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Politica e voti tra Massoneria e 'Ndrangheta nel ponente savonese (dove anche le Primarie PD sono inquinate)

Proseguiamo l'analisi del contesto ligure, dove ieri come oggi, i poteri occulti (e criminali) continuano nel condizionare la politica, il voto, la gestione del territorio come dell'economia. Uno scenario già tracciato da inchieste e fatti che ci si ostina a far cadere nel dimenticatoio, negandoli o minimizzandoli, colpevolmente. Noi non stiamo in silenzio e portiamo gli elementi documentali, i fatti, in campo aperto. Solo affrontando la realtà per quello che è, si può capire ed affrontare alla radice il problema. Un merito le primarie del PD di domenica scorsa in Liguria lo hanno avuto: aver cristallizzato non solo il "patto di potere" tra i blocchi di SCAJOLA e BURLANDO, ma anche che in questa terra del nord, specchio della peggiore Calabria, si registrano voti che puzzano in quei territori da decenni colonia della 'ndrangheta (e di Cosa Nostra in taluni, più rari casi) e della ragnatela massonica della peggior specie quale quella di teardiana memoria...

L'attenzione mediatica è centrata sugli "immigrati" che a blocchi sono accorsi ai seggi (dove NON casualmente ha trionfato la PAITA), nessuno osa guardare al nocciolo della questione che poi è semplice... Chi utilizza abitualmente i rom come manovalanza? La 'ndrangheta. Chi utilizza con il caporalato e la bassa manovalanza criminale i nordafricani ed altri immigrati? 'Ndrangheta e Cosa Nostra. Chi utilizza rumeni, slavi, sudamerciani ed albanesi per i propri sporchi affari? Sempre le mafie. Sono le mafie che hanno potere di condizionare questi settori, ordinandogli anche cosa fare e come votare. Figuriamoci poi quando qualcuno paga anche per questo servizio... Le mafie offrono servizi a chi gli garantisce affari (perché è questo che interessa alle organizzazioni mafiose) e la politica chiede questi servizi. Anziché chiudere le porte, gli spalanca portoni, alimentando il potere di assoggettamento al ricatto ed all'omertà. Oggi procediamo con questa nuova puntata...


Agli Atti della Commissione d'Inchiesta sulla P2 e soprattutto tra i documenti dell'inchiesta TEARDO vi è, ad esempio, il Memoriale di BAILINI Renzo Walter. In questo si legge, per citarne alcuni passaggi, che:
"La 'questione morale' è la frase che con più insistenza viene elevata dai cittadini italiani, stanchi dei continui scandali e degli incomprensibili silenzi. Forse per questo motivo sento il bisogno , oggi più che mai, di scrivere questo MEMORIALE, dimentico delle paure e delle velate minacce che fino ad ora mi hanno costretto, mio malgrado al silenzio, scrivere questo MEMORIALE, ripeto, perché gli organi competenti possano stabilire cosa si nasconde in realtà dietro le insegne delle varie massonerie." Questa era solo la premessa, il perché di quel Memoriale (che è contenuto negli Atti da noi già pubblicati - in formato .pdf). Nello scorrere il dettagliato racconto sulle dinamiche massoniche il BAILINI ad certo punto scrive: "Mi resi allora conto che questi signori che si definivano fratelli potevano fare il bello e il cattivo tempo, sia a livello di governo centrale che nelle amministrazioni regionali, provinciali e comunali.", "Un giorno chiesi ad un fratello dove andavano a finire i soldi che versavamo alla Loggia (100.000 per l'iscrizione - era la cifra minima - e centinaia di mille lire raccolti ad ogni tornata nella maniera della questua il famoso "tronco della vedova". "Vedi ragazzo - mi rispose il fratello - tu sei giovane, forse il più giovane massone d'Italia, quei soldi vanno nelle casse centrali e servono per finanziare la campagna elettorale dei nostri uomini… Per onore di cronaca elenco i nomi dei fratelli che con me erano nella LOGGIA NOVARO:
- Giorgio FINOCCHIO (avvocato) di Borgio Verezzi;
- Enrico REMBADO (Sindaco di Borgio Verezzi) Savona;
- MONLEONE (geometra) Loano;
- Antonio VINCENTI (geom. all'uff. tecnico di Boissano) Loano;
- BERGALLO (assessore di Borgio V.) Borgio Verezzi;
- Antonio VIVINO (fotografo) Loano;
- Osvaldo LACCHINI (ass. di Borgio Verezzi) Borgio Verezzi;
- Francesco BIANCHI (giornalista - Maestro Ven.) Imperia;
- VIGNOLA (prop. Rist. Vecchio Camino) Loano;
- GIGLIELMI (esponente liberale) Noli;
- Ugo BOASSO (esp. socialista e sindacalista) Loano;
- Mario CONDORELLI (consulente al lavoro) Loano;
- TROVA (tit. Ristorante "Forchetta d'oro") Loano;
- SANTOSPIRITO (ristoratore) Loano;
- ZUNINO (tit. Albergo Astoria);
- Remo TISSONI (Commercialista Cons. Com. di Noli) Borghetto S.S.;
- Mauro TESTA (futuro sindaco di Albenga)
- Giovanni ISOLERI (sindaco di Albenga)
- Francesco BELARDI (Seg. Venerabile).
In tutto i fratelli iscritti a questa loggia erano all'incirca 300 (trecento) di cui non conosco i nomi in quanto si riunivano in tornata a giorni alterni."

Nel passare in rassegna "una serie di fatti" di cui era venuto a conoscenza, BAILINI, tra gli altri, indica:
"Ora, nel ponente ligure, sono fiorite nuove logge massoniche che non sono nient'altro che nuovi centri occulti di potere e che vedono la convivenza sotto lo stesso tetto personaggi politici, più volte coinvolte in scandali che forse la magistratura non ha mai approfondito con accuratezza e personaggi legati alla speculazione edilizia.
Termino con l'elenco (non completo) degli attuali massoni:
LOGGIA ACACIA (che raggruppa i fratelli di Albenga e Alassio):
- Dott. Luciano MALPEZZI (Maestro Venerabile);
- Dott. Mauro TESTA (ex sindaco di Albenga - "sonno");
- dott Giovanni PICCIONE (ex funzionario delle Imposte - condannato per corruzione…);
- Gianfranco SASSO (Cons. Com. di Albenga, ex assessore, implicato nello scandalo edilizio Polli…);
- Antonio FAMELI (imprenditore edile);
- Dott- Giovanni FOLLI (Cons. Com. di Albenga)
- dott. Giancarlo JERI (ex segretario comunale di Albenga);
- dott. Franco VAIRO (in "sonno");
- avv. Giovanni BOTTARO (in "sonno")
- STALLA (albergatore)
- dott. Ettore Siniscalchi (Pretore di Albenga)
Come si può vedere nella lista figurano una serie di nomi (Gianfranco SASSO, Antonio FAMELI, Giovanni FOLLI) saliti alle ribalta della cronaca per uno scandalo politico nella città di Albenga. Come ebbi già testimoniato l'11.6.1981 alle ore 11,30 mi incontrai con Remo TISSONI (massone in "sonno") a seguito di questo colloqui ebbi a capire che lo scandalo politico di Albenga è manovrato dell'impresario edile FAMELI perché venga realizzata per la città di Albenga una giunta municipale di suo gradimento che gli permettesse di mettere le mani sulla città essendo la stessa si provvista di Piano Regolatore Generale, ma sprovvista di un Piano Particolareggiato d'Attuazione…"

Sempre agli atti dell'inchiesta savonese trasmessi dall'allora Giudice Istruttore Francantonio Granero alla Commissione d'Inchiesta sulla P2, ancora un esposto di BAILINI, in cui si legge:
"Poiché, come indicato nel memoriale, alla Loggia si versano somme di denaro chiedo di accertare a quale uso siano destinati detti fondi e se non sussistano eventuali illeciti fiscali e valutari e comunque se la destinazione di dette somme abbia o meno presunti fini illeciti…
PER LA LOGGIA "ACACIA" DI ALBENGA: chiedo che codesta autorità giudiziaria accerti la sussistenza di presunti interessi privati in atti d'ufficio ad opera dell'ex Sindaco di Albenga, dott. TESTA Mauro e più precisamente se nel periodo in cui il TESTA ha ricoperto la carica di sindaco e di assessore abbia trattato pratiche (delibere di giunta e di consiglio, licenze edilizie, concessioni comunali) di altri massoni iscritti alla stessa Loggia. Il sottoscritto ha ragione di ritenere che siano proliferati attorno a questa Loggia interessi illeciti. In particolare si voglia accertare se alle proprietà immobiliari di TESTA (una villa ed un appartamento) abbiano seguito regolari operazioni fiscali (fatturazione di materiale utilizzatore la costruzione della villa) e regolare denuncia dei redditi annuali…"

In un Verbale del 9 gennaio 1984 la testimonianza di GHINOI Raldo - già anche Gran Maestro aggiunto della Massoneria (Palazzo Giustiniani) in cui, tra l'altro, si legge:
"Sono entrato nella società ATEX quando questa era già costituita su suggerimento di Alberto TEARDO, che io conoscevo da tempo per ragioni politiche… Avevo chiesto qualche suggerimento ad Alberto TEARDO perché intendevo impegnare una parte della mia liquidazione di dirigente della ITALIMPIANTI. Il TEARDO mi disse che alcuni compagni di partito avevano costituito la società ATEX che doveva lavorare nell'import-export e io pensai di mettere una mia quota sottoscrivendo per l'importo di cinque milioni… Durante il periodo in cui io restai socio la società non svolse mai alcuna concreta attività, almeno per quanto mi risulta. Io mi resi conto ben presto che le persone che si interessavano della società e cioè BORGHI Marcello e Roberto SICCARDI non erano assolutamente in grado, per mancanza di professionalità, di svolgere l'attività cui erano preposti. A conferma di questo mio sospetto giunse il primo bilancio in rosso, dopo il quale mi chiesero di integrare la quota o meglio la perdita. Fu allora che io decisi di farmi liquidare e in una riunione tenuta presso uno studio, molto tempo dopo la mia decisione mi fu rimborsata integralmente la mia quota iniziale di cinque milioni a mezzo di quattro assegni di conto corrente rilasciatemi dal BORGHI, da TESTA Mauro, da DEDOMINICIS e da Marina ZIGNONI. Questi sono i nomi che ricordo.
Durante il periodo in cui fui socio, venni a sapere, ma non ricordo da chi che la ATEX funzionava anche come C.A.D. di Roma, e cioè in pratica come ufficio di attività politica del gruppo. Trattavasi di una voce che non ho mai verificato, perché che io sappia, non furono mai tenute riunioni.
Effettivamente è vero che a quell'epoca Enrico MANCA era Ministro del Commercio con l'Estero ed è anche vero che MANCA era molto vicino a TEARDO, ma nessuno mi parlò espressamente di un collegamento tra le funzioni Ministeriali del MANCA e la costituzione della società…
Io ho conosciuto alcuni del gruppo savonese sempre per il tramite di Alberto TEARDO. Conobbi: BORGHI, SICCARDI, DE DOMINICIS, CAPELLO, BORDRO, TESTA, AMANDOLA, CARREGA ed ALLOSIA…
Ero a conoscenza dell'esistenza di altri CAD oltre quello romano e precisamente di quello di Savona e di quello di Genova in via De Sansoni. Quest'ultimo ha rappresentato più che altro un tentativo. Io partecipai soltanto ad un paio di riunioni politiche in occasione di campagne elettorali. So che attualmente quei locali, di proprietà di un savonese del quale io ignoro il nome, sono occupati, o per dir meglio interessavano, come sede di corrente all'assessore CATRAMBONE del Comune di Genova. Il CATRAMBONE è di origine calabrese…"

Altro Verbale dell'inchiesta savonese è quello in cui sono contenute le dichiarazioni del piduista MOLINARI Arrigo, Questore. Nel documento datato 2 marzo 1984, tra l'altro, per quanto qui ci interessa, si legge:
"Io entrai in contatto con Alberto TEARDO, a quell'epoca vice presidente della Giunta Regionale… Voglio ancora aggiungere, sempre come mia premessa sui rapporti portati avanti con Alberto TEARDO, che io ero divenuto già da tempo amico ed estimatore di Ugo INTINI, che era stato direttore del giornale genovese IL LAVORO quando io dirigevo la 2° divisione della Questura di Genova, come paravento, mentre in realtà mi occupavo di terrorismo. In occasione delle ultime elezioni del giugno 1983, INTINI, che era capolista, mi venne a trovare insieme al Segretario provinciale genovese del P.S.I. MORCHIO, pregandomi di sostenerlo specie negli ambienti della Questura. Poiché mi era difficile mantenere contatti fruttuoso all'interno della Questura a causa della mia posizione sindacale io per dimostrare il mio interessamento organizzai un pranzo nel ristorante del mio suocero ad Andora, pranzo al quale parteciparono tra gli altri INTINI, Alberto TEARDO, Mauro TESTA, il MORCHIO e il commercialista LANZA di Imperia candidato al Senato…
Certo ho fatto molte telefonate ad Alberto TEARDO e anche a sua moglie, ma sempre con riferimento alla P2. Gli passavo anche numerosi appunti che il suo autista BRACCO veniva a ritirare in Questura. Fra noi, tuttavia, non c'era nessun altro rapporto".

Sempre dal verbale con le dichiarazioni del piduista-questore MOLINARI si legge:
"Conosco molto bene NUCERA Giovanni e anzi posso dire di essere suo amico. So che NUCERA è anche amico di Alberto TEARDO, ma io non conosco affatto quali siano i loro rapporti. Io ho avuto contatti con lui anche per prestazioni professionali, nel senso che venne con me in Piemonte dove mia moglie possiede una tenuta per esaminare la possibili di ingrandire la casa destinata ai contadini. Io so che NUCERA è una persona molto parsimoniosa con il denaro perché, mi sono trovato di persona in occasioni in cui egli doveva comprare delle pellicce alla moglie e alla figlia e si decideva con grande fatica.
Il NUCERA ha un'azienda agricola in cui produce orchidee e l'anno scorso ha partecipato alla fiera dell'orchidea tenutasi presso gli stands della Fiera di Genova. Non so dire come egli abbia ottenuto i finanziamenti per la costruzione delle serre, ma ho ragione di ritenere che gli siano stati elargiti dalla Regione Liguria. Si tratta di serre molto belle e grandi e che si trovano a Ceriale e che sono state costruite parecchi anni fa, perché esistono da quando io lo conosco e cioè dal 1978. Il NUCERA svolge anche attività di costruttore edile e so anche che ha costruito molto nel Comune di Ospedaletti. Non so dire quale architetto o Ingegnere gli faccia i progetti.
NUCERA Giovanni stipulò delle polizie fideiussorie con la società della quale era socio Mauro TESTA
Inoltre, circa due o tre anni fa, il NUCERA, subì un attentato alle serre, attentato che lo preoccupò molto, sia per ragioni di sicurezza, sia perché non voleva che la cosa venisse risaputa. Io gli consigliai di inoltrare la denuncia alla Questura di Savona, perché venendo a Savona e parlando con il funzionario, la cosa poteva rimanere più riservata, mentre a Finale porgendo denuncia presso i Carabinieri, vi erano maggiori probabilità di fuga di notizie. Mi correggo, non volevo riferirmi ai C.C. di Finale, ma a quelli di Ceriale e di Albenga.
Il NUCERA sospettava che l'attentato fosse opera di un certo FILIPPONE, per contrasti di interessi e di concorrenza nella vendita di appartamenti. So che in quell'occasione il NUCERA ricevette numerose telefonate minatorie ed estorsive e che una volta (me lo ha raccontato lui stesso) apostrofò l'interlocutore chiamandolo FILIPPONE con ciò facendogli intendere che aveva identificato l'autore delle telefonate. Io FILIPPONE lo conosco soltanto di nome, perché il NUCERA mi ha detto che è un calabrese titolare di un'agenzia immobiliare…"

Il 24 marzo 1984 sempre MOLINARI agli inquirenti: "Nel mese dell'agosto o settembre, in una delle mie venute in Liguria, mi incontrai con Giovanni NUCERA, il quale mi disse di essere preoccupato perché pochi giorni prima dell'arresto di Alberto TEARDO, e precisamente il 6/6/83, egli aveva acquistato alcuni appartamenti da Alberto TEARDO, appartamenti che si trovavano nell'immobile di proprietà di quest'ultimo a Sassello. Il NUCERA si mostrava molto preoccupato e alla mia domanda sul motivo che lo aveva indotto all'acquisto egli mi rispose che il TEARDO aveva bisogno di denaro per il finanziamento della campagna elettorale. Il NUCERA mi disse anche di aver personalmente accompagnato il notaio a casa del TEARDO per far sottoscrivere l'atto alla moglie Mirella SCHMID…
So che il NUCERA conosce TEARDO, ma è una conoscenza piuttosto recente, e so anche che il NUCERA si era incaricato di tenere la contabilità del TEARDO in occasione delle ultime elezioni. Il NUCERA voleva fare un po' il manager del TEARDO.
Mi risulta anche che NUCERA ha costruito delle serre molto belle in Comune di Ceriale e che aveva in animo di fare analogo investimento… in Comune di Calizzano, almeno mi pare. Precisando meglio quel che ho detto a questo proposito nella precedente testimonianza, dichiaro, su Sua domanda, che effettivamente il NUCERA ha usufruito di contributi regionali, o almeno posso supporlo.
… So che il NUCERA era più vicino ai comunisti ed era molto amico dell'ex Sindaco di Albenga VIVERI."

Nel rapporto dell'Arma dei Carabinieri al Giudice Istruttore Granero in riferimento al procedimento penale contro il TEARDO e sodali, datato 15 febbraio 1984, si legge:
"Le indagini relativi al procedimento in oggetto… hanno anche consentito di individuare un sistema di potere, "occulto" o "parallelo" a quello istituzionale, operante non solo in provincia di Savona, ma - quantomeno - pure con diramazioni in altre province quali Genova, Imperia, Roma (e forse La Spezia).
Tale sistema - che consente di controllare tutte (o quasi) le più importanti attività politiche, economiche e sociali - si fonda principalmente sui seguenti "elementi":
- partito politico;
- sindacato;
- massoneria;
- C.A.D. (Centri Culturali di Azione Democratica);
- rapporti (o legami) con la criminalità comune organizzata;
- rapporti (o legami) con il potere istituzionale centrale e locale.
L'esistenza di un simile "potere" è stata ammessa, anche se informalmente, da uno dei principali imputati, e cioè BORDERO Roberto: infatti in una pausa dell'interrogatorio effettuato… il 3 gennaio 1984, l'ex segretario provinciale del P.S.I. ha fatto un chiaro riferimento all'esistenza di un non meglio definito "Potere Savona".
In merito si rammenta che fra gli inquisiti ci sono anche persone che hanno ricoperto o ricoprono, direttamente o indirettamente, importanti cariche alla Presidenza della Repubblica, Camera dei Deputati, giunta e consiglio regionale, giunta provinciale, amministrazioni comunali di Savona, Albisola Superiore, Albisola Marina, Spotorno, Finale Ligure, Borghetto Santo Spirito, Albenga, Varazze, Camera di Commercio, Confesercenti, Comitato Tecnico Urbanistico Regionale, Finanziaria Regionale, Istituto Autonomo Case Popolari, Cassa di Risparmio, partiti politici, sindacati, logge massoniche di tutte le "confessioni" ivi compresa la più famigerata delle loro espressioni e cioè la "Propaganda 2" meglio conosciuta come "P2", ecc ecc…"
Ed ancora: "Non è pertanto casuale che la maggior parte degli imputati nel processo in oggetto appartengano al Partito Socialista Italiano (TEARDO Alberto, CAPELLO Leo Luigi, SICCARDI Roberto, BORGHI Marcello, DE DOMINICIS Massimo, BOLZONI Giuseppe, GAGGERO Nino, GUERCI Nicola, BUZZI Bruno, SANGALLI Gianfranco, CAVIGLIA Paolo, TESTA Mauro,…), che, dopo il tramonto della formula politica denominata "compromesso storico" (o "solidarietà nazionale") è divenuto il perno attorno al quale ruota ogni iniziativa politica…"
Del Rapporto dell'Arma, per quanto oggi si affronta in questa pubblicazione, vi è un passaggio importante da richiamare in relazione alle attività di indagine espletate: "richiesta di effettuazione di atti istruttori… datata 27 settembre 1983… in cui si fa riferimento ad un articolo di stampa contenente dichiarazioni dei militanti socialisti CAVALLI Valerio e PASTORINO Lorenzo, i quali denunciano forme d'intimidazione di specifico tipo mafioso. Le dichiarazioni di PASTORINO e CAVALLI non posso non richiamare alla memoria certe cronache della più tipica attività politico-sindacale-mafiosa di "Cosa Nostra" nei maggiori centri della costa orientale nord-americana. (Le predette persone sono state successivamente sentite a s.i.t. da quest'Arma ed hanno pienamente confermato i contenuto dell'articolo in questione."

Come sempre a noi non interessa l'aspetto penale, ma quello politico ed etico. Ed è qui che quindi, al di là delle condanne inflitte, delle prescrizioni sopraggiunte e delle assoluzioni rocambolesche che hanno caratterizzato l'esito per i diversi imputati del processo "TEARDO", che si centra ciò che affrontiamo. Veniamo quindi a due dei protagonisti (o per meglio dire "attori") del clan TEARDO, il TESTA ed il NUCERA.


Partiamo da quest'ultimo. Il NUCERA Giovanni, come abbiamo già reso noto, era stato anche direttamente socio dello storico boss della 'ndrangheta FAZZARI Francesco, già legato ai RAMPINO - reggenti della 'ndrangheta in Liguria sino all'inizio degli anni duemila - e poi appartenente alla cosca GULLACE-RASO-ALBANESE, con cui strette un legame di sangue dando in sposa sua figlia (e sodale) FAZZARI Giulia al GULLACE Carmelo. Il NUCERA faceva affari e lavori insieme al FAZZARI Francesco ed alle sue imprese. Si faceva chiamare "Ing. Rossi" ai tempi… ed è quando vi fu una discussione con il FAZZARI Francesco che saltarono in aria, con esplosivo, le serre di Ceriale, di cui si è parlato prima - riportando Atti - e per cui era emersa la figura del FILIPPONE Francesco (massone, sodale e parente del GULLACE Carmelo ed operativo nella riviera savonese con il gruppo di questi e del FAZZARI Francesco, ed in particolar modo con il FAZZARI Filippo). Per dare l'idea del personaggio NUCERA occorre ricordare che questi non solo non voleva che si sapesse dell'attentato subito (come se delle serre che saltano in aria con l'esplosivo fosse una "bazzecola" che si può nascondere sotto il tappetino) ma decise di recarsi dagli 'ndranghetisti di Milano per chiedere a questi di intervenire a sua difesa. Da Milano gli 'ndranghetisti scesero per parlare con FAZZARI Francesco che rispose, ottenendo il loro avvallo sull'accaduto, che "Era da fare!". FAZZARI Francesco non era uno qualsiasi. I potenti RAMPINO (reggenti in Liguria ma anche sul basso Piemonte ed un parte della Lombardia meridionale per la 'Ndrangheta) gli portavo i "miliuni" in contanti per i fallimenti che continuava a macinare, tra una truffa e l'altra. Per chiarire meglio ancora, più di altro, lo spessore ed il peso del soggetto, basta forse ricordare che il potente avvocato piduista MUSCOLO Pietro non solo fece effettuare ai FAZZARI (in particolare eseguiti da FAZZARI Salvatore, fratello del Francesco ed operante per quest'ultimo) i lavori di miglioria nella sua villa di Sassello, ma in quella villa spesso riceveva proprio il FAZZARI Francesco… e poi vi è la nota storia della Cava dei Veleni a Borghetto Santo Spirito che ha visto in relazione con la cosca del FAZZARI, impegnata nel reperire soldi per far uscire dal carcere GULLACE Carmelo, amministratori pubblici e imprenditori di primo piano… O, per restare nel più ristretto quadro 'ndranghetista, si può richiamare il fatto che fu proprio la tenuta di Acarta, comprata dal FAZZARI Francesco a Canolo, nel cuore dell'Aspromonte, che divenne non solo sede di omicidio ed occultamento di cadavere, ma anche base logistica per la cosca dei GULLACE-RASO-ALBANESE, sia per ospitare i latitanti, sia per organizzare ed attuare gli agguati contro i FACCHINERI (prima che questi decisedessero di piegarsi al predominio dei GULLACE-RASO-ALBANESE), così come per gli attentati ai cantieri pubblici per conquistare subappalti. Per dare l'idea i GULLACE-RASO-ALBANESE per andare a compiere agguati o attentati partivano in gran numero, oltre che ben armati, dalla tenuta di Acarta. Ad esempio per andare a compiere un attentato al cantiere per la costruzione della "Tirrenico-Jonica", partivano in 7/8 dalla tenuta, in piena notte, recandosi a piedi sino a Mammola. In un'occasione spararono, ferendolo, un ingengnere del cantiere dove operava l'impresa CERRUTI SPA che aveva acquisito i lavori per la realizzazione dei pozzi per i piloni del viadotto.
E' qui, in questo tempo, che hanno quindi le radici delle cointeressenze dei NUCERA con la 'ndrangheta. Fatti storici che non possono essere ignorati e che abbiamo indicato da tempo. Fatti che sono stati riscontrati anche in riferimento al figlio (ed erede) del Giovanni, il NUCERA Andrea. Come abbiamo già documentato - a seguito delle nostre denunce - le inchieste hanno portato alla luce il legame del NUCERA Andrea (e della società del suo - ora crollato - impero "GEO") con il CHIARO Vincenzo (nel diagramma a lato una delle società estere del NUCERA, la "GEO INVESTMENTS A.S.", in cui comprativa il CHIARO anche come "contatto" a Cittinova), in stretto rapporto con in primis con i GULLACE-FAZZARI, nonché nipote e socio di un esponente conclamato dalla D.I.A. quale appartenente alla cosca GULLACE-RASO-ALBANESE, il DEMASI Girolamo. Non è infatti un caso che il Prefetto di Savona promuovesse un informativa atipica antimafia per la "GEO COSTRUZIONI".
Ed Andrea NUCERA dell'eredità del padre teardiano ha fatto fruttare soprattutto la rete di relazioni. Come ai tempi di TEARDO (visto che i protagonisti erano sempre gli stesi) poteva godere sulle entrature nella CARISA (banca savonese del gruppoCARIGE) che gli garantiva finanziamenti anche in presenza di pesanti sofferenze (tanto che il BERNESCHI Giovanni in primis, con altri dirigenti dell'istituto bancario, sono chiamati a rispondere dalla Procura di Savona di concorso nel crack del gruppo GEO). Poteva contare sul solido rapporto con ARTE (di cui parleremo a seguito)… e sulla ragnatela di rapporti politici con quel blocchi apparentemente contrapposti ma uniti, da un "patto di mutuo sostegno", nel nuovo "blocco di potere" di Claudio SCAJOLA e Claudio BURLANDO. Per fare un esempio, tra i tanti possibili, basta ricordare la maxi speculazione della T1 di Ceriale. Qui l'amministrazione locale (di quel centrodestra dei tempi d'oro di SCAJOLA) si piegò alla più totale illegalità pur di permettere la più imponente cementificazione del ponente ligure, mentre altrettanto impegno per consentire quella lottizzazione abusiva veniva direttamente dai vertici della Regione Liguria (di cui presidente era già il BURLANDO).


Veniamo al Mauro TESTA. Questi non ha cessato di agire sullo scacchiere pubblico dopo quell'inchiesta. A lungo - e sino agli anni più recenti - è stato nel vertice di ARTE, ovvero l'ex IACP.
Ai tempi del TEARDO per lo IACP - struttura pubblica nelle sali mani del clan TEARDO - operavano per la costruzione delle case popolari tra savonese ed imperiese le imprese del FILIPPONE (e del GULLACE di cui il FILIPPONE oltre al legame d'altra natura aveva anche quello societario, già con l'AGENZIA "ROMA" di Ceriale). Anche l'evoluzione dello IACP, ovvero ARTE, si è caratterizzata negli anni recenti per alcune particolari scelte che riportano all'attualità i rapporti dei tempi teardiani. ARTE decise di entrare in una società pubblica, la "PROGETTO PONENTE" con due faccendieri di prima categoria: Pietro PESCE e Andrea NUCERA (il figlio del più volte citato Giovanni NUCERA ed erede dell'impero imprenditoriale da questo passato alle giovani mani del figlio, ora latitante negli Emirati Arabi). Nonostante fossero note (tanto che le attività di indagine espletate da diverse Procure hanno poi condotto a pesanti imputazioni, condanne e crollo dei rispettivi gruppi imprenditoriali) le ombre di questi due faccendieri, ARTE, società pubblica, ci si mette insieme.
Sempre ARTE promuove una serie di appalti (uno, l'ultimo, bloccato per iniziativa del Prefetto di Napoli, Musolino) ad una società legata alla Camorra. Prima un appalto nella piana di Albenga, che ha lasciato gli scheletri delle costruzioni abbandonate, e poi quello da 13 milioni di euro, nel 2011, per l'intervento sulla centrale Enel di Lavagnola a Savona, affidato alla DE.SA.MA. COSTRUZIONI SRL, bloccato dalla misura interdittiva prima dell'assegnazione definitiva.
Ancora ARTE si muove, con anche protagonista direttamente TESTA ed i vertici della Regione Liguria, per far sì che l'ospitalità dei profughi venisse effettuata ad Albenga presso una delle strutture del NUCERA Andrea, ovviamente con pagamento a questo - in grave difficoltà finanziarie come si è evidenziato nell'inchiesta sul crack - con ingenti fondi pubblici.

Proprio Mauro TESTA, quello dei tempi di TEARDO e dei tempi più recenti, era alla cena di festeggiamento per la PAITA Raffaella, a capotavola della magiata con l'On. Franco VAZIO la sera di domenica, una volta chiusi i seggi della consultazione taroccata con un "voto di scambio" tanto eclatante che probabilmente in Calabria, Campania e Sicilia, lo studieranno come nuovo prototipo.

L'On. VAZIO al telefono, il signore calbo sulla destra è Mauro TESTA



L'On. Franco VAZIO non ha dubbi e dice che quelle su TESTA sono solo "illazioni", peccato che da Avvocato dovrebbe sapere che gli elementi documentali ed i fatti relativi al gruppo TEARDO, così come anche i suoi rapporti con quei soggetti della 'ndrangheta, dal MARCIANO' Giuseppe al FILIPPONE, ecc ecc, sono chiari e fissati in Atti e pagine di cronaca. Chiamarle "illazioni" quindi è davvero curioso... Ma VAZIO non si limita a questa dichiarazione. afferma, quasi fosse un vanto, che "Mauro TESTA è da tempo iscritto al PD e dirigente di Albenga". Ecco il post dell'onorevole del PD:

Ora visto che VAZIO sostiene che Abbondanza (presidente della Casa della Legalità) "sa bene" della sua "intransigenza su questi temi, così come quella dei compagni di Albenga è nota", noi banditi facciamo il punto.

Partiamo da lontano. Lo studio legale dei cugini CANGIANO - VAZIO assunsero l'assistenza legale della signora FURFARO Paola (ex moglie del FAZZARI Filippo scappato in Spagna). Questa, oltre al legame con i FAZZARI-GULLACE nella loro "colonia" del ponente ligure, era soprattutto la figlia di uno degli autisti personali del capo carismatico della 'ndrangheta 'ntoni MACRI', la cui morte (venne crivellato di colpi) diede il via alla guerra di 'ndrangheta. Ognuno ha diritto all'assistenza legale, ci mancherebbe, ma sull'opportunità di assistere o meno determinate persone vi dovrebbero e potrebbero essere discriminanti etiche, oppure no? Andiamo avanti...
Franco VAZIO
nel 1992 venne tratto in arresto, unitamente a due commercianti, i coniugi PIVIERI, per un estorsione da 150 milioni di vecchie lire. L'indagine della Squadra Mobile di Savona evidenziò che l'allora giovane avvocato VAZIO supporrò la richiesta estorsiva dei suoi clienti che non volevano lasciare l'immobile in affitto occupato se non dietro quei 150 milioni. La cronaca dell'inchiesta dalle pagine savonesi de "La Stampa" del 2 luglio 1992: "Giovanni Bonavera va in banca scortato da due agenti della mobile e ritira 150 milioni in biglietti da 100 mila. Le banconote vengono registrate dai poliziotti. Nel tardo pomeriggio l'appuntamento con i PIVIERI nello studio dell'Avv. VAZIO. Bonavera finge una trattativa per avere uno sconto. Alla fine si cede. Lascia la valigia con dentro i milioni, saluta ed esce. Fuori dal palazzo stazionano gli uomini della squadra mobile. Vedono Bonavera e intervengono. Salgono al secondo piano e fanno irruzione nello studio del procuratore legale. Nella stanza ci sono ancora i PIVIERI e la valigetta con il contante. I tre vengono arrestati e fatti scendere. Sono le 20,15. Franco Vazio, Ferdinando Pivieri e Mariella De Marchi vengono fatti salire su tre auto civetta che, a sirene spiegate, tornano a Savona…". La difesa dell'allora giovane procuratore legale VAZIO è secca: "Estorsione io, non scherziamo. Ma nemmeno i miei clienti lo sono Semplicemente ho predisposto una scrittura tra due privati. I miei clienti, che non avevano nessuno sfratto, si sono impegnati a lasciare l'appartamento per una cifra. Il proprietario era d'accordo. Il sistemato è che adesso i signori PIVIERI, oltre alle accuse, sono senza casa avendo rispettato i patti e l'altra parte si trova con la disponibilità dell'appartamento e con i soldi". A parte il fatto che l'appartamento era il loro e pure i soldi, e non quindi dei suoi clienti, Franco VAZIO, su richiesta dello stesso Pm Tiziana PARENTI (sì, quella Tiziana PARENTI) esce indenne dal procedimento. Lui era solo il legale dei signori che volevano compiere l'estorsione, quindi, dopo la mobilitazione degli avvocati savonesi a difesa di VAZIO, il pm chiede ed ottiene l'archiviazione per lui. Eppure la tentata estorsione c'era stata e non fu consumata pienamente solo per l'irruzione della Squadra Mobile di Savona nello studio legale di VAZIO… e per questa continuarono ad essere perseguiti i coniugi PIVIERI che, nel novembre 1993, al processo davanti al Tribunale di Savona, i due hanno patteggiato una pena di un anno di reclusione trecentomila lire di multa ciascuno.

Andiamo avanti. Come abbiamo documentato e come ha ripreso anche Marco Preve su "La Repubblica" (vedi qui), oltre Mario Molinari su "Ninin" (vedi qui) la signora VAZIO, ovvero la moglie di Franco VAZIO, con la società comune ai coniugi BERRUTI (Federico BERRUTI sindaco di Savona e consorte), la "PIRAGORA SRL" decidono di comprare un immobile uso ufficio a Savona. A chi si rivolgono? Al NUCERA Andrea. I potenti nel savonese facevano tutti capolino dal NUCERA… e così anche loro, trovandosi quindi nello stesso palazzo di Via Diaz con l'onnipresente cumulatore di cariche (CARISA, Unione degli Industriali e Camera di Commercio di Savona) PASQUALE Luciano e il massone, politico ed avvocatoMARSON Paolo. Ancora: una delle amicizie più forti di VAZIO è quella con MELGRATI Marco, esponente del centrodestra e legatissimo a SCAJOLA Claudio, sindaco cementificatore di Alassio che (lo ha dichiarato pubblicamente) è orgoglioso di essere amico di ORLANDO Roberto e FAZZARI Rita (della nota famiglia FAZZARI-GULLACE), nonché anche orgoglioso dell'amicizia (anche ora che è latitante) con NUCERA Andrea. Per la cronaca MELGRATI lasciò in eredità al Comune di Alassio, una volta decaduto dalla carica di Sindaco per la sua elezione in Consiglio Regionale, un Segretario Generale particolare. Si trattava di STRANGI Giuseppe detto "Pino", rimasto disoccupato dopo lo scioglimento del Comune di Gioia Tauro per il condizionamento della cosca dei PIROMALLI. MELGRATI lo chiamò in servizio ad Alassio, l'allora dirigente del Commissariato locale della Polizia di Stato, ARICO' Saverio lo ospitò per qualche tempo al Commissariato (STRANGI affermerà che erano molto legati e lui era anche il padrino di cresima dell'ARICO')… e MARCIANO Giuseppe detto "Peppino" (capo "locale" della 'ndrangheta a Ventimiglia insieme al PALAMARA Antonio) lo indicava come "amico" che era salito per aiutare e lo ospitava, con famigliari al seguito, presso il suo ristorante "Le Volte" di Ventimiglia, come emerso dalle intercettazioni dell'inchiesta "LA SVOLTA". Oltre all'amicizia che lo lega all'esponente dello schieramento (apparentemente) opposto, MELGRATI, il VAZIO è anche il legale storico di MELGRATI.

Ora visto che magari non è sufficiente ad offrire un quadro esaustivo del contesto andiamo avanti e riprendiamo (ed ulteriormente documentiamo) quanto abbiamo già indicato su Albenga (prima delle elezioni comunali della scorsa primavera).

Franco VAZIO è il dominus del PD di Albenga. Per le elezioni amministrative sceglie il suo socio e cugino quale candidato sindaco. E' CANGIANO Giorgio. Poco dopo l'elezione CANGIANO ("premiato" da LIBERA contro le mafie con il braccialetto "bianco") dichiarerà che ad Albenga e nell'albenganese non esiste infiltrazione della criminalità organizzata (praticamente un replay di quanto tuonato da MELGRATI sul palco della manifestazione pro SCAJOLA davanti al Porto di Imperia: "la mafia qua non esiste"). Peccato che la 'ndrangheta ad Albenga, nella Piana di Albenga ed in tutto il ponente savonese vi è dagli anni Settanta e condiziona pure il voto, con certezza documentale, nel suo asse con la massoneria, dagli anni Ottanta. La questione è che forse, quindi, CANGIANO non ci vede bene. Questa potrebbe essere la spiegazione del suo negazionismo ma anche di altro… Infatti come abbiamo già ricordato il fratello CANGIANO Carlo è stato a lungo fidanzato (ed ancora in rapporti di amicizia) con GULLACE Martina (che si mostrava molto attiva su facebook nel sostenere la candidatura di CANGIANO a Sindaco). GULLACE Martina è la figlia di GULLACE Elio e da quel che sappiamo è molto legata al padre e non si è mai dissociata e distaccata dal suo nucleo familiare di origine, nonché anche in contatto con gli altri parenti delle note famiglie 'ndraghetiste. GULLACE Elio, oltre ad essere parte integrante della struttura 'ndranghetista capeggiata nel nord-ovest dal fratello Carmelo, è indicato da tempo agli Atti come "affiliato" alla 'ndrangheta. Non solo. Fu proprio lui, unitamente al PRONESTI' Rocco che venne beccato (fortunatamente) in auto, con pistola occultata ma funzionante e pronta a sparare, davanti all'ufficio di quel Giudice Istruttore di Torino che aveva "osato" arrestare GULLACE Carmelo e che il GULLACE Carmelo, secondo dati acquisiti dagli inquirenti, avrebbe voluto fisse morto ammazzato…

Ma la questione politica più pesante è altra. Se già erano emerse cointeressenza particolari tra il gruppo dei GULLACE-FAZZARI con l'amministrazione di Albenga dai tempi di TEARDO (anche per il tramite del FAMELI Antonio), queste si ritrovavano nelle più recenti amministrazioni, trasversalmente. Senza andare troppo indietro nel tempo e per arrivare alle elezioni che hanno incoronato CANGIANO, dobbiamo procediamo schematicamente.

Già con l'Amministrazione del Comune di Albenga guidata dal sindaco di centrosinistra TABO' Antonello. Fu lui, ad esempio, ad aprire la strada al progetto di una nuova discarica perseguito dai FAZZARI-GULLACE a Campochiesa. La Giunta di centrodestra capeggiata dalla leghista GUARNIERI Rosy (legatissima alla comunità siciliana) cercò in tutti i modi di rimettere in pista quel progetto di discarica della nota famigliola. Non solo: quell'amministrazione promuoverà una serie di scelte, come quella del chiosco della principale piazza cittadina, che andavano a favorire gli interessi dei componenti della famiglia NATO. Questa famiglia, soprattutto per il NATO Francesco, risulta fortemente legata come abbiamo già evidenziato direttamente al GULLACE Carmelo. Se salirono in Liguria in una notte calabrese per evitare di finire male, i NATO finirono nella ragnatela del GULLACE dopo che la macchina di NATO Nicola andò a fuoco sotto casa, dopo che era stato richiesto al GULLACE il pagamento di un servizio di trasporto in Calabria. I NATO si ricolsero in allora (un po' sul modello del NUCERA Giovanni) ad una delle potenti famiglie di 'ndrangheta della "provincia" di Reggio Calabria, perché chiarissero con il GULLACE e - secondo la testimonianza che abbiamo raccolto - il seguitò fu semplice: il GULLACE divenne "padrone" a casa dei NATO e nel loro ufficio di Pompe Funebri era diventato di casa.
Il progetto della Discarica fu bloccato tra denunce pubbliche, denunce all'Autorità Giudiziaria e proteste e ricorsi al Tar. Il progetto di Forno Crematorio - con il cointeresse dei NATO - non vide il via libera… La Giunta della GUARNIERI finì per cadere. Alle elezioni uno dei pilastri della maggioranza di centrodestra NUCERA Massimiliano (cugino del più noto NUCERA Andrea), appoggiato tra gli altri dai giovani NATO (in stretto rapporto con le nuove generazioni dei GULLACE e PRONESTI'), decide di candidarsi da solo a Sindaco, contro la GUARNIERI formalmente appoggiata da Lega e PDL-FI. A sorpresa il capogruppo in Regione del PDL che diventava la nuova FI, quel già citato MELGRATI Marco, amico del VAZIO, decide pubblicamente di appoggiare NUCERA e non il candidato ufficiale del suo partito (la GUARNIERI). Indebolito il fronte elettorale di centrodestra con la spaccatura nelle candidature, CANGIANO Giorgio, voluto fortemente da VAZIO, trionfa.

Se abbiamo già visto prima (e già anche scritto) che la giovane GULLACE appoggiava apertamente CANGIANO ed un candidato di una lista a questo collegato, è una candidatura di una lista di appoggio a CANGIANO che desta le più forti inquietudini. Nella lista VOCE ALLA GENTE PIU' veniva infatti candidato il noto ACCAME Fabrizio (già esponente della MARGHERITA). Questi era già noto pubblicamente, visto il contenuto dell'Ordinanza di Custodia Cautelare dell'Operazione "CARIOCA" a carico del FAMELI Antonio ed altri, l'ACCAME veniva chiaramente indicato come uomo che lavorava con il FAMELI ed il PRONESTI' Antonello (inserito dalla D.I.A. nella mappatura della potente cosca GULLACE-RASO-ALBANESE nel nord-ovest) nonché, ovviamente, in stretto rapporto con il GULLACE Carmelo. Questo "dettaglio" pubblico avrebbe dovuto far drizzare le orecchie al VAZIO ed al CANGIANO… ed invece nulla. ACCAME è candidato. Con quella candidatura è reso evidente da che parte si deve stare! E per un maggiore accreditamento non manca nemmeno una foto pubblica in cui l'ACCAME è abbracciato alla Ministro BOSCHI (del Governo Renzi), insieme a CANGIANO Giorgio





Ecco che nella coalizione guidata dal PD di Albenga (su cui VAZIO mette la mano sul fuoco, noi manco un unghia!) c'è l'uomo dei boss della 'ndrangheta. Per rendere più chiaro il tutto, a questo punto pubblichiamo tre foto. Tre foto di fine novembre. Scattate a Ceriale, dopo una lunga riunione al bar "MAESTRALE" dei GULLACE Carmelo ed Elio con gli SCIGLITANO Gianni e Pino (quelli della CI.SA. SRL)… e con il citato ACCAME Fabrizio. Rapporti alla luce del sole, quindi... che qualcuno però non ha voluto (e non vuole) vedere. Ecco quindi una foto all'uscita del bar del gruppo che lì si intratteneva ancora a lungo, una dove si vedono i due GULLACE parlano con l'ACCAME, e la terza di quando i GULLACE ed l'ACCAME si spostano dopo che gli SCIGLITANO si erano allontanati:


Da sinistra GULLACE Elio, ACCAME Fabrizio di spalle, SCIGLITANO Giovanni con i capelli scuri,

SCIGLITANO Giuseppe capalli brizzlati di schiena e tra questi ultimi due il GULLACE Carmelo.


Da sinistra GULLACE Elio, GULLACE Carmelo e ACCAME Fabrizio di spalle.


Da sinistra GULLACE Carmelo, GULLACE Elio di spalle e ACCAME Fabrizio.

Per la cronaca, visto che poi si pensa che noi ci si inventi le cose, oltre agli elementi documentali (e fotografici) per opportuna completezza indichiamo quanto, in riferimento al GULLACE Carmelo la D.I.A. ha indicato in recenti Atti relativamente allo spessore criminale del soggetto: "nato a Cittanova (RC) 06.01.1951; lo stesso è soggetto pluripregiudicato per reati gravissimi, quale omicidio, associazione a delinquere di stampo mafioso, porto abusivo e detenzione di armi, sequestro di persona, sottoposto".

In una specifica manovra investigativa, già nota pubblicamente, il GULLACE Carmelo è stato identificato quale capo indiscusso della cosca nel Nord-Ovest d'Italia, mentre il terzo fratello, Francesco detto "Ciccio", è stato individuato come braccio destro in terra d'origine del capo-locale di Canolo (nonché fratellastro) RASO Giuseppe detto "avvocaticchio".

Da altre recenti inchieste, come abbiamo già documentato, l'organizzazione facente capo al GULLACE Carmelo ed al capo indiscusso RASO Girolamo detto "Mommo", è riuscita a condizionare anche le elezioni regionali in Lombardia ed in Calabria. In Lombardia, con l'operatività del D'AGOSTINO Giuseppe detto "Pino" (massone ed 'ndranghetista, già emerso nell'inchiesta su TEARDO e massoneria nel savonese, unitamente ai già citati FILIPPONE e FAMELI) aveva fatto sì che venisse eletto lo ZAMBETTI Domenico, poi nominato Assessore Regionale alle Case della Giunta guidata da FORMIGONI; in Calabria aveva invece permesso, anche con azioni intimidatorie, l'elezione di CARIDI Antonio, che quindi venne nominato Assessore Regionale alle Case della Giunta Scopelliti (prima di essere promosso al Senato della Repubblica dove tentò anche di entrare in Commissione Antimafia).


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