Una "cupola" gestisce il mercato delle false griffe
L'esito delle ultime operazioni dimostra che su abusivismo, contraffazione e clandestini la polizia ha deciso di adottare la linea dura. Ancora ieri gli uomini del dirigente Salvatore Campagnolo hanno effettuato due arresti e avviato le procedure per l'espulsione di cinque nordafricani sprovvisti di documenti e quindi di permesso di soggiorno. Ma la strategia del commissariato sanremese sembra andare oltre, per affrontare il problema alla radice. Cioè scardinare il sistema che in città governa il mercato delle false griffes: una vera e propria "cupola". Anche perchè dal monitoraggio promosso dalla polizia emergerebbe un quadro molto più complesso e articolato di quanto si potesse sospettare.
Tra i senegalesi non esiste alcuna forma di "libera iniziativa": l'esercito dei venditori abusivi farebbe riferimento a una vera e propria "cupola" della contraffazione che seleziona e recluta i vu cumprà, assegna loro la merce e gli obiettivi da raggiungere. Le forniture vanno pagate in anticipo e chi sgarra deve cambiare aria. Ma non è tutto. Lo screening rivela che solo a Sanremo sono oltre 200 i senegalesi controllati e sfruttati dall'organizzazione, ma solo una sessantina sono residenti in città. Tutti gli altri arrivano dalla provincia di Genova e da diverse regioni del nord Italia.
Soprattutto il martedì e il sabato, giorni di mercato, sarebbero oltre cinquanta gli abusivi che per raggiungere Sanremo si sobbarcano fino a otto ore di treno. Le identificazioni effettuate nei giorni scorsi hanno permesso di stabilire che diversi senegalesi sono residenti a Bologna, a Forlì, a Modena e a Firenze. Dopo la vincente battaglia intrapresa dalla polizia a Ventimiglia, la piazza sanremese ha ereditato il primato italiano delle false griffes. E la "cupola" naturalmente fa affari d'oro sfruttando la manovalanza e concludendo gigantesche operazioni commerciali con i clan camorristici del napoletano che controllano la produzione di borse, cinture, occhiali e quant'altro. Per difetto, si calcola che nella città dei fiori il mercato della contraffazione superi i dodici milioni di euro all'anno. L'organizzazione, cui non sarebbero estranei alcuni ambulanti sanremesi, conta su una logistica piuttosto complessa, con depositi in diverse città della Liguria e almeno un paio di laboratori clandestini dove viene assemblata parte della merce. Merce che viaggia su regolari corrieri e viene poi stoccata negli scantinati del centro storico.
«Stiamo analizzando tutti gli aspetti del fenomeno e posso anticipare che andremo fino in fondo, senza guardare in faccia nessuno. Questa emergenza - dice Salvatore Campagnolo - va affrontata energicamente prima che possa trasformarsi in qualcosa di più serio, visti gli enormi interessi che vi gravitano attorno. Colpiremo i venditori abusivi ma anche quelli regolari, italiani compresi, nel caso in cui dovessero emergere collusioni e responsabilità precise e dimostrate a loro carico. La contraffazione è un reato, chiunque lo commetta: su questo punto voglio essere chiarissimo. E ricordo inoltre che è un illecito anche l'acquisto di false griffes. Riguardo a noi - conclude il dirigente - abbiamo le risorse professionali, tecniche e investigative per raggiungere gli obiettivi che ci siamo dati. Porteremo a termine il lavoro».
fabio pin
