca un meccanismo di ricatto sulla politica compromessa che permette alla criminalità organizzata di acquisire un potere sempre più profondo e netto sulle scelte di gestione della cosa pubblica.


Partiamo dall'imperiese...


Il 23 maggio 2015 SCAJOLA Claudio (imputato a Reggio Calabria per aver favorito la latitanza di MATACENA condannato in via definitiva per concorso esterno, e reato per cui lo stesso SCAJOLA è indagato dalla DDA di Reggio Calabria) ha dichiarato al Corriere della Sera: «Nel 2013, in mia assenza, sono stati fatti fuori quelli che avevano il consenso. Così oggi ci sono pacchetti di voti in libera uscita» (vedi qui). Ora, al di là degli Atti già pesanti dell'inchiesta “BREAKFAST” di Reggio Calabria, sono proprio le inchieste liguri (e non solo) che hanno messo in evidenza, punto dopo punto, passaggio dopo passaggio, che la rete di potere di SCAJOLA si reggeva su politici che avevano dirette e conclamate contiguità e connivenze con la 'ndrangheta. Su tutti uno dei casi più eclatanti è stato evidenziato, oltre alle indagini su Ventimiglia e Bordighera, da quanto emerso nell'inchiesta “LA SVOLTA” dove, intercettato, il capo-locale della 'ndrangheta dell'estremo ponente ligure, MARCIANO' Giuseppe detto Peppino, raccontava di come presentò a SCAJOLA, al fine che fosse promosso politicamente, il “ragazzo d'oro” BIASI Armando, che non a caso divenne sindaco di Vallecrosia, cittadina di residenza del MARCIANO'.

E' quindi SCAJOLA che indica nel momento di sua “caduta” dai vertici della politica in Liguria che definivano promozione o disgrazia altrui, e di caduta della sua rete di potere nell'estremo ponente per le diverse inchieste che hanno fatto emergere le cointeressenze con la 'ndrangheta (quelle sui Comuni ma anche quella sul Porto di Imperia), l'esistenza di “pacchetti di voti in libera uscita”, in quanto altri, a differenza sua e dei suoi fedeli uomini, non sono stati in grado di acquisirli.

Ed allora che cosa fa SCAJOLA in questa campagna elettorale? E' ancora una volta un “tassello” centrale per la definizione degli equilibri politici (non solo nell'estremo ponente e non solo nel centrodestra). Ha già chiamato a raccolta i suoi uomini fedeli, nella sua villa Ninina, per raccogliere voti a favore del nipote SCAJOLA Marco (foto a lato). Tra gli invitati anche quel RODA' Giovanni detto “Gianni” che nato a Melito Porto Salvo fu per lungo tempo uomo di primo piano della politica nell'imperiese oltre che già anche condannato per le vicende legate al Casinò di Sanremo. Il consigliere regionale uscente del PDL, ora ricandidato con FORZA ITALIA che appoggia TOTI, SCAJOLA Marco, ha forse rifiutato l'appoggio di suo zio imputato e indagato per reati gravissimi? Certo che no! Il sostegno di SCAJOLA Claudio è apprezzato e ricercato, perché con quei “pacchetti di voti” può significare il raggiungimento del successo elettorale. In fondo proprio SCAJOLA Marco fu uno di quelli in prima fila nella mobilitazione contro le inchieste giudiziarie sul costruendo Porto di Imperia, “figlio” della volontà e regia di SCAJOLA Claudio, dove la 'ndrangheta era di fatto il vero asse portante della costruzione.

Comunque sia il giovane SCAJOLA Marco è anche appoggiato dal vice-sindaco di Camporosso (Comune d'omertà), MORABITO Maurizio, conosciuto come mister-preferenza, legatissimo ai frontalieri, nonché nipote del noto Ambasciatore MORABITO Antonio (l'ambasciatore italiano, sino a qualche mese fa, nel Principato di Monaco... quell'ambasciatore salito alla ribalta per la nota vicenda SCAJOLA-MATACENA-RIZZO).

E per competere con SCAJOLA Marco e garantirsi, in FORZA ITALIA, l'elezione in Consiglio Regionale nella circoscrizione imperiese, vi è BISTOLFI Filippo (in foto con TOTI). Questi secondo le voci che circolano nell'estremo ponente avrebbe chiesto il sostegno elettorale di MOIO Vincenzo detto Enzo(indicato nelle inchieste del ROS sulla 'ndrangheta come “affiliato” - vedi qui), già vice-sindaco (centrodestra) di SCULLINO Gaetano a Ventimiglia, e già anche candidato in Provincia nel 2010 (vedi qui)con la lista “MARCO BERTAINA” (centrosinistra), capeggiata da BERTAINA Marco di Camporosso, politico “gradito” ai MARCIANO'. Nella stessa lista di BERTAINA con MOIO anche la candidatura di CASTELLANA Ettore (altro soggetto legato strettamente al MARCIANO' Giuseppe e considerato a pieno titolo partecipe del sodalizio 'ndranghetista). La giovane figlia di MOIO venne invece candidata, sempre nel 2010, nella lista dei “pensionati” nella coalizione di BURLANDO (centrosinistra) per le regionali nella circoscrizione di Genova, provocando una vera e propria spaccatura nella 'ndrangheta genovese che aveva già stretto un patto, per volontà diretta del capo-locale GANGEMI con l'allora candidato del PDL PRATICO' Aldo.

E nell'estremo ponente i signori che non sentono il puzzo dei voti non sono certamente limitati al centrodestra, anzi...


Veniamo a
DONZELLA Massimo che proviene dall'UDC di quel potente MONTELEONE Rosario già in rapporti sia con esponenti di Cosa Nostra sia con quelli della 'ndrangheta (se nel 2005 ebbe il supporto elettorale degli 'ndranghetisti per le elezioni regionali – come è emerso nelle inchieste CRIMINE e MAGLIO 3 –, e se era in contatto diretto e indiretto con i MAMONE come emerso nell'inchiesta PANDORA, nel 2010, dopo il tentativo di fare un “armistizio” con il capo-locale della 'ndrangheta a Genova, GANGEMI Domenico, andò a celebrare la vittoria della sua rielezione nel ristorante del boss di Cosa Nostra CALVO Giovanni detto Gianni).

Alle elezioni regionali del 2015 il DONZELLA è candidato nel PD e porta in dote l'essere uno degli indagati per peculato e falso ideologico nell'ambito dell'inchiesta sulle c.d. “spese pazze” della Regione Liguria.

Il DONZELLA Massimo vede come principali promoter della sua campagna elettorale il gruppo di quel BIASI di Vallecrosia strettamente legato, come abbiamo visto, allo storico capo-locale della 'ndrangheta MARCIANO' Giuseppe. Infatti per DONZELLA del PD è l'uomo forte della propria campagna elettorale è QUESADA Cristian (legatissimo al BIASI Armando che impedì l'arrivo della Commissione d'Accesso al Comune di Vallecrosia con le sue dimissioni - vedi qui) con il suo gruppo (ovvero quelli del gruppo BIASI). E QUESADA Cristian, della lista comunale degli uomini del “ragazzo d'oro” di MARCIANO', non è arrivato da poco in questa competizione elettorale. Infatti era già responsabile del Comitato Elettorale della PAITA di Vallecrosia per le Primarie (inquinate) del PD tenutesi nel gennaio scorso e di cui abbiamo ampiamente parlato (vedi qui).

Non è un caso che prima ancora dell'inizio della campagna elettorale formale e prima del deposito delle liste dei candidati, il 20 aprile, al tavolo di un bar vuoto, sul lungomare di Vallecrosia, il DONZELLA veniva rassicurato: non ci pensare, ci pensa Rodolfo”...

E da quel che si dice il DONZELLA non avrà problemi a fare un pieno di preferenze tra Ventimiglia, Vallecrosia e Bordighera ed oltre.

Nell'ambito del centrosinistra troviamo poi ARGIRO' Giuseppe, candidato della lista “LIGURI CON PAITA”, nella foto accanto agli Amministratori di Diano Marina CHIAPPORI, BREGOLIN, ZA GARIBALDI.

ARGIRO' (posto alla guida di AREA 24 SPA da BURLANDO ma con gradimento di SCAJOLA) per promuoversi al meglio in questa campagna elettorale non si è garantito solo l'appoggio dell'ex promessa di SCAJOLA e già Sindaco di Sanremo, ZOCCARATO Maurizio (le cui attività commerciali sono state bersaglio, negli ultimi mesi di due attentati), ma ha promosso anche un bel tour - con fotografi - al seguito a Diano Marina con gli esponenti dell'Amministrazione comunale guidata dal CHIAPPORI Giacomo (LEGA NORD)e della grande influenza del SURACE Domenico.

Per ARGIRO' va tutto bene, non deve aver notato che in Comune a Diano Marina c'è una Commissione d'Accesso inviata dal Prefetto di Imperia per verificare se le infiltrazioni ed i condizionamenti della 'ndrangheta (inizialmente denunciati dalla Casa della Legalità e riscontrati dall'inchiesta della Polizia di Stato) conducano alla necessità di scioglimento e commissariamento anche di questo Comune (tutta la storia è in questo dossier). Per ARGIRO' va anche tutto bene nonostante quell'Amministrazione Comunale con cui si è accompagnato per tour e passerella (in piena campagna elettorale) sia oggetto di una richiesta di rinvio a giudizio della Procura di Imperia (a seguito della trasmissione degli Atti da parte della DDA) per “voto di scambio” tra l'attuale Sindaco CHIAPPORI, i due assessori BREGOLIN e ZA GARIBALDI, l'ex assessore MANITTA, il dominus SURACE Domenico, il SURACE Giovanni (padre di Domenico) e SCIGLITANO Giovanni.



Restando alla lista “LIGURI CON PAITA” troviamo poi CASCINO Gabriele (nella foto di campagna elettorale con PAITA e BURLANDO).

Questi proviene dall'Italia di Valori– Lista Di Pietro (quella travolta dalle inchieste ed arresti proprio in Consiglio e Giunta regionale in Liguria per peculato ed altro e nel 2010 avevamo documentato vedeva come candidata alle regionali anche la DAMONTE con l'appoggio elettorale del boss della 'ndrangheta GARCEA Onofrio).

CASCINO Gabriele è l'attuale assessore all'urbanistica della Giunta di BURLANDO e promotore del piano per cementificare-edificare anche le serre (visto che di cemento in Liguria ne è colato poco, sic)... Serre che in quel territorio imperiese sono ovunque ed la colata di cemento fa quindi gola a tanti...

CASCINO, calabrese d'origine, indica la sua terra in Arma di Taggia ed ha casa nella vicina Castellaro. Insomma quei Comuni piegati dalla presenza della cava-discarica di ROCCA CROAIRE”, gestita in piena illegalità e “paradiso” della 'ndrangheta (lì ci andavano e si ritrovavano, per conferimenti - d'ogni natura - ma anche per truffe, gli SGRO' come i PELLEGRINO, così come ci salivano pure i FOTIA ed il CHIARO Vincenzo uomo legato ai FAZZARI-GULLACE e con cointeressenze con il noto imprenditore NUCERA Andrea ora latitante negli Emirati Arabi). Un dettaglio “sfuggito” a CASCINO...

CASCINO punta alla rielezione con i voti tra Sanremo ed il territorio di Arma di Taggia (che è anche la storia roccaforte dei MAFODDA dai tempi di TEARDO grandi esecutori del condizionamento del voto) e limitrofi...
Si dice abbia l'appoggio deciso delle
famiglie dei “balneari”, ma se la deve vedere con un altro candidato di Arma di Taggia, MANNI Mario... Ma forse CASCINO ha già avuto garanzie di assessorato, visto che il grande “regista” del PD Ligure, BURLANDO Claudio, si è recato nell'estremo ponente proprio per appoggiare il suo uomo che potrebbe divenire assessore esterno nella futura giunta regionale anche se non dovesse prevalere con le preferenze, utili ad altri per conquistarsi un posto in Consiglio.

 

Siamo sempre nell'ambito del centrosinistra ma dobbiamo spostarci nella lista “LIGURIA CAMBIA”, altra lista civica voluta dalla PAITA. Qui, all'ultimo, prima della presentazione della lista è comparsa la candidatura di MANNI Mario, attuale assessore all'urbanistica del Comune di Taggia. La candidatura di MANNI – che sta creando fermento in queste ultime giornate di campagna elettorale a Taggia – è spuntata quando la Casa della Legalità ha evidenziato la questione MAFODDA-M5S-COMANDINI...

MANNI, imparentato alla famiglia dei NIGRO strettamente legata ai MAFODDA, non è certamente nuovo alla politica, eletto nel 1997 con l'ex Sindaco di Taggia BARLA Lorenzo (sostituito nelle sue funzioni dal vicesindaco e assessore all'urbanistica ALBANESE Mauro Salvatore - legato ai MAFODDA e sostenuto apertemente nelle elezioni 2012 da MAFODDA Carmine e dai NIGRO - in attesa dell'arrivo del Commissario prefettizio) che finì arrestato nell'ambito di un'inchiesta per tangenti che coinvolgeva anche BIANCHI Giuseppe, uomo estremamente potente nella zona di Taggia. MANNI, con la soppressione dell'assessorato all'Ambiente creando un nuovo gruppo passò subito all'opposizione.

MANNI, tassello nevralgico della Giunta GENDUSO di Taggia, come CASCINO (e come tutti gli amministratori pubblici tra Taggia e Castellaro, Provincia e Regione), non ha mai sentito il puzzo di illegalità di “ROCCA CROAIRE”, visto l'immobilismo sulla "bazzecola"...

 

E veniamo quindi a COMANDINI Daniele, candidato del M5S, “fiero” del forte legame al MAFODDA Carmine, esponente della già citata e nota famiglia MAFODDA, ovvero – come abbiamo documentato ampiamente (vedi qui lo speciale) – famiglia di 'ndrangheta. Non ci sono questioni di omonimia (è proprio quella famiglia e MAFODDA Carmine è figlio di quel MAFODDA Palmiro indicato in “MAGLIO 3” come esponente di spicco della cosca). Non vi è stata nemmeno mai una dissociazione da quella famiglia da parte di MAFODDA Carmine che non ha ripudiato suo padre e non ha tagliato le relazioni ed i rapporti con i familiari. Nonostante questo il M5S lo ha accolto tra i fondatori a Taggia. A fianco di COMANDINI Daniele e CERUTTI Alberto ha fondato il meetup del M5S di Taggia e dintorni, ed è stato in prima linea nelle campagne elettorali delle politiche e delle europee per il M5S che qui, nella zona storica di influenza della famiglia MAFODDA, ha incassato percentuali largamente più alte – come abbiamo documentato ancora una volta – dell'intera provincia imperiese e delle altre province liguri dove il M5S era presente ed attivo da anni. Un'anomalia che è quella che ha spinto il M5S a difendere il rapporto con MAFODDA, prima con il silenzio, poi con difese improbabili (che hanno spinto la SALVATORE Alice candidata alla presidenza della Regione a paragonarlo a Peppino Impastato) e poi con il grande bluff delle “dimissioni” di COMANDINI da candidato.

Di tutto questo abbiamo già documentato sino alla virgola (vedi qui), passo per passo, a partire dal 20 aprile, ovvero ben prima che venissero presentate le liste. Il M5S, tra l'altro, sapeva della “bazzecola” perché già sollevata a gennaio dall'interno, ovvero dal M5S di Imperia che denunciava un uso “mafioso” delle preferenze nella selezione dei candidati alle regionali in cui aveva prevalso COMANDINI.

Nonostante la questione fosse chiara, cristallina, nella sua pesantezza, la SALVATORE con il M5S hanno voluto tirare dritto ed affermava che quel gruppo di COMANDINI e MAFODDA aveva combattuto le “ECOMAFIE”, quando invece con l'operazione “COLLETTE OZOTTO” hanno solo deviato l'attenzione su un lotto di discarica in programmazione (non ancora realizzato), così che la cava-discarica di “ROCCA CROAIRE” potesse operare lontano dai riflettori, nella permanente illegalità da buon “paradiso” della 'ndrangheta. Infatti mai un'iniziativa del M5S di quella zona sulla 'ndrangheta, mai una denuncia, mai nemmeno una parola sui reati ambientali perpetuati dalla 'ndrangheta... nulla sui PELLEGRINO, sugli SGRO, così come in generale su, ad esempio, MARCIANO' e PALAMARA.

Quando il caso esplode la scelta è tra i voti pesanti che hanno fatto arrivare il M5S in quella zona al 40% o rompere con quel legame MAFODDA-M5S-COMANDINI. Ed ecco il colpo di tearto. La SALVATORE annuncia su La7, alla trasmissione “L'Aria che Tira”, il “ritiro” di COMANDINI per cancellare ogni possibile ombra. Arriva l'On. Roberto FICO a Genova e conferma il “ritiro” della candidatura di COMANDINI. E poi altri parlamentari del M5S confermano e portano ad esempio il “ritiro” di COMANDINI... peccato che COMANDINI Daniele non si sia mai ritirato da candidato e che anzi il 23 maggio abbia annunciato: “rimango candidato a pieno titolo”. A pochi giorni dal voto, COMANDINI posta sulla sua bacheca facebook, come pro memoria, una bella foto di e con MAFODDA.

Il 15 maggio 2015, al M5S Ligure ed alla SALVATORE Alice, alla luce di questa vicenda (e, come vedremo, anche di elementi relativi al savonese) abbiamo chiesto:

"una netta dichiarazione da parte dell'Alice SALVATORE e dei candidati del M5S con cui evidenzino una netta presa di distanze dagli esponenti della famiglia di 'ndrangheta dei MAFODDA e collegate di cui è esponente - perché mai l'ha ripudiata - quel MAFODDA Carmine ... che è attivista del M5S, tra fondatori e responsabili del Meetup del M5S Arma di Taggia e dintorni, cioè quei territori dove ... nelle elezioni politiche ed europee il M5S ha conquistato percentuali ben superiori a quelle ottenute altrove, sia imperiese che nelle altre province. Una dichiarazione di rigetto netto e totale dei voti da parte delle altre famiglie 'ndranghetiste e mafiose dell'imperiese e delle altre province liguri, è opportuna da parte del M5S (ma non solo)".

Non è giunta alcuna risposta. Non c'è stata nessuna dichiarazione di questo tipo. Forse era chiedere troppo anche al M5S!


Poi nell'imperiese, come anche nel resto della regione Liguria, è anche forte la presenza di candidati iscritti a Logge Massoniche e/o appoggiati dalla rete massonica...


Spostiamoci nel savonese...


Qui troviamo un candidato di
FORZA ITALIA, tra i più fedeli uomini di BERLUSCONI e SCAJOLA, MELGRATI Marco. Più volte posto sotto le attenzioni della Procura di Savona è soprattutto finito citato negli atti dell'inchiesta “BREAKFAST” per quel suo attacco alla Casa della Legalità ad Imperia, durante la manifestazione in difesa di SCAJOLA Claudio. MELGRATI urlò che quelli della Casa della Legalità sono “infami” e “squallidi”, aggiungendo che “la mafia qui non esiste”.

E' lo stesso MELGRATI che nel 2010 venne indicato dal vicepresidente della Commissione parlamentare Antimafia tra gli “imprensentabili” ma che poi, a seguito delle sue proteste, venne eliminato dalla lista...

Lo stesso MELGRATI che si è pubblicamente detto “fiero” ed anche onorato dell'amicizia con due esponenti (ORLANDO Roberto e FAZZARI Rita) della nota famiglia FAZZARI-GULLACE, facente capo prima al boss FAZZARI Francesco e poi al GULLACE Carmelo. Allo stesso modo si disse anche orgoglioso dell'amicizia con NUCERA Andrea anche quando questi è divenuto a tutti gli effetti un latitante.

Ad Alassio, da Sindaco, chiamò ad operare come Segretario Generale del Comune quel STRANGI Giuseppe detto “Pino” che era Direttore Generale e Segretario Generale di quel Comune di Gioia Tauro sciolto perché dépandance della cosca dei PIROMALLI. STRANGI una volta giunto in Liguria sviluppò i propri rapporti direttamente con i MARCIANO' dell'estremo ponente, legati proprio ai PIROMALLI. MARCIANO' Giuseppe, il vecchio capo-locale, lo indicava come “amico” salito “per aiutare”...

Sempre nel savonese, dove il PDL anni fa contava tra i propri iscritti esponenti della famiglia capeggiata da PRONESTI' Rocco detto u lupu e della collegata e dominante famiglia GULLACE-FAZZARI, il MELGRATI deve vedersela con VACCAREZZA Angelo, ex Sindaco di Loano e poi Presidente della Provincia di Savona.

Tra i più forti sostenitori del Porto turistico di Loano (del LIGRESTI.. ma pure dei forti interessi del boss FAMELI Antonio) è stato quel sindaco della Loano che il FAMELI aveva piegato a suo “regno” e poteva fare ed ottenere ciò che voleva. Tra le concessioni edilizie rilasciate dal Comune anche quella alla CI.SA. SRL dei noti SCIGLITANO legati strettamente al GULLACE.

Da Presidente della Provincia davanti alle mobilitazioni di piazza dei FOTIA contro l'interdittiva antimafia decise di non costituirsi davanti al TAR, così da NON opporsi alla richiesta di annullamento presentata dai FOTIA.

VACCAREZZA ha promosso come suoi assessori, nella sua passata amministrazione della Provincia, il potente massone MARSON Paolo, ed anche l'uomo forte e fedelissimo di SCAJOLA, il commercialista MONTALDO Silvano (anche coinvolto nell'inchiesta sul Porto di Imperia).

 

E se il territorio del savonese è stato quello che, con l'inquinamento pesantissimo delle Primarie (vedi qui), ha contribuito in modo determinante a far selezionare la PAITA come candidata del centrosinistra, non potevano mancare indecenze anche qui...


Epicentro è
Albenga. Come Casa della Legalità se documentammo l'opera della Giunta di centrodestra guidata dalla leghista GUARNIERI Rosy per permettere ai FAZZARI-GULLACE di concretizzare il progetto di una nuova discarica a Campochiesa (progetto partito con l'Amministrazione precedente di centrosinistra guidata da TABO' Antonello e con in maggioranza il consigliere ACCAME Fabrizio legato al GULLACE Carmelo, al FAMELI Antonio ed a PRONESTI' Antonello), prima delle elezioni amministrative del 2014 (vedi qui) che hanno eletto sindaco CANGIANO Giorgio, già avevamo proprio evidenziato le influenze sul voto promosse dall'ACCAME (candidato in una delle liste della coalizione del CANGIANO) e da esponenti della famiglia GULLACE.

unnamed 15Ed alle Primarie del PD abbiamo visto, proprio ad Albenga, assumere il ruolo di Responsabile Comitato Elettorale della PAITA il CASSANI Paolo (vedi qui), prestanome del boss GULLACE Carmelo oltre che già condannato in via definitiva e con interdizione decennale da ruoli amministrativi d'impresa... Il CASSANI è anche titolare di quote della società “GLI ULIVI DI CASSANI PAOLO” dove socio è un uomo di SCAJOLA Claudio, quel SASSO Gianfranco (massone già mappato nella stessa Loggia “ACCACE” con il teardiano TESTA Mauro e del boss FAMELI Antonio)posto alla guida dell'AEROPORTO DI VILLANOVA D'ALBENGA.

Sempre ad Albenga, in quelle Primarie abbiamo trovato, attivissimo nel portare voti a sostegno della PAITA, lo SCHNECK Roberto (nella foto a lato con SCAJOLA Claudio), esponente del centrodestra che ora, alle regionali è candidato con il centrosinistra, nella lista “LIGURIA CAMBIA” della PAITA.

Qui ad Albenga come si è più volte documentato la 'ndrangheta è determinante, come lo è nell'imperiese, ma non è sola. Gli uomini delle 'ndrangheta vanno a braccetto con un pezzo importante della massoneria. E' così dai tempi di TEARDO. E proprio uno degli uomini di TEARDO, TESTA Mauro (nella foto a lato con gli occhiali), era ed è tra i supporter della PAITA e nel Direttivo del PD di Albenga (come rivendicava con orgoglio l'On. VAZIO Franco del PD ma legatissimo a MELGRATI Marco), quello stesso Direttivo dove sedeva anche – sino alla denuncia pubblica della Casa della Legalità e di Ninin, ripresa da Il Secolo XIX – il già citato prestanome del GULLACE, il CASSANI Paolo.


Movimenti e ricerca di
pacchetti di voti caratterizzano anche la campagna elettorale di altri esponenti del centrosinistra nel savonese, oltre ai citati... ma, ancora una volta, dobbiamo registrare un particolare riguardante il M5S.

Per chiudere la penultima settimana di campagna elettorale nell'estremo ponente savonese i candidati savonesi del M5S (TRAVERSO, MELIS e MELES), accompagnati dal dominus Eric FESTA, hanno promosso un “tour” tra Loano, Borghetto Santo Spirito e Ceriale. Ad accompagnarli, come documentano le foto pubblicate dagli stessi candidati e dal parlamentare savonese del M5S, Sergio BATTELLI, vi era l'esponente del M5S di Ceriale SANNA Rodolfo detto Rudy”.

Il SANNA tra dicembre 2014 e gennaio 2015 si scagliava contro il convegno “CEMENTO E MAFIE” che organizzammo come Casa della Legalità a Ceriale e si prodigava nella difesa dei noti SCIGLITANO che come Casa della Legalità avevamo ricordato (da tempo) essere strettamente (molto strettamente) legati al sodalizio 'ndranghetista capeggiato dal GULLACE Carmelo.

Il SANNA scriveva pubblicamente “... se ti riferisci a Sciglitano, non capisco cosa c'entrino con l'evento sulle mafie. Li conosco personalmente da anni e non mi risulta abbiano nulla a che fare...e, per portare un altro esempio, ancora: ...a quanto pare Abbondanza ha insinuato che gli Sciglitano siano mafiosi... Come ho detto conosco personalmente le persone citate e non meritano queste accuse...”. Gli esponenti del M5S sapevano di quanto sostenuto dal SANNA... ma pare abbiano preferito ignorarlo... nonostante, come abbiamo già ricordato: SCIGLITANO Giovanni detto Gianni, cl. 59, «con precedenti per associazione per delinquere e traffico di sost. stupefacenti» (annotazione D.I.A.). Non solo: già autista ed accompagnatore del boss GULLACE Carmelo, formale titolare della CI.SA. (con SCIGLITANO Pino) di fatto facente capo al GULLACE.

 

Spostiamoci su Genova e provincia...

Qui abbiamo due che proprio non si possono tralasciare: BERTONE Giacomo e TIEZZI Gianfranco. Entrambi candidati nella lista “LIGURIA CAMBIA” con la PAITA.

Il primo, BERTONE, emergeva già nell'inchiesta “LIGURIA 2000” per i suoi contatti con i MAMONE. Nel 2010 lo abbiamo trovato come promotore della lista dei “pensionati” (coalizione di centrosinistra di BURLANDO) che candidava alle regionali, nella circoscrizione di Genova, la figlia di MOIO Vincenzo, e nella circoscrizione imperiese della stessa tornata elettorale il GIRO Tito, in altre parole: la figlia dell'affiliato alla 'ndrangheta Enzo MOIO ed il GIRO uomo gradito a MARCIANO' Giuseppe.

TIEZZI, come abbiamo già visto in occasione delle Primarie e dell'inquinamento del voto nel quartiere di Rivarolo (vedi qui), è l'uomo che nel PSI accolse le iscrizioni in blocco promosse dagli uomini di Cosa Nostra per infiltrarsi nella politica ed è l'uomo che ha poi consolidato un rapporto decisivo con i MAMONE per conquistarsi i “pacchetti di voti” da questi controllati in occasione della Amministrative di Genova del 2007 (quando fece il record di preferenze) come emerge dalle intercettazioni dell'inchiesta “PANDORA”.

Se ci spostiamo nel Tigullio, dove è forte il “locale” della 'ndrangheta di Lavagna ci troviamo in quel territorio dove l'inchiesta “MAGLIO 3” ha fatto emergere in modo netto la figura di quel NUCERA Santo che nello scorso ciclo amministrativo era arrivato a sedere in Consiglio Comunale di Lavagna.

Anche qui alle Primarie gli uomini legati alla 'ndrangheta hanno spinto la PAITA.

Nel Tigullio cerca la sua ri-elezione in Regione, nella medesima lista di “LIGURIA CAMBIA” con il centrosinistra, è soprattutto CAPURRO Enzo Armando (foto accanto con BURLANDO), uno degli indagati per peculato nell'inchiesta “spese pazze” della Regione.

Nella lista di centrodestra con TOTIAREA POPOLARE” troviamo l'esponente del NCD (capeggiato a livello regionale da quel MINASSO Eugenio che la Sentenza del processo “LA SVOLTA” ha chiarito senza più margine di equivoco era in stretto rapporto, per conquistarne il consenso dei loro “pacchetti di voti”, con gli esponenti della 'ndrangheta dell'estremo ponente ligure), GARIBALDI Gino (foto a lato), anche lui indagato per “peculato” (insieme ai suoi colleghi consiglieri uscenti del NDC: ROCCA Franco e SASO Alessio, quest'ultimo è proprio quello che conquistò i voti della 'ndrangheta nell'imperiese nel 2010 per essere eletto in Regione).

Nello spezzino invece...

La roccaforte della 'ndrangheta di Sarzana coincide perfettamente con la roccaforte della sinistra, Sarzana...

A Sarzana il Sindaco è CAVARRA Alessio, quello che era coordinatore dei Comitati Elettorali della PAITA alle Primarie che abbiamo già visto essere fortemente penetrati dalla 'ndrangheta.

Qui il centrosinistra già candidò alle precedenti elezioni comunali (con CALEO candidato sindaco, ora è senatore) come consigliere comunale un esponente della nota famiglia ROMEO (capeggiata da ROMEO Antoniocapo-locale di “Sarzana”) ed alla cui cena elettorale si presentarono i pezzi da novanta del PD spezzino: GUCCINELLI, CALEO e FORCERI.

Come abbiamo documentato (vedi qui il dossier completo) l'amministrazione CAVARRA si è caratterizzata per un negazionismo inquietante sulla presenza della 'ndrangheta che è invece fortemente radicata ed attiva con le famiglie ROMEO, SIVIGLIA, PANGALLO e STELITANO. Nonostante le inchieste per la Giunta comunale va tutto bene, tanto che l'Assessore ai Lavori Pubblici, BAUDONEMassimo, dichiarava pubblicamente che lui tutta questa mafia non la vede...

Per farsi un bel "paravento antimafia", la giunta di Sarzana ha stretto un ottimo rapporto con la Fondazione Caponnetto (che già premiò la Regione Liguria dei BURLANDO, MONTELEONE, SASO e via discorrendo, con la "Bandiera della Legalità"). Nella foto a lato gli esponenti della Fondazione Caponnetto Salvatore Calleri e Renato Scalia accanto a MICHELUCCI Juri, assessore alla Legalità proprio a Sarzana dove la 'ndrangheta c'è ma si ostinano a non volerla vedere e, di fatto, così facendo, la proteggono dalle attenzione sgradite
Proprio dall'amministrazione comunale di Sarzana viene fuori il
capolista del PD alle regionali, MICHELUCCI Juri, che è anche segretario provinciale del PD di La Spezia. A volte si dichiara sposato ma in realtà è in “coppia di fatto”. Con la sua compagna (figlia di una signora dal cognome pesante) ha due figli.

In occasione delle Primarie inquinate del PD che hanno incoronato la PAITA (spezzina come suo marito MERLO già in strettissimi rapporti con il noto MAMONE Gino, come evidenziammo per primi pubblicando le risultanze dell'inchiesta "PANDORA" - vedi qui), i seggi dello spezzino sono stati viziati pesantemente tanto che la Commissione di Garanzia ne ha fatto strage, annullandone un buon numero. MICHELUCCI segretario provinciale del PD che ha gestito quelle Primarie (mentre il suo Sindaco CAVARRA era il promoter principale dei Comitati per la PAITA) e quando è esplosa la contestazione del voto, di quel voto condizionato da vontanti spuntati dal nulla, pensò bene di negare persino la sala alla minoranza del PD, così che questa non potesse riunirsi. 

 

Ci fermiamo qui in questa carrellata sui candidati in Liguria alle regionali, su contiguità e territori inquinati dove i politici si contendono il voto ed i “pacchetti di voti”. Non vi è ovviamente tutto, la situazione è ancora peggiore, ma ciò che era possibile documentare lo si è fatto, così che ciascuno liberamente possa valutare.


La 'ndrangheta darà appoggi "semplici" nell'estremo ponente ligure, a differenza dell'accorpare i voti di influenza delle varie zone controllate (appoggio "a largo raggio") su un unico candidato. Preferisce puntare su puù cavalli.. perché a loro non interessa che siano di un colore, ma poter condizionare più soggetti (maggioranza ed opposizione), così da garantirsi una sempre ampia rete di ricatto che possa tutelare gli interessi perseguiti sodalizio. Almeno pare così da come si sono mossi per queste elezioni regionali... Perché si sono mossi... anche facendo uscire dal carcere indicazioni precise sul da farsi...

Come Casa della Legalità abbiamo cercato di portarli allo scoperto e costringerli a muoversi, a cambiare in corsa qualche scelta. Per questa ragione il 23 maggio siamo andati ad Arma di Taggia (vedi qui)... Ma visto che non basterà questo a fermarli, anche se gli si è dato fastidio e visto che qualche "referente" lo eleggeranno, probabilmente più di quanti ne hanno eletti nel 2010, nonostante le inchieste e le condanne giunte nel frattempo alla 'ndrangheta del ponente ligure e nonostante i nuovi pesanti arresti, come Casa della Legalità invieremo entro domenica una dettagliata Annotazione a chi di dovere per portare un contributo alle indagini sul condizionamento del voto e della politica in questa nuova fase della Liguria... Perché alla fine il conto viene presentato agli 'ndranghetisti ed ai loro cumpari. Il conto viene presentato a chi vende il proprio voto ed a chi compra quel voto, come dimostra anche la chiusura dell'inchiesta sulla compravendita dei voti nelle elezioni amministrative per il Comune di Ventimiglia tenutesi nel 2014.

 

P.S.
Per completezza tra gli indagati (noti) che sono candidati alle elezioni regionali in Liguria si devono ricordare:
- PAITA Raffaella
, mancata allerta, concorso di omicidio e disastro colposi (PD)
-
DONZELLA Massimo, peculato e falso ideologico (PD)
-
CAPURRO Enzo Armando, peculato (Liguria Cambia)
-
ROSSI Matteo, peculato e falso ideologico (Liguri con Paita)
-
MELGRATI Marco, peculato + altro (Forza Italia)
-
SCAJOLA Marco, peculato (Forza Italia)
-
DELLA BIANCA, peculato (Forza Italia)
-
SIRI Aldo, peculato (Forza Italia)
-
ROSSO Matteo, peculato (Fratelli d'Italia)
-
BRUZZONE Francesco, peculato e falso ideologico (Lega Nord)
-
RIXI Edoardo, peculato (Lega Nord)
-
GARIBALDI Gino, peculato (Area Popolare)


Stampa Email

presto attivo il

Frammenti sulla Liguria

Frammenti su altre Regioni

Dossier & Speciali

I siti per le segnalazioni

Osservatorio Antimafia
www.osservatorioantimafia.org

Osservatorio Ambiente e Salute
www.osservatorioambientesalute.org

Osservatorio sulla
Pubblica Amministrazione
www.osservatoriopa.org

 

e presto online

sito in fase di allestimento