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Aiuta una prostituta, giustiziato in strada

GIUSTIZIATO con un colpo in faccia perché voleva aiutare una ragazza rumena ad abbandonare il marciapiede o a sottrarsi ai suoi feroci sfruttatori. Perciò sarebbe morto Ilir Krypi, manovale albanese di 42 anni, ammazzato domenica notte alle 23 in via Milano. Le indagini della Squadra Mobile, coordinate dal pm Biagio Mazzeo, già ieri avevano individuato i cinque componenti del commando assassino, tutti albanesi...

Tanto che nel pomeriggio sono stati fermati i primi due: Endrit Bajra, di 24 anni, e Alfred Mara, di 48. Tra i tre mancanti e in fuga c' è il killer che ha premuto il grilletto del revolver. Gli investigatori stanno battendo diverse piste e si pensa che sia ancora sul suolo italiano. Fondamentale per le indagini la collaborazione della giovane prostituta, poco più che ventenne,e di un amico della vittima, entrambi presenti al momento dell' uccisione. L' omicidio presenta diversi punti oscuri ma in base alle prime testimonianze è possibile ricostruire la sequenza e il movente. Ilir Krypi aveva conosciuto alcuni giorni fa la romena, da poco in Italia. Nonostante tra i due pare non vi fosse alcuna relazione sentimentale, l' uomo aveva accettato di darle una mano per liberarsi dal controllo della gang albanese. L' altra sera, assieme a un amico, ha caricato in auto la giovane, in Lungomare Canepa. I tre non si sono accorti di essere seguiti da un' auto con a bordo i 5 protettori. Quando si sono fermati in via Milano, in prossimità di Di Negro, proprio davanti il locale notturno "La Luna" sono stati raggiunti e affrontati dai malavitosi. Sembra che uno della banda abbia bloccato Ilir mentre l' assassino gli ha appoggiato la canna della pistola sul volto ed ha fatto fuoco. Lo sparo è stato udito dall' autista del "66", che ha visto la ragazza in lacrime e ha chiamato il 113. Il tempo di ascoltare le prime testimonianze e la polizia ha iniziato la caccia. Oggi il pm chiederà la convalida dei fermi. Gli interrogatori serviranno a chiarire i contorni del delitto. In un primo tempo si era pensato a un collegamento con l' inchiesta di alcuni mesi fa, che aveva portato all' arresto di albanesi e italiani per un traffico di telefonini e di droga all' interno del carcere. Ilir era rimasto coinvolto per aver aiutato il fratello, rinchiuso a Marassi. Anche se aveva qualche denuncia pendente, l' uomo era incensurato e viveva in Italia regolarmente. Giunto a Genova 14 anni fa dalla provincia di Tirana, lavorava come asfaltatore in una ditta che opera per conto dell' Autorità Portuale. Sposato con una connazionale, Shpresa, due figli di 19 e 14 anni (il giovane studia da geometra all' Abba, la piccola alla media), aveva comprato un piccolo alloggio in via Teglia 41, con un mutuo ancora da finire. Ha diversi fratelli in Albania, due a Genova (uno è ora agli arresti domiciliari), entrambi muratori. Apparentemente una vita pulita, quella di Ilir, fatta di lavoro e famiglia. Nel suo alloggio ieri si sono riuniti parenti e amici, provenienti da ogni parte di Italia per una veglia tradizionale, secondo le usanze albanesi. Se la sua vita ufficiale è nota e irreprensibile, gli investigatori della Squadra Mobile scavano per scoprire se ne avesse anche una seconda, segreta, con contatti e relazioni che lo hanno portatoa occuparsi della sorte della giovane rumena, fino ad essere ucciso.

GIUSEPPE FILETTO MARCO PREVE

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