Sequestrato maxi yacht, savonesi nei guai
Sono gli ingredienti di un'inchiesta scattata nei mesi scorsi e conclusa ieri pomeriggio dalle fiamme gialle approdati nell'esclusivo scalo marittimo di Punta Ala nel Comune di Castiglione della Pescaia in provincia di Grosseto, da sempre meta di ricchi diportisti. E' qui che era ormeggiato lo yacht finito nel mirino di un'indagine coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica Maria Chiara Paolucci. Uno scafo acquistato con assegni che, al momento di essere incassati, sarebbero risultati "smarriti". I due savonesi che li avevano firmati ne avevano infatti denunciato la scomparsa in modo fraudolento. È questa almeno l'accusa.
Una situazione che avrebbe lasciato quindi, con un pugno di mosche, il venditore, di Milano, che ovviamente ha presentato denuncia e dato corso all'indagine. In mano agli inquirenti c'è ora lo yacht da quindici metri al quale hanno messo i sigilli ieri pomeriggio ma l'attività investigativa potrebbe riservare altri sviluppi.
Per questo motivo i nomi che sono finiti nel registro degli indagati sono top secret. La coppia savonese sarebbe piuttosto in vista in città in quanto titolare di un'attività in pieno centro. Ora dovranno spiegare agli 007 delle fiamme gialle il motivo della presunta sparizione degli assegni dopo aver conquistato la fiducia del milanese che vendeva la barca.
Poco o nulla si sa di questa operazione bancaria finita sotto la lente della squadriglia navale che da tempo ha puntato la propria attenzione su compravendite di yacht di lusso ormeggiati nei porticcioli più esclusivi della Penisola. Qualcosa di più chiaro in questa vicenda si saprà quando la coppia sarà convocata negli uffici dell'autorità giudiziaria al sesto piano di palazzo di giustizia. E non è neppure la prima volta che i finanzieri si trasferiscono nell'approdo toscano per sequestrare yacht oggetto di operazioni sospette. Nel recente passato, proprio a Punta Ala, le fiamme gialle, avevano trovato uno yacht che era stato rubato da una ben ramificata organizzazione italo-francese indagata qualche anno fa dagli stessi finanzieri di Savona. Il natante era stato rintracciato e sequestrato seguendo un'indagine che aveva consentito di sequestrare nove barche a vela (tutte modello Sun Odissey) e smascherare la banda specializzata nella contraffazione di queste imbarcazioni in modo ingegnoso: mantenevano lo scafo originale ma camuffavano tutti i pezzi sopra rendendo di fatto impossibile risalire all'origine.
Per capire che si trattava di professionisti basta dire che anche quest'ultima barca era in Italia già da anni ed era stata regolarmente venduta addirittura due volte ad ignari acquirenti che nulla sospettavano della regolarità. Altri scafi di un certo pregio e valore erano stati sequestrati anche nei porticcioli di Loano, Finale Ligure, Savona e Imperia. «Navigazione diretta sopra la Liguria con poche tappe nei porti savonesi» avevano spiegato all'epoca gli inquirenti.
Un'inchiesta che era partita dal sequestro, a Loano, del Sun Odissey di un sanremese latitante che si spostava tra la Francia e l'Italia in barca a vela. La sua era la prima barca "contraffatta". A seguire ne sono venute fuori altre otto, tutte rubate e rimesse in circolazione con falsi documenti.
Ora questa nuova inchiesta di un'imbarcazione, sognata e acquistata dalla coppia savonese, ma con assegni per un ammontare di 100 mila euro dei quali non vi è traccia. Avranno modo di spiegare i dettagli di questa operazione sospetta i due indagati quando saranno ascoltati in Procura.
