Genova e Liguria, anno giudiziario 2009
Emanuele Capone
Marcello Zinola
Gianfranco Bonetto, presidente vicario della corte d'Appello di Genova, non nasconde problemi e responsabilità. Furti: il 92% senza responsabili. Minori, problema stranieri: le statistiche penali (clicca e leggi ) e quelle civili (clicca e leggi) aumentano corruzione e reati contro la cosa pubblica. Nel settore Civile la crisi produce cause di lavoro esplose nel Pubblico.
Leggi la relazione del presidente Bonetto
«Persistono, insoluti, in tutta la loro gravità, i problemi che avviliscono l'amministrazione della giustizia, facendola apparire fragile, precaria e forse, in qualche caso, poco affidabile. Per qualche verso, quei problemi appaiono addirittura aggravati»: questo il quadro tracciato in mattinata da Gianfranco Bonetto, presidente vicario della corte d'Appello di Genova, nella relazione in apertura dell'inaugurazione dell'anno giudiziario 2009. Il distretto giudiziario ligure (la competenza della Corte di Appello va da Ventimiglia a Massa Carrara con analoga competenza del Tribunale per i Minori) sconta questo incancrenito problema anche se poi si differenzia per alcune specificità. I reati attribuiti agli stranieri sono a livelli record, con una situazione carceraria al collasso, aumentato (figlie anche della crisi con l'impugnazione dei licenziamenti) le cause di lavoro in parte radicate anche nelle nuove normative e leggi sui contratti atipici e a termine, Ma questo fronte vede un dato particolare, in assoluto le cause non sono lievitate ma sono esplose quelle del pubblico impiego e del lavoro nero (anche sul fronte immigrazione) con rivoli anche penali. Savona ha il record in percentuale contro la pubblica amministrazione, a Genova ci sono le indagini maggiori su questo fronte, ma contrariamente agli attacchi trasversali della politica all'uso delle intercettazioni, nel distretto ligure le stesse calano.
«La madre di tutti i guai è l'insopportabile durata delle procedure - ha sottolineato Bonetto - che, a sua volta, è conseguenza del carico di lavoro che, di anno in anno, si è venuto accumulando sul servizio, in misura senza paragoni con quanto si riscontra nei Paesi a noi più vicini».
Bonetto ha osservato come il ricorso alla giustizia dovrebbe essere «un'ultima spiaggia», cui si dovrebbe ricorrere solo quando la crisi non si ricompone in altro modo; invece, «da noi, tutto si riversa sul sistema giudiziario, dalla bonifica del costume politico-amministrativo alla tutela dell'ambiente e della salute, dai conflitti di lavoro all'urgenza di trovare un'abitazione a un canone accessibile, tutto diventa processo».
LE CONTRADDIZIONI: LE CAUSE CONDOMINIALI... IN CASSAZIONE
Sferzante proprio perché di buon senso giuridico e nel senso del buon padre di famiglia il pensiero di Bonetto: «Non sorprende dunque - ha evidenziato ancora Bonetto - che in un sistema così prodigo di tutele nominali a basso costo (almeno rispetto al costo di altri più efficaci rimedi), che una controversia di condominio possa percorrere tre gradi di giudizio, talvolta quattro (o cinque), alla ricerca di una soluzione che potrebbe essere raggiunta con la mediazione di esperienza e buon senso».
BONETTO NON NASCONDE LE RESPONSABILITA'
Bonetto non ha nascosto contraddizioni e responsabilità della struttura giustizia. Dalle carenze in organico del personale amministrativo - sotto di 200 unità soprattutto di profilo professionali e specializzazioni elevata - a quello dei magistrati (superiore al 10%) alle distorsioni sui riti abbreviati, le impugnazioni delle cause, la ricerca esasperata di "gravami" (cioè di procedure, atti, giudizi, appelli eccetera) che spesso hanno il solo scopo di allungare i tempi del procedimento e di farlo anche... rendere. Per i legali, per l'imputato se colpevole. Finendo con il dare alibi a tutti. Ma la giustizia non può essere, ha ricordato Bonetto, il classico (traduciamo noi) "buttiamola in penale" per risanare il mondo della politica, risolvere questioni sociali, del lavoro, rapporti o contenziosi che con un po' più di buonsenso potrebbero essere bonificate extragiudizialmente. Poco utilizzati e ulteriormente limitati nelle competenze i giudici di pace non possono portare il loro controbito così come era nelle intenzioni della riforma dell'epoca che li introdusse nell'ordinamento.
LA GIUSTIZIA CIVILE IN LIGURIA, CARICO PESANTE, 3 ANNI PER IL CASO IN APPELLO
Tre anni la durata della causa in appello: «L'incremento delle sopravvenienze, nel settore civile, è incessante, e nonostante alcuni tribunali del distretto segnalino tra cause introitate e cause definite un confortante saldo attivo, il numero complessivo delle pendenze non cessa di registrare un andamento crescente, in misura tale da far apparire irreale la prospettiva di una qualche normalizzazione in un futuro a portata di mano. E la durata dei processi si è conseguentemente dilatata: in appello una causa civile esorbita, ormai abitualmente, dal termine, neanche tanto "fisiologico", dei tre anni.
SENSIBILE INCREMENTO CAUSE LAVORO
«In sensibile incremento sono le cause di lavoro, quanto meno in primo grado e con speciale riguardo al settore del pubblico impiego»: emerge dalla relazione del presidente vicario della Corte d'Appello di Genova Gianfranco Bonetto all'inaugurazione dell'Anno Giudiziario 2009. «Alto è il numero dei licenziamenti, per lo più individuali e dipendenti da infrazioni disciplinari, altrettanto elevato è il numero delle cause che hanno come sottofondo il sempre diffuso fenomeno del lavoro nero - ha spiegato Bonetto -. Continua ad essere consistente il numero delle cause previdenziali, sintomo questo della diffusa aspirazione ad integrare il normale livello retributivo, spesso inadeguato, con l'apporto di un'entrata aggiuntiva e complementare, in un contesto economico in cui si rarefanno le opportunità di provvedervi ricorrendo al lavoro straordinario». Tracciando inoltre un bilancio nel settore del civile nel suo complesso il magistrato ha evidenziato come il numero delle pendenze non cessi di registrare un andamento crescente, tale «da far apparire irreale la prospettiva di una qualche normalizzazione in un futuro a portata di mano», con una durata dei processi che si dilata di conseguenza.
GIUSTIZIA PENALE AL MICROSCOPIO DELL'OPINIONE PUBBLICA
BONETTO: TROPPI COMMENTI DA TIFOSI SULLE SENTENZE,
QUASI MAI SUL MERITO DEL GIUDIZIO STESSO
Ha detto Bonetto: «È sul versante penale che si accentra, in genere, la pubblica attenzione. E a questo proposito va detto che il processo, nato dalla grande riforma degli anni 80, non sembra avere pienamente risposto alle attese dei riformatori, al punto che altri interventi, in chiave più o meno correttiva, vengono generalmente ritenuti necessari. Sta di fatto che tra gli intenti di fondo della riforma processuale penale, campeggiava l'aspirazione, se proprio ad eliminare, quanto meno a contenere il fenomeno dei c.d. "maxiprocessi", responsabile - tra l'altro - di gravi inconvenienti nella gestione dei procedimenti e nella prospettiva di una loro sollecita definizione. Il principio di "ragionevole durata", ora elevato a rango "costituzionale", ha, del resto, apportato un'ulteriore controindicazione al processo "cumulativo", di per sè inconciliabile con le esigenze di celerità e immediatezza (e, in definitiva, di esemplarità) cui dovrebbe conformarsi il rito processuale».
MAXI PROCESSI NEGANO RAGIONEVOLE DURATA DEL GIUDIZIO
«Di fatto la pratica ha largamente smentito l'auspicio dei riformatori: i processi con elevato numero di parti e varietà e complessità di imputazioni, lungi dallo scomparire dalla scena giudiziaria, tendono a ripetersi con inesorabile frequenza. E la patologia si è arricchita di nuove sintomatologie: al maxi-processo si è venuta affiancando la nuova figura del processo-inchiesta, caratterizzato dalla dilatazione delle indagini e dalla varietà degli obiettivi perseguiti, anche nelle direzioni meno prevedibili, così da suscitare non solo l'ovvia attenzione giustificata dalla risonanza degli eventi e dalla notorietà delle persone coinvolte, ma anche discussioni e polemiche, spesso strumentali a disegni che non riguardano l'azione giudiziaria. Il fenomeno, tutto sommato, ha riguardato in misura modesta il nostro Distretto, meno coinvolto di altri in manifestazioni appariscenti del stesso».
SENTENZE, TROPPI GIUDIZI DA TIFOSI SENZA PARLARE DEL MERITO DEL PROCESSO
«Resta il fatto che anche da noi non sono mancate reazioni deluse e qualche volta indispettite a pronunce di giudici nostrani, in occasione di vicende che hanno colpito l'immaginazione e la sensibilità della gente. A questo proposito non sarà inutile ricordare che è certamente legittimo, e perfino utile, commentare e criticare le sentenze, a condizione che la discussione verta sugli argomenti che fondano il giudizio, per loro natura controvertibili e, fino alla decisione definitiva, suscettibili di essere ribaltati. Meno legittima è la critica condotta con l'abitudine del tifoso, che plaude al risultato o lo disapprova a seconda che esso corrisponda alle sue personali attese e alla visione sociopolitica di cui si sente portatore. Scopo del giudizio non è quello di accertare e proclamare una qualche verità storica, spesso inattingibile con risorse umane, bensì quello di verificare la colpevolezza di chi è accusato di una specifica ipotesi di reato, e pubblicamente dichiararla ove essa risulti accertata "al di la di ogni ragionevole dubbio" in esito a una verifica rigorosamente condotta sui riscontri fattuali letti e interpretati con l'ausilio della logica inferenziale, propria del processo penale: niente di meno, ma niente di più si può pretendere dal giudizio penale, che riguarda sempre e solo la persona, non mai la storia, la società, la vita degli altri».
TEMPI PROCESSUALI LUCI E OMBRE
«E anche nel penale si riscontra il deprecato fenomeno dell'allungamento dei tempi processuali. Qualche tribunale riesce a contenerli, con sforzi apprezzabili anche se con esiti tutto sommato modesti, ma il dato complessivo non è confortante. Nel complesso i tribunali del Distretto hanno introitato, nel periodo di riferimento, 24.418 procedimenti penali, ne hanno definito 23.753 e sono residuati, non ancora decisi, compresi quelli esistenti all'inizio del periodo di riferimento, 14.249 procedimenti. La corte d'appello, a sua volta, ne ha introitato 4.904 , deciso 2.594 e sono rimasti pendenti 13.771, con un considerevole incremento delle stesse. Sono dati che fotografano una situazione preoccupante, anche perché i ritardi sono generalizzati, e la causa cattiva finisce col penalizzare la buona: portare avanti e definire processi aventi ad oggetto fattispecie di limitata o trascurabile offensività significa ritardare la trattazione di quelli che suscitano maggior allarme sociale o che più insidiano la sicurezza e i beni dei cittadini. La ricaduta più appariscente della lunghezza dei processi è riscontrabile, come peraltro è ovvio, nel forte incremento della prescrizione, che si verifica in tutti gli uffici del Distretto, anche se, va detto, essa incide per lo più su reati di minore offensività o di minor allarme sociale».
PRESCRIZIONI, AUMENTO VERTIGINOSO
FURTI, DI QUELLI DENUNCIATI E' LA VITTORIA DEI DAVVERO SOLITI "IGNOTI":
36MILA SU 38MILA SENZA RESPONSABILI
«Sta di fatto che l'incremento delle prescrizioni denuncia il complessivo malessere del sistema, incapace di fornire risposte tempestive alla pressante domanda di giustizia. In linea con tale rilievo è il dato che riguarda i procedimenti per reati i cui autori rimangono non identificati, ancorché per la maggior parte essi riguardino fatti che approdano alla soglia della verifica giudiziale in quanto denunciati dalle vittime per mere esigenze assicurative o prudenziali: dei 38.857 furti denunciati ben 36.523 sono rimasti a carico di ignoti: l'obbligatorietà dell'azione penale comporta l'esigenza di una pronuncia giudiziale anche su vicende che, in altri ordinamenti, non travalicherebbero l'ambito delle investigazioni di polizia.
BOOM REATI ATTRIBUIBILI A STRANIERI
Ammontano a 14.492 i reati attribuibili a immigrati stranieri, in forte crescita rispetto al periodo precedente: è quanto emerge dalla relazione del presidente vicario della Corte d'Appello di Genova Gianfranco Bonetto all'inaugurazione dell'Anno Giudiziario 2009, che ha tracciato un quadro della criminalità in Liguria. In particolare si tratta di rumeni, sudamericani e centroafricani «frequentemente implicati in vicende connesse all'esercizio della prostituzione (anche nelle sue manifestazioni più gravi, come la riduzione in schiavitù delle donne sfruttate)», ma anche cinesi «per lo più coinvolti in attività di importazione di merci contraffatte» e nordafricani «protagonisti di traffici internazionali di stupefacenti». La Procura di Genova registra la pendenza, a carico di extracomunitari, di 493 reati in tema di stupefacenti, 17 per violazione di norme sulla prostituzione, 675 furti, 161 rapine, 1.204 violazioni delle norme in tema di immigrazione.
ELEVATO NUMERO RAPINE ED ESTORSIONI
Un «elevato» numero di rapine (complessivamente 1.610 sul territorio del Distretto) delle estorsioni (330), e dei sequestri di persona (23, di cui solo 2 ad opera di ignoti) al pari di quello relativo agli omicidi colposi, per lo più commessi in violazione delle norme sulla circolazione stradale e sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro, emerge dalla relazione del presidente vicario della Corte d'Appello di Genova Gianfranco Bonetto all'inaugurazione dell'Anno Giudiziario 2009, in cui si è tracciato un quadro complessivo della criminalità in Liguria. Senza variazioni di rilievo vengono segnalati gli omicidi volontari e sostanzialmente stabili, sotto il profilo quantitativo, sono i reati associativi, per lo più legati al traffico organizzato degli stupefacenti e alla folta presenza sul territorio di immigrati clandestini, diffusi soprattutto nei circondari periferici della Spezia, Massa e Imperia. A Sanremo, ed in particolare nella zona di Ventimiglia, dove forte è la presenza di immigrati dalle regioni meridionali, si registrano casi di sospetta collusione con le organizzazioni di mafia e 'ndrangheta, di cui si occupa la Direzione distrettuale antimafia della Procura della Repubblica di Genova
REATI CONTRO PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
SAVONA HA IL RECORD DEL PROCESSI
In «forte e preoccupante incremento sono i procedimenti per reati contro la Pubbliche Amministrazioni» secondo la relazione del presidente vicario della Corte d'Appello di Genova Gianfranco Bonetto, stamani all'inaugurazione dell'Anno Giudiziario 2009. Presso le varie Procure della Repubblica del territorio se ne segnalano pendenti ben 1.559, di cui 79 per corruzione, con una particolare concentrazione a Savona.
SORPRESA A GENOVA, DIMINUISCONO INTERCETTAZIONI
Un forte calo delle intercettazioni telefoniche e ambientali, con relativo calo dei costi, è stato segnalato stamani dal presidente vicario della Corte d'Appello di Genova Gianfranco Bonetto nella sua relazione in apertura della cerimonia per l'inaugurazione dell'Anno Giudiziario 2009. «Va dato atto che le pur attente, doverosamente attente, indagini compiute dagli uffici requirenti - ha sottolineato - fanno registrare un importante decremento delle intercettazioni telefoniche e ambientali con corrispondente calo dei costi». Quelle disposte dalla Procura di Genova ammontano a 1.588, a fronte delle 2.226 del periodo precedente.
EMERGENZA SOVRAFFOLAMENTO CARCERI
Visto il costante incremento della popolazione carceraria ed il conseguente sovraffollamento, «l'adeguamento della capienza alle effettive necessità assume il carattere di una vera e propria emergenza»: lo ha affermato stamani il presidente vicario della Corte d'Appello di Genova Gianfranco Bonetto, nella sua relazione alla cerimonia di apertura dell'Anno Giudiziario 2009. «Benchè a seguito dell'ultimo provvedimento di condono si sia registrata una momentanea riduzione del numero complessivo dei detenuti - ha osservato - è altrettanto vero che, smaltito l'effetto del provvedimento, quel numero ha ripreso a crescere, confermando una linea di tendenza consolidata nel tempo, che misure tampone non valgono ad invertire». «Se al termine del precedente periodo di osservazione la magistratura di sorveglianza gestiva nel nostro Distretto 1350 detenuti, ora nei nostri istituti penitenziari sono presenti circa 1600 persone - ha evidenziato Bonetto -. Ciò comporta gravi problemi di sovraffollamento». Secondo i dati citati, la Casa Circondariale di Genova, che ha una capienza di 450 posti, ospita 650 detenuti e quella di Sanremo, con una capienza di 192, ne accoglie 450, «e così via per gli altri istituti che versano in analoghe condizioni di sofferenza».
PRUDENZA DA MAGISTRATI SORVEGLIANZA
Malgrado il sovraffollamento delle carceri la magistratura di sorveglianza ha esercitato le proprie funzioni «con la dovuta prudenza e senso di opportunita»`: e´ quanto ha evidenziato il presidente vicario della Corte d'Appello di Genova Gianfranco Bonetto, nella sua relazione alla cerimonia di apertura dell'Anno Giudiziario 2009. «Va infatti ribadito - ha affermato - che la clemenza non è alternativa alla severità del castigo, né costituisce un rimedio a problemi pratici, come sono quelli logistici, da affrontare in una diversa prospettiva. Essa esprime invece un'esigenza alta, costituzionalmente garantita: che l'espiazione della pena avvenga attraverso modalità atte a favorire il recupero del condannato e, per quanto possibile, il suo reinserimento nella vita sociale». Il Tribunale di Sorveglianza ha accolto 38 richieste di semilibertà e ne ha rigettato 74, ha adottato 189 provvedimenti di affidamento in prova, respingendo 287 domande di concessione del beneficio, ha ammesso alla detenzione domiciliare 103 detenuti su un totale di 165 richieste, ha concesso 257 permessi premio e li ha negati in 152 casi.
DIVORZI E SEPARAZIONI IL FENOMENO DELLE COPPIE DI FATTO CHE "SCOPPIANO"
«Non è superfluo ricordare come il minore oggi si trovi al centro di tensioni e disagi, che hanno più cause, ma fra le quali campeggiano la presenza di un rilevante numero di giovani immigrati, portatori di abitudini culturali e di dotazioni linguistiche che non ne favoriscono l'inserimento, e la progressiva dissoluzione della famiglia tradizionale accanto o in alternativa alla quale si vanno diffondendo relazioni di fatto, non di rado instabili o transitorie, all'interno delle quali si smarriscono i riferimenti parentali che una millenaria tradizione ci ha consegnato. Si aggiungano le abitudini di vita, che espongono i giovani,e fra di essi i più fragili, alla tentazioni di insidiose scorciatoie esistenziali, simboleggiate, ma non di solo questo si tratta, dal diffondersi anche fra i minori, del ricorso all'alcool e alle droghe. E non è raro vedere minori coinvolti nei traffici illeciti di cui sono insieme vittime e coautori».
ADOZIONI? "SOLO" INTERNAZIONALI
Pur tra molte difficoltà il Tribunale svolge i suoi compiti, anche con l'assistenza di qualificati esperti, in modo responsabile e prudente, tanto nel settore civile quanto in quello penale. Nel periodo cui si riferisce la presente relazione il Tribunale per i Minorenni ha fatto registrare un equilibrato rapporto tra sopravvenienze e smaltimenti. Relativamente modeste sono, quantitativamente le procedure di adozione di bambini italiani, e ciò a causa del numero, che fortunatamente si mantiene modesto, di bambini 18 che si trovano in condizione di adottabilità, e dunque in stato di abbandono. Le numerose richieste formulate da coppie di aspiranti genitori trovano più facilmente soddisfazione attraverso la c.d. adozione internazionale, in relazione alle quali i tempi della procedura risultano abbastanza contenuti, nonostante la diligenza e lo scrupolo con cui vengono espletate le opportune indagini con la collaborazione dei servizi sociali.
MINORENNI NEL PENALE: QUASI LA META' STRANIERA
Nel settore penale pesano, quantitativamente, i procedimenti a carico di minorenni non italiani (589 su un totale di 1699), con una sorta di "tipicizzazione" rispetto alle aree di provenienza: i reati commessi da latinoamericani hanno spesso connotazioni di violenza, i magrebini appaiono prevalentemente coinvolti in traffici di droga, i nomadi (rumeni o moldavi) inclinano ai reati di furto, e così via, per quanto possa valere questa sorta di rilievi di intonazione statistica.
