Delitto Fortugno: quattro ergastoli. Condannati mandanti ed esecutori
LOCRI - Quattro ergastoli per il delitto Fortugno. Condannati dalla corte di Assise di Locri mandanti ed esecutori dell'omicidio del vice presidente del Consiglio regionale della Calabria, ucciso il 16 ottobre 2005 a Locri, nell'edificio in cui si svolgevano le primarie dell'Unione, colpevole, secondo i clan, di ripulire la sanità calabrese dalle connivenze con la malavita. "Una sentenza che accende la speranza in tutti i calabresi in attesa di giustizia", ha detto la vedova Fortugno.
Condannati ideatori e killer. Accogliendo le richieste della Procura che ha riconosciuto la matrice politico-mafiosa del delitto, sono stati condannati Alessandro Marcianò, (ex capo sala dell'ospedale di Locri dove lavorava la moglie di Fortugno, già vice direttrice sanitaria, e la vittima, primario in aspettativa al pronto soccorso), ed il figlio Giuseppe, considerati i mandanti dell'omicidio; Salvatore Ritorto, ritenuto il killer, e il loro complice Domenico Audino, accusato di aver aiutato Ritorto a raggiungere in auto il luogo del delitto.
La vedova: "Scoprire i livelli superiori". In aula, durante la lettura del verdetto, presente anche la vedova del politico, Maria Grazia Laganà, deputato del Pd, insieme ai figli Giuseppe e Anna. "Oggi - ha detto la vedova Fortugno dopo un pianto liberatorio - è stato fatto un primo, anche se importante, passo in avanti. Ma bisogna andare avanti. Adesso chiedo che venga individuato ogni ulteriore livello di responsabilità per l'omicidio politico-mafioso di Franco".
Loiero: "C'è una Calabria contro il malaffare". Fu Agazio Loiero ad affidare a Fortugno il compito di cambiare la sanità in una terra consegnata da decenni ai boss. "La sentenza di oggi - dice il presidente della Regione Calabria - è importante per l'intera comunità calabrese che può trarre da queste condanne una maggiore volontà di denuncia. La sentenza sta a significare che c'è, ed è viva, un'altra Calabria che si oppone a quella dei clan e del malaffare. Quella Calabria pulita e onesta di cui Franco faceva parte".
Urla contro i giudici: "Venduti". Tra il pubblico, anche i famigliari degli imputati. "E' un'ingiustizia", hanno gridato ai giudici. "Venduti: è una condanna orchestrata". Dapprima avevano inteso che i loro cari fossero stati assolti. In realtà, il presidente della Corte, Olga Tarzia, la parola "assolti" l'ha pronunciata ma per spiegare che Alessandro e Giuseppe Marcianò non dovevano rispondere dell'accusa di associazione mafiosa ma di omicidio aggravato dalle modalità mafiose. Circostanza che ha provocato l'equivoco e trasformato ben presto le urla di gioia in grida di disperazione ed invettive contro la corte.
