Mensopoli, parla Casagrande La mia verità su appalti e Ds
Genova. Gli appalti, la corruzione, le inchieste che da due anni tengono con il fiato sospeso politici e amministratori pubblici, e che adesso hanno travolto il potente imprenditore delle bonifiche Gino Mamone. E ancora: l'interesse di alcuni industriali ai finanziamenti elettorali e la sensazione d'essere tirato in ballo, gratis "ogni volta che c'è un casino", sebbene i personaggi di peso si rivelano poi altri.
Massimo Casagrande, 38 anni, avvocato, ex consigliere comunale diessino nella giunta di Giuseppe Pericu - arrestato un anno fa nell'inchiesta Mensopoli - parla di tutto questo per la prima volta, assistito dagli avvocati Antonio Rubino e Giuseppe Tortorelli. E il suo è un racconto comunque importante; non perché sia mai stato al vertice del malaffare, ma perché il suo telefonino, intercettato ufficialmente dall'1 febbraio 2007, è quello cui si sono agganciati via via tutti gli indagati "eccellenti", in alcune delle inchieste più spinose svolte nel capoluogo ligure. Casagrande era uno dei legali di Mamone, il "re" delle demolizioni accusato di contatti mafiosi, d'un maxi cartello per monopolizzare gli appalti in città e di aver creato fondi neri "forse per corrompere politici", come scrive la Finanza. Gli accertamenti più delicati (vedi tabella) nascono da una frase di Mamone che sta contrattando la vendita di un immobile con un altro imprenditore: "Ho già dato un milione di euro a Casagrande", dice il primo.
Casagrande, lei in quel periodo faceva il consigliere comunale e la Procura sospetta che dietro quelle parole ci fosse una maxi-tangente. Cosa stava succedendo?
"Sebbene non abbia ufficialmente ricevuto avvisi di garanzia per quell'episodio (diverso dalla vicenda Mensopoli, ndr), cercherò di spiegarlo. Ai primi di gennaio 2007, l'imprenditore Mamone stava trattando la vendita dell'ex oleificio Gaslini (un'area industriale dismessa lungo il torrente Polcevera a Genova) alla società "Fontessa" di Milano, guidata da Michelino Capparelli. Mamone aveva in precedenza acquistato i terreni e redatto un progetto di bonifica nel 2002, approvato in via definitiva nel 2006. Io preparai il contratto di vendita che fu presentato a Capparelli tramite agenzia immobiliare. Mamone mi disse che mi avrebbe fatto un regalo, ma non ha mai parlato di compensi".
E il milione di euro?
"Capparelli non voleva pagare la cifra richiesta da Mamone. Che a sua volta cercava di convincere l'interlocutore di quanto fosse stato omeroso l'impegno sostenuto fino a quel momento per quel progetto, allo scopo di giustificare la richiesta dei 13,5 milioni. Nel grande calderone butta una frase del tipo "ho dovuto pure dare un milione a Casagrande", anche se non me li ha mai dati. Cioè: faceva finta di aver avuto tante spese "accessorie"".
Il problema è che lei aveva un mandato politico nel municipio genovese. E il pm Francesco Pinto pensa che i soldi potessero servire per "ammorbidirla" e snellire pratiche...
"I tempi dimostrano che non è così. Nel gennaio-febbraio 2007 il mio mandato si stava concludendo (le amministrative che incoronavano Marta Vincenzi si svolsero a maggio, ndr) e avevo già annunciato ai dirigenti del partito che non mi sarei più candidato, nonostante cercassero di convincermi poiché in Valbisagno avevo una consistente dote di voti. Cosa avrei potuto muovere in due mesi, senza essere neppure un assessore?".
L'uomo della strada penserebbe che è perlomeno inopportuno fare l'avvocato di un imprenditore con tanti interessi a Genova come Mamone, e al contempo sedere sui banchi del consiglio...
"Mamone l'ho conosciuto nel 2006, non ricordo in quale frangente. Ho curato casi specifici, come quello dell'ex oleificio, e non so nulla delle vicende che gli sono costate accuse pesanti. E comunque, proprio pensando che avrei potuto trovarmi in situazioni imbarazzanti, ho deciso di non ricandidarmi. In più occasioni ho rifiutato clienti e incarichi che mi avrebbero reso parecchio, pensando che risultassero "incompatibili" con il ruolo a palazzo Tursi".
Vicenda Mensopoli: lei, un altro ex consigliere diessino di Pericu e il portavoce del sindaco Vincenzi indagati. La Procura sostiene che vi foste accordati per prendere tangenti dall'imprenditore vercellese Roberto Alessio e spinargli la strada negli appalti per le mense.
"Alessio, all'inizio del 2007, sapeva che Genova avrebbe eletto un nuovo sindaco e voleva dare un contributo per la campagna elettorale di Marta Vincenzi. Mi chiese come poteva fare e non credo volesse risultare "direttamente". Se ho commesso un errore, è stato quello di non andare diritto al comitato elettorale del Pd e lasciare che se la vedessero loro. Ma se si riesaminano bene le carte, si capisce che per quasi un anno ci sono stati incontri e telefonate solo per studiare una modalità di pagamento, che tra l'altro alla fine non avvenne. Io, com'è noto, non ho preso una lira. So che la corruzione per il codice penale italiano, si contesta già in presenza un accordo e senza passaggio di denaro, ma su questo mi difenderò al processo. Un ultimo dettaglio: Alessio stesso si rese conto - leggendo il sito del Comune di Genova - che l'appalto sarebbe stato meno interessante del previsto e alla fine neppure gli interessava",
Un imprenditore di Vercelli voleva agevolare una campagna elettorale a Genova, Gino Mamone si vanta in un'occasione di essere "amico di tutti", politici e Curia compresi. Come sono, davvero, questi rapporti? Cosa c'è dietro gli sponsor a ridosso delle elezioni?
"Io ero un personaggio di secondo piano nella vita politica di Genova, e non potevo maneggiare questioni enormi. Tutti sanno però che ci sono dei comitati elettorali ai quali arrivano le varie sponsorizzazioni e mi risulta che Mamone fosse sempre interessato a dare il suo apporto. Nient'altro, sebbene alla fine si parli sempre di Massimo Casagrande". Il Secolo XIX, nei giorni scorsi, ha più volte chiesto conto a Vincenzi e Burlando dell'eventuale sostegno ricevuto in prossimità delle elezioni. La prima ha ribadito di non avere notizia di contributi "sospetti" e di non poter sapere cosa è arrivato al comitato elettorale del Pd. Burlando, a proposito di Mamone, ha detto di conoscerlo "di sfuggita" e di non aver ottenuto sovvenzioni da lui.
Casagrande, lei al telefono dice cose obiettivamente sospette.
"Senza dubbio alcune conversazioni potevano risultare ambigue, ma in molti casi basterebbe ascoltare l'audio integrale per capire che si trattava di boutade o di scherzi: ebbene, mi sono costati prigione, ansia e il rischio di andare in rovina, cui ho tamponato vendendo la casa e la macchina giusto per capire qual era davvero il mio tenore di vita. E talvolta credo si sia sbagliato bersaglio, anche con Mamone e Alessio. In questa città è noto a tutti chi gestisce il potere, non in senso necessariamente negativo. Pensare che il mio fosse un ruolo preminente be', fa sorridere."
Perchè non lo dice alla Finanza, scusi?
"Procura e Fiamme Gialle sanno tutto quello che è necessario sapere".
Matteo Indice
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CHI E'
Massimo Casagrande, avvocato civilista, 38 anni, ex consigliere diessino nella giunta guidata da Giuseppe Pericu, inizia ad essere intercettato l'1 febbraio 2007, dopo che l'imprenditore delle bonifiche Gino Mamone lo chiama in causa parlando con un immobiliarista: "Gli ho dato un milione di euro" diceva Mamone facendo sospettare la Finanza che si trattasse di corruzione.
LA VICENDA
Pur non essendo Casagrande il personaggio principale delle inchieste, è il crocevia di chiamate sul suo telefonino a innescare il domino delle indagini (e delle intercettazioni) che travolgeranno amministratori e imprenditori liguri, piemontesi, emiliani e lombardi: nelle indagini sulle sospette tangenti per gli appalti delle mense scolastiche e degli ospedali savonesi restano coinvolti, oltre allo stesso Casagrande, Stefano Francesca (ex portavoce del sindaco genovese Marta Vincenzi), Massimiliano Morettini (ex assessore Vincenzi), Paolo Striano (ex assessore Vincenzi), Giuseppe Profiti (ex supermanager Regione e oggi direttore ospedale Bambin Gesù di Roma), Roberto Alessio (imprenditore piemontese del catering), Alfondo Di Donato (managar Asl Savona) e Antonella Calò (funzionaria Asl Savona). Per molti di loro, a breve, sarà chiesto il processo.
Altre telefonate, che hanno però la stessa origine, mettono nei guai l'imprenditore Mamone (titolare della Eco.Ge) in passato suo datore di lavoro. Mamone recentemente viene perquisito e indagato per associazione a delinquere finalizzata alla turbativa d'asta: secondo il sostituto procuratore Francesco Pinto si era accordato illegalmente con altri dodici imprenditori (anche loro indagati per lo stesso reato) per spartirsi a tavolino gli appalti delle bonifiche nelle ex acciaierie di Genova Cornigliano. Un altro fascicolo è aperto sulla creazione, da parte sempre di Mamone, di sospetti fondi neri attraverso un giro di false fatturazioni.
