«La mafia ha tanti volti. Non trascurarne i segnali»
«LA MAFIA non è una. Sono tante. E fenomeni di maxi-evasione fiscale come questi, che si concretizzano nell'uso illecito dei bassi e degli appartamenti, nel rapporto con la prostituzione e forse anche con quello della clandestinità, sono uno dei tanti modi con cui le organizzazioni mafiose si radicano nei territori». Marta Vincenzi fece molto scalpore, tre mesi fa, quando denunciò presenze mafiose nel Centro storico. Alla notizia dell'operazione compiuta nei vicoli dai Carabinieri e dalla Direzione investigativa antimafia il sindaco ringrazia e invita ad alzare ulteriormente la guardia. Quegli stessi vicoli, le vetrine die negozi, sono da mesi tappezzati di cartelli che recitano «grazie Marta Vincenzi, ma il progetto Mercurio non lo vogliamo». Dopo l'affondo dell'operazione "Terra di nessuno", il primo cittadino coglie l'occasione per rimotivare la sfida contestata di mettere telecamere su tuttigli ingressi della Città vecchia: «Credo che l'iniziativa vada vista in una luce diversa. Dobbiamo sapere chi entra ed esce da questa parte della città».
«Genova, soprattutto alcuni quartieri, sono in mano alla mafia», disse la Vincenzi a fine marzo. Il vertice della Dia allora rispose: «non c'è alcuna inchiesta aperta su infiltrazioni di quel tipo». Concordò il prefetto Annamaria Cancellieri: «Non risulta. Quando ci sono state segnalate anomalie in questa direzione, abbiamo subito controllato, riscontrando situazioni circoscritte e di poco conto». Non è dato di sapere se lo smentire o il non dire di allora facessero parte di una sorta di strategia della riservatezza delle indagini. Sta di fatto che dal Comune ci si sentì in dovere di lanciare il macigno nello stagno: a breve sia sul Ghetto che sulla Maddalena pioveranno milioni di euro di finanziamenti europei per ripristinare facciate e marciapiedi. «Le denunce che ci erano arrivate dai cittadini assumevano un significato forte proprio in relazione agli investimenti in queste zone delicate - dice il sindaco - il tema su cui si è lavorato e che ha messo insieme Polizia municipale e altre forze dell'ordine è quello di evitare, ora, che nella compravendita di questi stabili si possano infiltrare privati immobiliari privi di una rintracciabilità totale». Ora, dopo , la Procura, e l'accusa che ha portato ai sigilli è esclusivamente, allo stato attuale, quella di affittare in nero. «Però questi sono fenomeni che vanno legati a presenze mafiose - rincara la Vincenzi - Il fatto che siano state individuati movimenti illegali mi sembra dia ragione alla necessità che vi sia sempre un occhio attento e che non si trascurino i segnali che vengono dai cittadini». Mai ricevuto minacce dopo le sue dichiarazioni? «Non dopo quelle dichiarazioni». E prima? «Neanche prima, direttamente, perché non hanno riguardato la mia persona». Qualcuno le suggerì di andare a parlare con l'antimafia, invece che con i giornali. «L'ho fatto. Anzi, sono gli investigatori della Dia che sono venuti da me». I carabinieri hanno trovato una quindicina di clandestini, negli appartamenti sequestrati. La clandestinità, dopo il decreto sicurezza, è un reato. Paura che a rimetterci saranno i deboli? «Sì, ho un timore grandissimo. Dobbiamo tenere alta la guardia». Mercurio, secondo il sindaco, può aiutare. «Oltre che a migliorare la qualità, a ridurre l'inquinamento e a razionalizzare il traffico, monitorare gli ingressi consentirà di avere uno strumento per ridurre fenomeni dietro ai quali si nascondono tracce di illegalità. Non possiamo parlare di Centro storico se non come di un luogo dove debba tornare la legalità in tutte le sue forme». Vincenzi spera che dopo questo primo atto ne segua uno mirato contro il racket della prostituzione. «So bene che l'ordinanza di chiusura dei bassi si sia rivelata insufficiente - dice - Sono la prima a sapere che la prostituzione si sposta dal basso ai piani alti. Per evitare che questo avvenga ci vuole un'intensificazione dell'indagine. E colpire nei punti dove dietro il fenomeno del sesso a pagamento c'è lo sfruttamento e la tratta delle schiave».
daniele grillo
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