L'Operazione antimafia - L'ascesa e la caduta del boss del mattone
LA SERRANDA del negozio, in piazza Caricamento, è insolitamente abbassata. «Di solito - spiega il giornalaio - è sempre qui a lavorare». Ma questa volta Benito Canfarotta, titolare di una piccola rivendita di calcestruzzi al 16 "rosso" di piazza Caricamento ha altro da fare...
È alle prese con gli uomini della Dia e i carabinieri del comando provinciale di Genova che due notti fa, nel corso di un'operazione antimafia condotta con la collaborazione di polizia municipale e vigili del fuoco, hanno perquisito e sequestrato oltre cento abitazioni. Un impero immobiliare concentrato nei vicoli, ma esteso anche a Sampierdarena e Coronata. Il cui valore ammonterebbe a cinque milioni di euro. Appartamenti di piccola metratura, e al massimo di quattro vani. Tutti di proprietà di Benito e della sua famiglia.
Palermitano, classe 1939, Benito Canfarotta arriva a Genova alla fine degli anni '70 con la moglie, Filippa Lo Re, e i figli Salvatore, Claudio e Massimiliano. Qui comincia la sua avventura come manovale edile. O almeno questo è quanto dichiara. In realtà, da subito, Benito intraprende, secondo gli inquirenti, un'intensa attività di acquisto e gestione di immobili. Comincia con due bassi che affitta - in nero - a immigrati. Col tempo l'attività si estende a nuovi mercati: all'inizio degli anni '90 possiede già una quarantina di magazzini e appartamenti, molti dei quali in affitto a prostitute sudamericane. L'attività immobiliare lo assorbe, ormai, a tempo pieno al punto che Benito fonda, sempre all'inizio degli anni '90, un'agenzia immobiliare, al 25 "rosso" di via della Maddalena.
Ma è proprio negli anni '90 che comincia ad avere i primi guai. Nel '94 gli agenti della squadra mobile mettono i sigilli a sei monolocali di sua proprietà, in centro storico. Tutti affittati a prostitute sudamericane. Nel '97, insieme alla moglie Filippa, è indagato per induzione, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. Sempre nel '97 è radiato dall'albo degli agenti immobiliari, per «turbativa di mercato» e «gravi irregolarità nell'attività di mediazione».
Incidenti di percorso, che non rallentano la sua inarrestabile ascesa. A partire dalla fine degli anni '90 Benito comincia, semplicemente, per non dare troppo nell'occhio, a differenziare la propria attività e a farsi una vita - apparentemente - nuova. Nel '99 apre, in piazza Caricamento, un piccolo negozio di calcestruzzi e materiali edili, che è tutt'ora attivo. Così come attiva era, fino a due giorni fa, l'attività gestita in via Canneto il Curto, a pochi passi dalla cattedrale, dalla moglie Filippa. Un'agenzia immobiliare illegale, sconosciuta ai genovesi ma nota a livello internazionale. Filippa, stando alle informazioni raccolte dagli investigatori, è affettuosamente soprannominata "mama" dalle prostitute e dai clandestini a cui fornisce sostegno logistico. «È considerata - sostengono Dia e carabinieri - un punto di riferimento per molti extracomunitari ancora prima di giungere nel territorio italiano e soprattutto per coloro che per sopravvivere sono costrette all'attività di meretricio».
Uomo di poche parole, Benito Canfarotta ha sempre condotto una vita senza eccessi. Non ha mai neppure comprato l'automobile. Se gliene serviva una, la prendeva in affitto per mezza giornata. Ma dietro questa vita parca, ha continuato a gestire un business milionario, con uno stile a tratti spregiudicato. Chiedendo settecento euro al mese, in nero, per venti metri quadrati senza bagno né cucina. E cambiando, nottetempo, la serratura agli inquilini morosi per costringerli ad andarsene di casa.
Questo impero, Benito lo ha creato soprattutto per garantire un futuro ai propri figli. Che, riconoscenti, hanno seguito le orme paterne. Massimiliano, dopo avere avviato, nel 2003, un'impresa edile, diventa nel 2006 amministratore unico della Sea Yacths. Una società di famiglia che ha per oggetto sociale le riparazioni navali e «tutte quelle operazioni mobiliari e immobiliari ritenute utili per il conseguimento dell'oggetto sociale». Salvatore, invece, è oggi indagato insieme ai genitori. Nonostante la grande fortuna accumulata, Benito Canfarotta risulta residente in via dei Macelli, in una casa malconcia. Dove però abita una donna, che si presenta come «un'inquilina» e assicura che «il mio proprietario non ha niente da temere da questa vicenda. La sua è un'attività regolarissima».
Marco Fagandini
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Francesco Margiocco
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
