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Processo "Old Bridge", parla inaspettatamente il boss Rotolo

Palermo. Ha deciso di rispondere alle domande del pm Roberta Buzzolani il boss di Pagliarelli Antonino Rotolo. L'occasione è stata la tranche del processo "Old Bridge" andata in ordinario...

A giudizio c'è il boss Tommaso Inzerillo, uno degli "scappati" che risponde da solo in Corte di Assise, a Palermo, di aver contribuito alla morte dei parenti Pietro e Antonino Inzerillo, uccisi nel 1981 e 1982 negli Stati Uniti. <<Rispondo - ha dichiarato Rotolo - perché qui sono testimone. Nei miei processi non ho mai accettato di farlo. Ma qui se non mi fate intaccare la mia posizione processuale, parlo>>. In questo processo il suo è un ruolo di una certa importanza in virtù di quelle conversazioni intercettate nel box in lamiera di Viale Michelangelo che risalgono al settembre 2005 durante l'inchiesta "Gotha" nelle quali il boss di Pagliarelli  parla dei due delitti con il medico di Cosa Nostra, Antonino Cinà e con Gaetano Sansone <<Io questa storia l'avevo saputa in carcere, questa storia, e in carcere se ne dicono di tutti i colori>>, ha spiegato Rotolo al presidente Salvatore Di Vitale, <<Peccato, peccato che non c'era la telecamera, signor giudice. Perché se c'erano pure le riprese televisive, oltre alle microspie, si sarebbe potuto vedere che io con le mani gesticolavo, come per dire che nemmeno io credevo alle cose che dicevo. Sa quante bugie si dicono in carcere? E quelle che io riferivo erano cose apprese in carcere>>.<<Erano chiacchiere - ha dichiarato Rotolo - Io riferivo chiacchiere tra ex detenuti. Il carcere presidente, è un postaccio. Si dice tutto e spesso si parla male delle persone, senza nemmeno conoscerle>>.
Tommaso Inzerillo è uno degli scappati che negli anni '80 dovette fuggire negli Stati Uniti per scampare alla morte decretata dall'ala corleonese.
La famiglia Inzerillo puntava di ritornare a Palermo da parecchio tempo. Il primo a tornare nel 1997 è stato Francesco Inzerillo detto "u truttaturi", classe 1956, fratello di Salvatore, ucciso a Palermo l'11 maggio 1981, di Santo (rimasto vittima di lupara bianca nello stesso periodo) e di Pietro trovato cadavere nel bagagliaio di una macchina negli Stati Uniti a gennaio dell'82. Appena arrivato in Italia viene arrestato per un vecchio mandato di cattura per traffico di droga e associazione mafiosa. Dallo stesso giudice viene condannato a dieci anni di carcere anche il suo omonimo cugino Franco Inzerillo, classe 1955" "u nivuru". Pena sentenziata anche per il terzo fratello di Tommaso Inzerillo, detenuto dal 2005, che continua a ricevere una retribuzione da Cosa Nostra mentre è in cella. La scarcerazione di Tommaso Inzerillo acuisce la preoccupazione per il ritorno degli "scappati" a Palermo.
Tra i nemici degli Inzerillo c'è anche Antonino Rotolo che si fa promotore di una campagna per la cacciata degli "scappati" fino a entrare in contrasto con Salvatore Lo Piccolo e ad incrinare i rapporti con lo stesso Provenzano, più volte chiamato in causa perché risolva il problema. Ma don Binu prima tergiversa: «Ormai di quelli che hanno deciso queste cose non c'è più nessuno», scrive Provenzano che poi diplomaticamente sentenzia: «A decidere siamo rimasti io, tu e Lo Piccolo».

Maria Loi

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