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Minacce dalla malavita magistrato sotto scorta

Il pm sanremese Francesco Pescetto da una settimana vive sotto protezione, con agenti armati che lo seguono nei suoi spostamenti. La scorta è stata decisa dal Comitato per la sicurezza in riunione d'urgenza dopo un avvertimento dalla malavita organizzata ritenuto attendibile. Indaga la Procura di Torino...


Dalla scorsa settimana un magistrato di Sanremo è sotto protezione. Si tratta del sostituto procuratore Francesco Pescetto, titolare di alcuni tra i fascicoli più delicati e importanti che riguardano le attività della criminalità organizzata del ponente ligure. Una decina di giorni fa Pescetto sarebbe stato destinatario di una minaccia, sia pure indiretta, da parte di un esponente della malavita ancora in fase di identificazione. La minaccia è stata giudicata molto grave e attendibile. Al punto che, dopo essersi consultato con i vertici dell'Antimafia di Genova, il procuratore Roberto Cavallone ha subito fatto riferimento al Comitato per l'ordine e la sicurezza perchè, in attesa di fare luce sulla vicenda, al collega venisse assegnato un servizio di sicurezza personale.

Il prefetto non ha perso tempo, e convocato d'urgenza il Comitato, ha disposta la scorta. «Non è il termine esatto. Si tratta di un servizio di accompagnamento e osservazione», precisano in procura. Vero, ma la sostanza non cambia. Pescetto non si muove senza avere al suo fianco poliziotti e carabinieri in borghese, naturalmente armati. Ogni volta che deve effettuare spostamenti deve avvertire i suoi uomini e concordare con loro orari e percorsi.

Ieri mattina sul citofono del suo ufficio al secondo piano del palazzo di giustizia continuava a lampeggiare la scritta "occupato". Verso l'una la porta si è aperta. Ma lui non ha voluto fare commenti: «Non c'è nulla da dire. Anzi, i pubblici ministeri non possono parlare proprio. Se avete dei quesiti rivolgetevi al procuratore». Detto e fatto. Ma anche Cavallone, sull'argomento-scorta, è stato piuttosto abbottonato. «Si è verificato qualcosa di allarmante e abbiamo deciso di adottare alcune misure a tutela della persona. Riguardo all'episodio in sè, c'è un'indagine e quindi non si può, anzi non si deve dire nulla». Gli atti preliminari dell'inchiesta sono stati trasmessi alla procura della Repubblica di Torino, che ha competenza sui reati in danno dei magistrati in servizio nel distretto ligure.

Ora non è chiaro se la procura piemontese abbia delegato alle indagini personale della polizia giudiziaria di Torino oppure, com'è più probabile, gli uomini dell'Antimafia di Genova. Sta di fatto che l'inchiesta è stata "blindata".

E blindati sono gli elementi indiziari in possesso degli investigatori. Tuttavia, secondo alcune indiscrezioni, si è appreso che l'episodio sarebbe da mettere in relazione a due indagini che Pescetto sta conducendo in materia di criminalità organizzata. Il sospetto è che le minacce possano avere a che fare con l'indagine sul traffico internazionale di armi, inchiesta che ha portato all'emissione di quattro misure cautelari in carcere, una delle quali a carico di un francese nel frattempo arrestato dalla gendarmeria con l'accusa di estorsione e associazione a delinquere.

Ma dalla procura arrivano segnali che andrebbero in un'altra direzione. Si parla di un'indagine coperta dal massimo riserbo cui collaborerebbero anche altri magistrati. Anche in questo caso con l'obiettivo di contrastare la criminalità organizzata di origine calabrese, in particolare su tre famiglie, pare legate a un noto clan della ‘ndrangheta, che negli ultimi anni avrebbero investito ingenti risorse finanziarie in attività commerciali e imprenditoriali, sia nel ponente ligure che nel sud della Francia. Riciclaggio di denaro sporco? L'ipotesi è quella.

Evidentemente, la procura ha deciso di muoversi in modo pesante e mirato e "qualcuno" non l'ha presa bene. Al punto di decidere, a sua volta, di mandare un "segnale".

FABIO PIN

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