La Casa della Legalità - Onlus è un'associazione nazionale di volontariato, indipendente ed opera senza finanziamenti pubblici o sponsor

seguici e interagisci suFACEBOOK TWITTER  YOUTUBE

CASA DELLA LEGALITA' E DELLA CULTURA - Onlus
Osservatorio sulla criminalità e le mafie | Osservatorio sui reati ambientali | Osservatorio su trasparenza e correttezza della P.A.

La superteste: «Mi ha difeso in due lo hanno freddato»

Lei è una ragazza romena che si prostituisce nei locali. Lo fa per tirare a campare ma lo fa da sola, è una "indipendente". Cinque albanesi però, questa sua indipendenza non la tolleravano proprio e pretendevano di farle da magnaccia. Lui, Ilir Krypi, un quarantaduenne albanese di via Teglia, si mette in mezzo, per difenderla. E il gruppo lo fa fuori, sparandogli un colpo di pistola all'occhio destro. A grandi linee è questo, secondo gli inquirenti coordinati dal sostituto procuratore Biagio Mazzeo, lo schema dell'omicidio avvenuto l'altra sera in via Milano, poco distante da piazza Di Negro. Dove Krypi è stato freddato con un colpo di revolver, di piccolo calibro, davanti allo sguardo della ragazza. Trasformatasi così in testimone chiave. Un assassinio per il quale ieri pomeriggio sono stati fermati i primi due indiziati, entrambi albanesi: Alfred Marra, 38 anni, ed Endrith Berja, di 24. Nessuno dei due, però, sarebbe l'esecutore materiale: colui che ha premuto il grilletto e fatto fuoco...


«Ecco cosa è successo» «Io lavoro per i fatti miei - inizia a raccontare la ragazza agli investigatori - ma ci sono degli albanesi che vogliono farmi battere per loro. Stasera ci hanno seguito, io non volevo e ho chiesto aiuto a Ilir». È con quest'ultimo, e un amico di lui, che la giovane romena sale su una macchina. Il trio si dirige verso un bar di piazza Di Negro. «Dovevo parlare con Ilir e volevamo stare un po' tranquilli - prosegue la giovane con la polizia - Ma appena siamo entrati nel bar io li ho visti. Ci erano venuti dietro, quegli albanesi. Siamo usciti e loro ci hanno raggiunti». In quel momento inizia la lite: «Gridavano in albanese - ricorda lei - Io non la capisco la loro lingua. Ilir si era messo fra me e loro. È successo tutto in un lampo. Uno di quei cinque gli ha bloccato le braccia, da dietro, mentre un altro ha tirato fuori la pistola e gli ha sparato in faccia». A quel punto l'amico di Krypi è fuggito e così hanno fatto gli altri cinque, due dei quali fratellastri, che bazzicano come la vittima la zona di Teglia.

L'INCHIESTA E L'OMICIDIO
Sono stati già fermati due albanesi che ieri sera hanno partecipato all'omicidio del loro connazionale pregiudicato Ilir Krypi, 42 anni, ucciso alle 23 di ieri con un colpo di pistola in pieno volto, in via Milano nel quartiere di Dinegro a Genova. Azione alla quale, con ruoli diversi, hanno partecipato cinque persone.
I loro nomi sono già stati iscritti sul registro degli indagati dal pm Biagio Mazzeo, insieme a quelli di altri tre connazionali che sono tuttora ricercati. Nessuno dei due immigrati fermati sarebbe tuttavia l'esecutore materiale dell'omicidio. Secondo quanto spiegato dal vicedirigente della squadra mobile Francesco Navarra e dal capo della squadra omicidi Alessandra Bucci all'origine dell'omicidio sarebbe un regolamento di conti tra albanesi per motivi legati alla prostituzione. L'episodio - spiegano in questura - non ha alcuna attinenza con la disponibilità dimostrata dalla vittima ai magistrati quando fu arrestato nell'ambito di un'inchiesta condotta dal sostituto procuratore della Direzione investigativa antimafia, Andrea Canciani, sul traffico di cocaina e cellulari per i detenuti nel carcere di Marassi, che aveva fatto finire in cella anche un agente della penitenziaria e due pregiudicati calabresi in odore di `ndrangheta.
Numerosi gli albanesi ascoltati e le perquisizioni condotte nella notte e nella mattinata. Tra le persone sentite anche la prostituta che si trovava in compagnia di Krypi quando e´ stato raggiunto dal colpo di pistola sotto l'occhio sinistro, che lo ha ucciso all'istante. È sulla base di quanto raccolto proprio in queste ore che gli inquirenti si sono fatti «un'idea precisa» anche sul movente che ha portato all'assassinio dell'immigrato, che alle spalle aveva alcuni precedenti. Secondo quanto ricostruito, la vittima era bordo di un'auto con una prostituta rumena ed un connazionale e stava percorrendo la zona tra calata della Chiappella e San Benigno, vicina alle banchine per i traghetti del porto di Genova, quando ha deciso di fermarsi per bere qualcosa ad un bar.
È in questa circostanza che Krypi ed i suoi compagni sono stati raggiunti da un altro veicolo con a bordo cinque albanesi che sono scesi bloccandolo. Uno dei cinque ha preso la vittima tenendola saldamente per le braccia, mentre un altro gli ha sparato in faccia, fuggendo subito dopo. A chiamare il 113 è stato il conducente di un autobus della linea 66, fermo al capolinea, poco distante da dove è avvenuto l'omicidio, che ha sentito lo sparo e poi le urla della donna.

Stampa Email

Frammenti sulla Liguria

Frammenti su altre Regioni

Dossier & Speciali

I siti per le segnalazioni

Osservatorio Antimafia
www.osservatorioantimafia.org

Osservatorio Ambiente e Salute
www.osservatorioambientesalute.org

Osservatorio sulla
Pubblica Amministrazione
www.osservatoriopa.org

 

e presto online

sito in fase di allestimento