Prostitute, bassi in affitto a cinquecento euro al mese
Io sono qui per lavorare, del resto non so niente». Maribel (il nome è di fantasia), pesa le parole, parla lentamente, mentre sta seduta su una sedia di legno fuori dei locali dove vive e si prostituisce. La giornata, per lei, comincia presto: se è vero che alle dieci del mattino ha già indossato tutina e tacchi a spillo e aspetta i clienti, in un vicolo stretto e buio, alle spalle di via San Luca. In una cerniera di passi e lastre di ardesia, che collega la Genova frequentata dai turisti e il cuore della città più segreta.
Maribel non parla volentieri, valuta bene cosa dire: «Oggi finisco all'una, domani lavorerà la mia amica - dice - Facciamo a turno. Sono qui da due mesi, arrivo dal sudamerica. Questa casa l'ha trovata la mia amica, io sono venuta ad abitare qui dopo di lei. Paghiamo l'affitto tutti i mesi. Sì, ci troviamo bene, lavoriamo qui». Con lo sguardo, intenso e schietto, fa capire che non è il caso di chiedere altro.
Le occhiate sfuggenti e le risposte evasive si moltiplicano. Non amano parlare di sé le prostitute della città vecchia, che già dal mattino stanno sull'uscio delle loro case cercando di attirare l'attenzione dei passanti. Stanno da sole o si riuniscono in piccoli gruppi, scambiano qualche parola nelle piazzette che aprono improvvisamente squarci di luce. Anche dove il sole del buon Dio, come cantava De André, non dà i suoi raggi. Ma non hanno voglia di spiegare i dettagli della loro professione: come e perché sono venute in Italia, come hanno cercato e trovato casa, quanto e a chi pagano l'affitto.
Pilar (il nome è inventato) è arrivata da poco: due settimane fa era ancora in Spagna, poi è venuta qui. La si trova in vico Gattagà: lo stesso vicolo nel quale, qualche giorno fa, una maxi operazione della Dia ha portato i carabinieri a perquisire e sequestrare diverse abitazioni. «Ho trovato questa casa con il passaparola - dice, in un italiano stentato - Ho messo in giro la voce che stavo cercando casa, e sono riuscita a trovare questa». Un po' come accade per gli studenti fuori sede: quando in casa c'è una stanza libera, basta spargere la voce, e si riesce ad affittarla in un batter d'occhio. Anche Pilar si dichiara estranea alle faccende burocratiche legate alla casa. Divide le spese con un'amica, che convive con lei, ed è l'amica, ancora una volta, a occuparsi di tutto, a sapere come muoversi. «Vediamo quanto c'è da pagare e lo dividiamo in due», dice, bollette, affitto e quant'altro. Anche lei non sa chi sia ad affittare la casa: «È lei, la mia amica, che si occupa di tutto».
Stella (nome di fantasia) è italiana, risponde con gentilezza, ma si trincera in un fortino di silenzio. «Non posso dire niente, mi dispiace», dice, sulla porta del locale che usa per ricevere. Ma mentre chiude la porta, proteggendo i suoi spazi da occhiate invadenti, tiene a osservare. «Io, comunque, sono in regola. È tutto affittato regolarmente».
ELENA NIEDDU
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