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E' verde l'orgoglio corso Nazionalisti e ecologisti uniti

''Sarkozy e i suoi amici vogliono solo costruire ville Qui non c'e' un Soru capace di tenergli testa, pronti alle armi per la nostra isola'' Nasce Corsica Libera "Basta con la Francia Ora faremo da soli"...


Bettunizzazione. La chiamano così in Corsica. Cambi la sponda del mare, cambi la lingua, ma il concetto rimane lo stesso: palazzi che fioriscono lungo la costa, parallelepipedi grigi che si mangiano il verde. La cementificazione, appunto.

Ma tra Ajaccio e Bastia il cemento che minaccia il litorale rischia di avere un effetto imprevisto: alzare un muro tra Corsica e Francia. Il primo passo è di pochi giorni fa: i movimenti indipendentisti corsi si sono alleati con gli ambientalisti. Non solo: i nazionalisti si sono uniti in un'unica forza, Corsica Libera: "Ci batteremo per l'indipendenza dell'isola e contro la bettunizzazione. Non siamo contrari al ricorso alla violenza", avvertono. Una notizia che subito ha attraversato il mare ed è arrivata a Parigi, dove nessuno ha dimenticato decenni di lotta e attentati. Il bilancio: oltre cento morti, sessanta persone ancora in carcere e almeno trecento militanti indipendentisti tuttora alla macchia.

Corsica Libera è una figura difficile da inquadrare nei soliti schemi, non solo francesi: nazionalisti vestiti di nero, sì, ma prevalentemente di sinistra. Che si battono per l'ambiente e la solidarietà sociale, ma anche per l'autonomia fiscale come la Lega. Intanto, aspettando l'indipendenza, guardano oltre il mare e strizzano l'occhio alla Sardegna: "Soru ha respinto Berlusconi che vuole costruire. Invece il nostro governatore, Santini, è pappa e ciccia con Sarkozy e i suoi amici che vogliono bettunizzare l'isola", spiega Fabienne Giovannini del Pnc (Partitu di a nazione corsa, moderato).

Succede in Corsica, nell'isola delle nostre vacanze, dove d'estate le divisioni scompaiono, nascoste dai colori degli ombrelloni, dal profumo della crema abbronzante. Ma in questo inizio di febbraio basta camminare per le strade di Ajaccio e Bastia per avvertire un fermento che provoca entusiasmo e tensione. Che rischia di tirare ancora il filo inestricabile dell'identità nazionale in questa terra dove sui palazzi del potere sventola il tricolore bianco rosso e blu, ma sulle facciate delle case c'è la bandiera con la testa di moro. Dove gli ulivi mediterranei si alternano ai viali di platani in stile transalpino. Intanto su vetrine e portoni si trovano insegne in lingua francese accanto a nomi italiani: Poggi, Lucchini, Berrettini. E nei supermercati di Calvi i volantini invitano a tradurre in corso perfino i nomi dei prodotti: le Coque sportif (il gallo sportivo) diventa "u ghjallu spurtivu".

Insomma, tracciare una linea netta ormai è impossibile: nel centro di Bastia i palazzi azzurro pallido costruiti dai francesi stanno accanto alle case di pietra che ricordano la Liguria. A unire tutti i corsi contro Parigi, però, ci ha pensato il Padduc, una parola dal suono tambureggiante che qui è sinonimo del male. "Il Plan d'Aménagement et de Développement Durable de la Corse è decisivo per il nostro futuro perché stabilisce le linee guida dello sviluppo economico e urbanistico", spiega Fabienne Giovannini. Aggiunge: "Il Padduc è la rovina della Corsica, una delle poche terre ancora intatte del Mediterraneo". Vero, per rendersene conto basta andare a Nonza, un paese di poche anime appeso alla scogliera della costa occidentale: di notte guardandosi intorno c'è soltanto buio per decine di chilometri. E' tutto macchia mediterranea, uliveti, scogliere. Le luci delle case si contano sulle dita di una mano.

"Adesso arriva il Padduc e cancella la fascia protetta che vietava di costruire a meno di cento metri dalla costa", Jean Guy Talamoni (Corsica Libera) mostra una cartina dell'isola piena di segnali di pericolo: "I luoghi minacciati dalle speculazioni sono quasi cento. Ottanta chilometri di litorale a rischio", racconta Talamoni in lingua corsa e le sue parole racchiudono la storia dell'isola. "Ello" viene dal toscano, poi vocaboli genovesi e le "u" che ricordano la Sardegna. I francesi sono i "pinzuti" (spigolosi).

Ma eccolo, il problema: nelle vetrine delle agenzie immobiliari i prezzi delle case volano, a comprare sono gli stranieri. "Rischiamo di essere espulsi dalla nostra terra", spiega Christophe Canioni, editore della rivista autonomista Arritti. Insomma, la difesa dell'ambiente diventa resistenza contro chi minaccia l'identità. Un meccanismo semplice, soprattutto se a costruire, come ha scritto il giornalista d'inchiesta Enrico Porsia, sono figure vicine a Sarkozy. L'accusato numero uno è Camille di Rocca Serra, presidente dell'assemblea corsa: "Rocca Serra - sostiene Fabienne Giovannini - ha costruito sessanta ville di lusso sul litorale tra Santa Giulia e Palombaggia, uno dei gioielli del Mediterraneo. Un progetto identico, ma realizzato da un altro imprenditore, è stato bocciato dal consiglio di Stato francese. Non basta, perfino il presidente dell'Ufficio per l'Ambiente, Jerome Polverini, e addirittura Ange Santini, presidente del comitato esecutivo di Corsica (il numero uno della politica locale), hanno amici o parenti che costruiscono".

Santini ribatte: "Non ho parenti costruttori. Il nuovo Padduc cerca di coniugare la tutela dell'ambiente con lo sviluppo necessario per una terra come la Corsica. E' una conquista".

Ambientalisti e nazionalisti, però, non gli credono. Sono gli stessi che, nell'agosto 2008, hanno occupato la villa dell'attore francese Christian Clavier. Un altro amico di Sarkozy. Ora tutti guardano ai risultati delle prossime elezioni europee. Difficile, però, che il nodo si sciolga. Qui il partito di maggioranza relativa resta il francesissimo Ump di Sarkozy e la popolazione è divisa in due. I nazionalisti prevalgono, ma nel sentimento della gente più che nell'urna. E restano le divisioni interne: c'è il Pnc, moderato e contrario alla violenza, e c'è Corsica Libera che strizza l'occhio ai movimenti clandestini come il Flnc (Fronte di liberazione nazionale corso).

Tante anime, insomma. E chissà quanti dalle nostre parti ci crederebbero: c'è anche chi sogna di unire la Corsica all'Italia. Sì, quella terra che nei giorni limpidi appare oltre il mare come un miraggio. Ma dopo poche ore scompare.

Ferruccio Sansa

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