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Dinamite a Principe, stazioni blindate

In campo il prefetto, verifiche a tappeto sui bagagli. E arrivano i cani anti-esplosivo. "Quello che è accaduto a Genova deve farci ripensare il sistema di controllo delle stazioni in tutta Italia"...

di Wanda Valli

Stazioni blindate, con cani antiesplosivo e controlli serrati da parte della Polfer. A Principe e Brignole, ma anche in quelle più piccole e le turistiche della Riviera. «Quello che è accaduto a Genova richiama l´attenzione, forse ci deve portare a ripensare il sistema di controllo delle stazioni - dice il prefetto, Anna Maria Cancellieri - non solo di quelle genovesi, ma anche di tutte le altre in Italia». Lo zaino-bomba, dimenticato nel deposito bagagli di Principe e scoperto dai volontari della Comunità di San Benedetto, è un allarme che potrebbe cambiare la normativa di accesso e controllo dei terminal ferroviari. Le considerazioni del Prefetto, infatti, puntano al Viminale. «Non si capisce perché gli aeroporti dopo l´11 settembre sono sottoposti ad una normativa internazionale e le stazioni no», osserva Roberto Guerri, capo del Compartimento Polfer della Liguria. La vicenda ha ormai valicato i confini liguri: il parlamentare del Pd, Mario Tullo, ha presentato un´interrogazione al ministro dell´Interno Roberto Maroni.

Comunque, da oggi nelle due grandi stazioni genovesi arriveranno i Labrador antiesplosivo e la Polizia Ferroviaria è incaricata di compiere verifiche nei bagagli, a campione: dopo 5 giorni dal deposito. Inoltre, sono ricomparse le fotocopie dei documenti di identità. «Se qualcuno in nome della privacy non vorrà dare le sue generalità , non potrà lasciare il bagaglio», ripete Guerri. Il Prefetto, che oltre a Guerri ieri ha riunito nel suo ufficio il questore Salvatore Presenti, il comandante provinciale dei carabinieri Andrea Micale, quello della Guardia di Finanza Maurizio Tolone, ed i vertici di Trenitalia, precisa che le misure di emergenza scattano in attesa che la custodia-bagagli sia dotata di scanner, gli stessi utilizzati in aeroporto.

Il Comitato Provinciale sulla Sicurezza, convocato in via straordinaria, non ha trattato i particolari investigativi. «Sono cose sulle quali non vogliamo entrare», ammette Anna Maria Cancellieri. Anche se le indagini della Digos e dell´Antiterrorismo di Genova sono concentrate sul foglio giallo trovato nello zaino, la sacca blu regalata insieme ad altri colli abbandonati ai ragazzi di don Andrea Gallo. Il verbale, compilato nel maggio del 2007 dalla polizia di Panama durante una perquisizione per la ricerca di armi e droga, è diventato l´elemento essenziale per risalire a chi ha portato i 12 chili di dinamite a Principe. Si pensa che i 64 candelotti, tipo da cava e facilmente reperibili in Liguria, siano stati preparati con i detonatori per essere trasportati, lasciati come bagaglio alla stazione per poi essere ripresi. La Digos ha accertato che lì sono stati depositati nel periodo compreso tra il maggio del 2007 e l´agosto del 2008 (l´ultimo bagaglio abbandonato risale a questa data).

Il pm Andrea Canciani, che ha aperto un fascicolo a carico di ignoti con l´ipotesi di detenzione e trasporto di materiale esplosivo, si chiede perché nessuno ha mai più prelevato lo zaino-bomba? Doveva servire per un attentato? Dove? E il verbale è stato dimenticato? O lasciato perché le indagini portino ad Alicia, la donna a cui è stata fatta la perquisizione a Panama. Dentro questo intrigo internazionale si muove la polizia genovese, insieme all´Interpol. Si esclude la matrice islamica, che utilizza esplosivo militare. Oltre a puntare le attenzioni sulla criminalità organizzata, gli investigatori non trascurano gli ambienti insurrezionalisti e l´Eta. Ieri le ricerche in archivio avrebbero fornito elementi importanti: la dinamite da cava è stata usata in precedenti attentati compiuti proprio dagli indipendentisti baschi.

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