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Attendiamo altri morti o si cancella la parola “pietà” per gli 'ndranghetisti?

Una bomba è esplosa. Non quella lontana di Baghdad, quella più vicina. A Lamezia Terme, regione Calabria, Italia.
Davanti ad un bar inaugurato ieri, dopo un trasferimento dalla vecchia sede poco distante. Il bar era chiuso e non ci sono state vittime, per fortuna.
A Lamezia Terme il recente colpo pesante degli arresti inflitti alla cosca dei GIAMPA' (vedi qui l'Ordinanza di Custodia Cautelare) aveva prodotto anche la rottura dell'omertà da parte di alcuni che hanno scelto di collaborare. E' stata un'inchiesta pesante che prosegue e che ha squarciato la cappa che avvolgeva il rapporto della 'ndrangheta con la politica ed il voto di scambio, aprendo nuovi filoni di indagine.

A Lamezia Terme non sono nuove le bombe. A settembre 2012, ad esempio, quella destinata alla pizzeria della sorella di un collaboratore di giustizia. Gli autori furono arrestati con rapidità, con l'operazione "NUOVE LEVE".

Ad ora non sappiamo se siano nuove leve della manovalanza dei GIAMPA' gli autori di questo nuovo attentato o se siano, invece, altri soggetti emergenti che cercano di conquistare terreno dopo gli arresti che hanno disarticolato pesantemente l'organizzazione dei GIAMPA'. Sappiamo però altro...

1) Gli arresti non sono sufficienti a sconfiggere la 'ndrangheta;

2) Non sono nemmeno sufficienti le condanne inflitte agli 'ndranghetisti;

3) Non sono sufficienti i sequestri dei beni (che devono attendere anni ed anni per divenire confische);

4) Non servono nemmeno le visite “formali” della Commissione Antimafia qua e là per audizioni a cui non seguono provvedimenti seri.

Se da un lato lo sforzo straordinario della Magistratura e dei reparti investigativi - con le normative vigenti e le sempre minori e insufficienti risorse a disposizione – non può, con ogni evidenza, bastare a piegare la 'ndrangheta e la sua capacità di riorganizzarsi a seguito di arresti e condanne, basterebbero alcune semplici modifiche legislative (approvabili nel giro di pochi giorni, senza alcuna legge speciale).
E queste modifiche legislative che servono SUBITO, oltre a quella in discussione relativa all'art. 416-ter del Codice Penale (per colpire effettivamente il voto di scambio ed il patto politico-mafioso), devono rendere chiaro un messaggio: nessuna pietà per gli 'ndraghetisti.

Ed allora occorre che il Parlamento approvi modifiche immediate per:

a) escludere dalla possibilità di ricorrere al "rito abbreviato" (ovvero agli sconti di pena) per gli imputati dei reati previsti dagli artt. 416, 416 bis e ter del Codice Penale, nonché per reati "connessi" (estorsione, usura, riciclaggio, traffico di stupefacenti,...), così come per gli imputati per i reati contro la pubblica amministrazione e la libera concorrenza (corruzione, turbativa libertà degli incanti, truffa ai danni dello Stato...);

b) aumentare le pene previste per i reati del 416 bis e connessi, con inasprimento del carcere duro (41-bis), così come l'esclusione da qualsivoglia beneficio (come l'affidamento ai servizi sociali o lavori esterni al cercare) dei soggetti condannati per reati di mafia e connessi;

c) ridurre drasticamente, anche attraverso l'aumento dell'organico dei Tribunali, i tempi tra sequestro e confisca dei beni.

Modifiche semplici che però nessuno, a quanto pare, vuole portare avanti ed approvare... non ne parlano nemmeno.

Poi ci sono quei provvedimenti che, ancora, si attendono da anni, come il prevedere la possibilità di scioglimento per infiltrazione e condizionamento mafioso anche delle Regioni, oltre che delle Amministrazioni Comunali, e la riorganizzazione del sistema di protezione per collaboratori e testimoni di giustizia (su cui siamo tornati di recente). E' ora che le Interdizioni Antimafia delle Prefetture vedano un rafforzamento dal punto di vista normativo così da impedire gli aggiramenti o anche "interpretazioni" morbide da parte della Giustizia Amministrativa (Tar e Consiglio di Stato).

E' ora che lo Stato usi il pugno di ferro contro gli 'ndranghetisti (e gli altri mafiosi) per stroncarli, e stroncare le reti di relazioni e complicità.
E' ora, anche, di incominciare a far sì che tutte le Procure (cioè tutte, da Nord a Sud) colpiscano con fermezza il concorso esterno di quegli imprenditori e professionisti che, piegandosi (o vendendosi) agli uomini delle cosche, sono divenuti COMPLICI, contribuendo, nei fatti, al rafforzamento ed arricchimento dell'organizzazione mafiosa.

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