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Raccuglia e' finito dove doveva: in cella, al 41 bis! Si vada avanti...

L'arresto del boss RaccugliaIeri è finita la lunga latitanza del numero due di Cosa Nostra, Domenico Raccuglia. Il lavoro dei reparti investigativi, nonostante i tagli, continua ad andare a segno e uno ad uno i potenti boss di Cosa Nostra, 'Ndrangheta e Camorra finiscono in carcere, mentre i loro patrimoni vengono aggrediti! Il potente boss Raccuglia continuava nel controllo delle attività mafiose ed è stato catturato dagli agenti della Catturandi e dello SCO di Palermo a Calatafimi in provincia di Trapani.
Quindi grrrrazzzieee ragazzi!!! Ora bisogna prendere una volta per tutte Messina Denaro... bisogna colpire definitivamente la rete di collusioni che hanno permesso a Cosa Nostra di "ripartire" dopo i colpi inflitti nel recente passato. Non bisogna dargli tregua... bisogna colpire uno dopo l'altro gli affiliati e la rete di fiancheggiatori e complici. Bisogna partire dallo sradicare una volta per tutte l'organizzazione dei "gelesi" che, con i riesini, dai residuati degli Emmanuello e Madonia, continuano ad operare, anche grazie ad "insospettabili" (per altri, non per noi), lungo l'asse che va da Gela e la provincia di Caltanissetta, a Genova e la Liguria, a Milano ed alla Lombardia... sino al circondario del torinese. Questa struttura, con ancora il proprio "gruppo di fuoco", nonostante i recenti arresti tra Liguria e Lombardia, è quella che garantisce una pesante infiltrazione di Cosa Nostra anche nel settore degli appalti pubblici e delle forniture, soprattutto nel settore dell'edilizia...

Non solo: si riaprano l'Asinara e Pianosa. Queste diventino la sede per un drastico carcere duro che impedisca radicalmente ogni collegamento dei boss e dei loro sodali con il mondo esterno.
Cosa Nostra può essere annientata definitivamente e deve essere annientata una volta per tutte, quindi si abbia il coraggio di smembrare quella rete che, come detto, soprattutto nel nord, principalmente in Liguria e Lombardia, ha costruito con coperture potenti, da quelle dei politici e pubblici amministratori a quelle degli imprenditori che si sono fatti complici, di coloro che accettano il "patto" con Cosa Nostra e non denunciano a quella rete di contiguità, di connivenza e complicità che si è inserita sin dentro a strutture e istituzioni di controllo.
Dopo questo ennessimo arresto Cosa Nostra è destabilizzata più che mai, e colpirla senza tregua e senza scrupolo, significa evitare sia che possa "sanare" le ferite inflitte, ma anche che si apra la strada ad una "riorganizzazione" interna per il controllo del territorio che potrebbe essere devastante.


Ecco alcuni articoli sull'arresto...

16.11.2009 - Repubblica
Raccuglia, prima notte in cella - Il boss: "Non ho niente da dire"
Sotto esame i pizzini ritrovati nello zaino del numero due di Cosa nostra
di Salvo Palazzolo
Palermo. "Non ho niente da dire". E' questa la risposta che il boss Domenico Raccuglia ha offerto subito dopo l'arresto al procuratore aggiunto Antonio Ingroia e ai sostituti Roberta Buzzolani e Francesco Del Bene. Quando i magistrati sono entrati nell'ufficio della squadra mobile dove il capomafia era in manette, lui si è subito alzato, ha fatto un cenno rispettoso di saluto, ma ha precisato che non intendeva rispondere ad alcuna domanda. Ha poi sussurrato: "Avete visto in che condizioni vivevo?".
Dopo 13 anni di latitanza, Domenico "Mimmo" Raccuglia ha passato la sua prima notte da arrestato in una camera di sicurezza della squadra mobile di Palermo. Intanto, i poliziotti della Catturandi e del Servizio centrale operativo hanno continuato ad esaminare i pizzini ritrovati ieri pomeriggio, nella palazzina di Calatafimi (Trapani) dove il boss si nascondeva. Assieme ai documenti c'erano 120 mila euro in contanti. All'esame degli inquirenti ci sono anche le due pistole e la mitraglietta di fabbricazione cinese che Raccuglia conservava in uno zainetto, lanciato dalla finestra al momento del blitz. Quelle armi potrebbero avere sparato in uno degli omicidi che negli ultimi mesi hanno insanguinato Partinico e Borgetto, i territori della provincia di Palermo su cui Raccuglia aveva esteso il suo controllo.
"Abbiamo arrestato un capomafia in piena operatività", ha detto il questore di Palermo Alessandro Marangoni alla conferenza stampa convocata ieri in tarda serata: "Questa è l'ennesima delle battaglie vinte, adesso bisogna vincerne altre, in vista della vittoria finale". Nella lista dei cacciatori della Catturandi c'è da qualche tempo anche Gianni Nicchi, il giovane boss che in tre anni di latitanza è già diventato il numero uno a Palermo. Al vertice di Cosa nostra resterebbe però il latitante trapanese Matteo Messina Denaro.
Per chi indaga non è un caso che Raccuglia si nascondesse in provincia di Trapani. "Adesso, speriamo che l'arresto di questo latitante possa indebolire Messina Denaro", commenta Antonio Ingroia. I magistrati contano di ottenere indicazioni importanti dai pizzini sequestrati al boss latitante, soprattutto per ricostruire i nuovi assetti dell'organizzazione mafiosa e gli affari su cui i boss avevano puntato.
Da una quindicina di giorni gli investigatori erano sulle tracce di Raccuglia. Seguendo alcuni favoreggiatori erano giunti alla palazzina di via del Cabbasino 20, nel centro di Calatafimi. L'immobile, che è di quattro piani, era apparentemente disabitato, ma di tanto in tanto la coppia di proprietari portava bidoncini di acqua o vivande. La svolta è arrivata venerdì sera, quando da una finestra è apparsa l'immagine di un televisore in funzione. I poliziotti avevano sistemato delle telecamere per riprendere ogni angolo della palazzina: ieri, hanno visto entrare la coppia dei proprietari, con un sacchetto. Pochi minuti dopo, marito e moglie sono usciti. E il televisore, al quarto piano della palazzina, è tornato ad accendersi.
In manette, assieme a Raccuglia, sono finiti i proprietari, entrambi incensurati: Benedetto Calamusa, 44 anni, e la moglie Antonia Soresi, di 38. Per loro l'accusa è quella di favoreggiamento.
Raccuglia verrà trasferito oggi in carcere. Deve scontare tre ergastoli, fra cui quello per l'omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, il figlio del pentito Mario Santo, che Giovanni Brusca voleva ricattare per indurlo alla ritrattazione. Raccuglia fu uno dei carcerieri del bambino.


15.11.2009 - Il Secolo XIX
Arrestato il boss Raccuglia, era latitante da 13 anni
Il boss mafioso latitante Domenico Raccuglia, 45 anni, è stato preso nel pomeriggio, dopo un indagine all'antica, con pedinamenti e intercettazioni, dai poliziotti della sezione catturandi della squadra mobile palermitana. Dal `96 era ricercato per omicidi, estorsioni, rapine, mafia e poi per le varie condanne che andava collezionando: tre ergastoli tra cui quello per l'uccisione del piccolo Giuseppe Di Matteo, e tanti altri anni di carcere. Mimmo Raccuglia, il ´`veterinario´` di Cosa nostra ha tentato di fuggire attraverso un terrazzo dell'appartamento-covo in via Cabasino a Calatafimi Segesta, comune ricco di storia e noto per la battaglia vittoriosa dei Mille di Garibaldi sull'esercito borbonico, ma non ce l'ha fatta. L'operazione era ben congegnata, l'edificio era circondato e i poliziotti non potevano farsi sfuggire un´ occasione così ghiotta: ammanettare quello che lo stesso ministro dell'Interno Roberto Maroni definisce «il numero due di Cosa nostra».
«L'arresto di Raccuglia è uno dei colpi più duri - dice Maroni - inferti alle organizzazioni mafiose negli ultimi annì. Il responsabile del Viminale ha telefonato al Capo della Polizia, il prefetto Antonio Manganelli, per congratularsi dell'operazione. Ma al di là delle classifiche, che nella mafia spesso cambiano velocemente, è certo che Raccuglia era, insieme a Matteo Messina Denaro e a Giovanni Nicchi, uno dei mafiosi più ricercati d'Italia. Al momento dell'irruzione degli agenti nel suo covo era solo. Il capomafia ha tentato di fuggire dal terrazzo, ma è stato bloccato. Nell'abitazione, che sarebbe stato il suo nascondiglio da qualche giorno, sono state trovate diverse pistole. Ammanettato Raccuglia è stato fatto salire su una delle auto della «catturandi» che è poi partita col corteo delle altre macchine della polizia verso la questura di Palermo.
Uomo vicino al clan Brusca di San Giuseppe Jato, Raccuglia ha scalato in vent'anni i vertici di Cosa nostra soprattutto per la sua ferocia nonostante il soprannome di «veterinario» dovuto, a quanto pare, alla sua passione per gli animali, gatti e cavalli soprattutto. È considerato il boss che controlla il territorio che unisce la provincia di Palermo con quella di Trapani. Al suo nome sono legati gli omicidi interni a Cosa nostra nella provincia di Palermo, soprattutto a Partinico, degli ultimi anni dove sono caduti uomini considerati vicini all'ex latitanti o suoi nemici.
Ricercatissimo da polizia e carabinieri che seguivano anche i suoi familiari (un fratello, Salvatore, è stato condannato per mafia) Raccuglia era finora riuscito a sfuggire alla cattura nonostante, ad esempio, i magistrati sapessero che da oltre dieci anni, agli inizi di giugno, in genere tre giorni dopo la chiusura delle scuole, la moglie partisse da Altofonte per andare a trascorrere le vacanze estive col marito latitante. Il sostituto procuratore palermitano Francesco Del Bene che col pm Roberta Buzzolani ha coordinato le indagini sull'arresto del latitante parla di «un grandissimo risultato conseguito in un periodo difficile. La polizia lavora con pochi uomini e poche risorse. Ciò accresce ulteriormente il valore di un'indagine svolta esclusivamente con metodi tradizionali: pedinamenti, videoriprese e intercettazioni». Francesco Gratteri, direttore della direzione anticrimine centrale (Dac) della polizia di Stato dice: «Con l'arresto di Domenico Raccuglia è stata decapitata l'ala corleonese di Cosa nostra». Al capo della polizia sono giunte le congratulazioni di numerosi esponenti politici, tra cui il presidente del Senato Renato Schifani e il ministro della Giustizia Angelino Alfano.

 

Tags: cosa nostra, latitante , arresto, Domenico Raccuglia

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