Genova - Affitti a clandestini sequestrate 129 case
Genova. L'aria nei caruggi del centro storico di Genova è così intrisa di umidità, già alle 3 del mattino, che il nastro adesivo non si attacca ai portoni, tanto sono viscidi. E per affiggere i sigilli, i carabinieri devono usare tanti rotoli. Perché sono 129 gli immobili sequestrati ieri dall'Arma e dal centro operativo genovese della Dia, la Direzione investigativa antimafia, nella città vecchia e nel ponente genovese. Soprattutto piccoli appartamenti e bassi. Un blitz che ha impegnato 150 uomini e che ha bloccato, in attesa di un'eventuale confisca, l'intero patrimonio di una delle famiglie più chiacchierate dei vicoli, i Canfarotta. Specializzata, secondo gli inquirenti coordinati dal sostituto procuratore Alberto Lari, nell'affittare in nero - o con prestanome fasulli - a prostitute e cittadini extracomunitari. Un'attività che avrebbe permesso loro di accumulare beni "in muratura" per almeno 5 milioni di euro. Con dichiarazioni dei redditi irrisorie ma movimenti su vari conti bancari da cifre a sei zeri.
Sono tre le persone indagate per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione e per aver dato in locazione i propri immobili a cittadini stranieri irregolari: il capofamiglia, Benito Canfarotta, di 70 anni, la moglie Filippa Lo Re, di 75 e il figlio primogenito Salvatore, quarantunenne. Per loro la Procura ha chiesto la sorveglianza speciale, una misura rivolta a chi vive dei proventi di reati e frequenta abitualmente soggetti pregiudicati. Ecco, stando a quanto accertato dai carabinieri della compagnia Portoria e dalla Dia, in due anni di intense indagini, i Canfarotta non sarebbero collegati a cosche mafiose del palermitano, la zona dove sono nati e dalla quale sono arrivati a Genova alla fine degli anni '70; ma sono in contatto con soggetti siciliani e calabresi dei caruggi considerati vicini alla criminalità organizzata. Infine, per gli inquirenti i due Canfarotta e la Lo Re hanno messo in piedi un vero e proprio sistema illegale per acquistare immobili, trarne profitti solo in parte dichiarati e reinvestire per ingigantire il patrimonio. Abbastanza per chiedere e ottenere dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Genova, il sequestro dei loro beni in base alla legge 575 del '65: «Disposizioni contro la mafia». Che all'articolo 1, uno di quelli contestati ai tre, indica fra i soggetti cui la norma si applica, anche «altre associazioni, comunque localmente denominate, che perseguono finalità o agiscono con metodi corrispondenti a quelli delle associazioni di tipo mafioso».
Grazie a questa norma, gli investigatori hanno preso visione dell'intero patrimonio dei Canfarotta, compresi i beni intestati anche agli altri due figli di Benito, Claudio e Massimiliano. Si parla di 129 immobili a Genova (gli unici sequestrati), 12 a Fontanigorda, 12 a Ceva (nel cuneese) e 10 a Palermo. Poi 16 conti bancari, una Bmw X5, due moto e quote societarie in tre imprese (l'immobiliare "Tunz" e due del settore navale, la genovese "Sea Yachts & C srl" e la sanremese "Riviera Yacht Service srl"): tutto sequestrato. Un clan famigliare a tutti gli effetti, insomma. Tornato agli onori della cronaca dopo i fatti, simili a quelli contestati ieri, che lo avevano visto protagonista già nel 1994 e nel 1997.
Marco Fagandini
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