Torino - Caselli: "Mezzi troppo scarsi, si va verso la paralisi"
di Sarah Martinenghi
Le riforme annunciate dal governo, per quel che ne risulta, "non contribuiscono a velocizzare nemmeno di un giorno la durata dei processi e lasceranno la giustizia italiana nello stato comatoso in cui si trova". E' il timore espresso da Francesco Novità, presidente della Corte d'appello di Torino, in apertura della proprio intervento all'inaugurazione dell'anno giudiziario nell' aulamagna del complesso di corso Vittorio Emanuele.
"Oggi - fa presente l'alto magistrato - non è dato di sapere quali saranno i contenuti delle proposte di riforma, che variano di continuo a seconda dei momenti e degli accordi". Ma l'auspicio è che "non venga in nessun modo intaccato il principio dell'autonomia e dell'indipendenza dell'ordine giudiziario", che si può attuare "solo con l'autogoverno" dei magistrati. "Il cancro che attanaglia la nostra giustizia" per Novità è "l'incapacità di celebrare i processi in tempi rapidi" per la carenza o "l'irrazionale distribuzione" di uomini e mezzi. Novità cita al riguardo un numero: in otto procure del distretto (che comprende l'intero Piemonte e la Valle d'Aosta) manca il 38% dei magistrati. Tra i presenti alla cerimonia il sindaco di Torino Sergio Chiamdparino e l'esponente de Pd Piero Fassino.
Tra le accuse elencate da Novità anche il fatto che Torino abbia perso il primo posto nella velocità dei processi passando al secondo per problemi di organico. Nella sua relazione Novità ha anche parlato della giustizia minorile: a differenza degli anni scorsi il numero dei denunciati è più alto per gli italiani che per gli stranieri
Anche la relazione dell'avvocato generale dello Stato di Torino Luigi Riccomagno punta sulla carenza d'organico. Per fronteggiare l'arretrato penaleè stata creata una speciale commissione guidata dal presidente di sezione Gustavo Witzel. Un secondo gruppo, sempre coordinato dal presidente Witzel e da magistrati della Corte d'appello e della Procura generale, sta lavorando a risolvere i problemi legati ai processi d'appello.
Solo lo 0,20% delle indagini della procura di Torino contempla intercettazioni telefoniche: lo ha detto Gian Carlo Caselli, nella veste di procuratore capo , intervenendo all'inaugurazione dell'anno giudiziario per smentire che - almeno a Torino - le intercettazioni "comportino uno sperpero incredibile di denaro pubblico". Fra il 2003 e il 2008 le intercettazioni sono state usate in media trecento volte all'anno (con un massimo di 350 e un minimo di 294) a fronte di "un introito medio di 170 mila fascicoli" ogni dodici mesi, Le utenze controllate sono 4.400 all'anno, ma bisogna osservare che ogni indagato di solito usa più telefoni.
Per Caselli, se gli emendamenti del governo sulla riforma delle intercettazioni (da lui definiti "un siluro") verranno accolti, questo strumento diventerà "superfluo o del tutto inutile", e il più delle volte non verrà nemmeno concesso.
"Escluso il perimetro mafia e terrorismo e bloccando di fatto le intercettazioni in tutti gli altri casi, si butta a mare la sicurezza dei cittadini. Perche ? Che senso ha ?". In generale, sulla giustizia "il clima è pessimo" e "si va verso la paralisi"
Dopo essersi soffermato sull'argomento intercettazioni, il procuratore Capo della Repubblica di Torino Giancarlo Caselli, nel suo discorso per l'inaugurazione dell'anno giudiziario ha osservato che il problema delle intercettazioni non è l'unico per le Procure.
'Mezzi e risorse - ha detto - sono sempre piu' somministrati con il contagocce. Si profilano negative modifiche quanto ai rapporti tra Pm e Polizia Giudiziaria. Si avvicina una obbligatoria rotazione dei Pm quanto agli incarichi interni all'ufficio, che cancellerà positive qualificazioni e specializzazioni professionali acquisite con fatica. Ciò indebolirà le capacità dell'accusa a fronte di difese che certamente non rinunceranno mai al vantaggio della specializzazione. La situazione del personale amministrativo è sempre peggiorè. Tutto questo comporta, a detta di Caselli, 'carichi di lavoro pesantissimi, un processo penale del tutto incoerente'. 'Risultato - ha aggiunto il procuratore capo - Un clima pessimo. Si va verso la paralisi. Tutti coloro che considerano i magistrati come nemici potranno profittarne - ha concluso - per svalutare sempre di piu' la giurisdizione, anche enfatizzando o strumentalizzando gli errori che purtroppo vi sono sempre stati, vi sono e vi saranno, di singoli magistratì.
