Di Pietro attacca Napolitano, è bufera
ROMA
Quasi un'apertura anticipata di campagna elettorale per le europee, nel segno dello scontro polemico più duro: Antonio Di Pietro in piazza a Roma critica («rispettosamente», precisa l'ex pm) Giorgio Napolitano, accusato per i suoi «silenzi» e per un comportamento «poco da arbitro» ma si ritrova bacchettato dal Quirinale e isolato da istituzioni e partiti. E non produce effetti la successiva precisazione: «Non ho mai offeso, né inteso offendere, il Capo dello Stato - dice - quando ho ricordato pubblicamente che il silenzio uccide come la mafia, giacché non è a lui che mi riferivo».
L'occasione è la manifestazione con Beppe Grillo e l'Associazione familiari vittime di mafia, a piazza Farnese, per difendere "la legalità" e protestare per la rimozione del capo della Procura di Salerno Luigi Apicella. Napolitano, formalmente presidente del Csm, in occasione dello scontro fra le Procure di Catanzaro e di Salerno è intervenuto in modo visibile, e i manifestanti lo considerano almeno 'oggettivamentè responsabile dei provvedimenti contro alcuni magistrati ed alcune inchieste. In più, Napolitano spinge sempre i poli al 'dialogò sulle riforme. E proprio il 'dialogò in corso fra Pd e Pdl sulle intercettazioni, e il rischio che possa allargarsi alla giustizia, potrebbe avere spinto Di Pietro ad alzare il tiro sul Colle.
Dal palco, il leader dell'Idv denuncia il sequestro da parte della polizia di uno striscione che recitava "Napolitano dorme, l'Italia insorge". La piazza fischia. «Vogliono farci - tuona Di Pietro - lo stesso scherzetto di piazza Navona. Presidente Napolitano, possiamo permetterci di accogliere in questa piazza chi non è d'accordo con alcuni suoi silenzi? A Lei che dovrebbe essere arbitro, possiamo dire che a volte il suo giudizio ci appare poco da arbitro e poco da terzo?». Di Pietro rivendica il diritto a criticare «rispettosamente» il Capo dello Stato: «Stiamo semplicemente dicendo che non siamo d'accordo sul fatto che si lasci passare il lodo Alfano, che non siamo d'accordo sul fatto che si criminalizzino le persone che fanno il loro dovere», precisa. Poi lancia l'affondo: «Il rispetto è una cosa, il silenzio è un'altra. Il silenzio uccide, il silenzio è un comportamento mafioso». Parole non direttamente riferite a Napolitano, ma esplosive in un discorso sui 'silenzì del Capo dello Stato.
Il Quirinale si dice estraneo alla rimozione dello striscione, ma ribatte: il leader Idv ha usato «offensive espressioni», «del tutto pretestuose», contestando «presunti "silenzi" del Capo dello Stato, le cui prese di posizione avvengono nella scrupolosa osservanza delle prerogative che la Costituzione gli attribuisce». Lo scontro si accende anche nelle aule parlamentari: il capogruppo Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto stigmatizza il «volgare attacco» a Napolitano, il presidente della Camera Gianfranco Fini sottolinea come la Camera «ritenga e non potrebbe essere altrimenti l'attuale presidente della Repubblica garante dei diritti e dei doveri dei cittadini e rispettoso e solerte difensore delle prerogative del Parlamento». Al Senato il presidente Renato Schifani prende la parola in apertura di seduta per esprimere tra gli applausi «convinta solidarietà e rispetto» per Napolitano «oggetto di accuse offensive e ingiuste».
Sul caso Di Pietro-Napolitano Silvio Berlusconi tace, parlano i ministri: quello della giustizia Angelino Alfano, in aula al Senato, sottolinea la difesa bipartisan venuta dagli interventi seguiti a quello di Schifani: «Non sono un tentativo di arginare il diritto alla critica ma una messa in discussione del diritto all'insulto». Per il ministro degli Esteri Franco Frattini Napolitano è un presidente «quotidianamente interprete di correttezza e imparzialità istituzionali».
Ma se Pd e Pdl difendono Napolitano, la partita si apre nell'opposizione: Walter Veltroni aveva già annunciato tempo fa la rottura dell'alleanza con l'Idv. Oggi prende le distanze da Di Pietro: «Quanto accaduto a piazza Farnese, le frasi pronunciate dall'onorevole Di Pietro, gli striscioni esibiti sono inaccettabili e inqualificabili», dice, poi aggiunge che «chiunque attacchi Giorgio Napolitano indebolisce la capacità di garanzia e il rispetto delle regole e dell'unità del paese che il presidente della Repubblica è stato in grado di assicurare nel corso di questi anni». L'Udc chiama il Pd a fare chiarezza e difende «il ruolo di garanzia» di Napolitano: «Che egli diventi il bersaglio fisso delle manifestazioni dell'Italia dei Valori - commenta Pier Ferdinando Casini - umilia l'opposizione parlamentare e mortifica quanti, non votando il governo Berlusconi, lavorano per una alternativa credibile costruita sulla serietà ed anche su un rinnovato clima di collaborazione istituzionale».
Nel Pd nessuno difende Di Pietro, e c'è chi chiede di rompere definitivamente i rapporti, come Marco Follini, secondo il quale «è arrivato il momento che Veltroni dichiari finalmente chiusa la dissennata alleanza con Di Pietro». Vannino Chiti avverte: «Il suo è un contributo al degrado della vita politica e al diffondersi della sfiducia nelle istituzioni. Dovremo tenerne conto nei rapporti politici con Di Pietro». E l'ex presidente del Senato Franco Marini commenta: parole «inaccettabili», a questo punto «la convivenza» con il Pd «va verificata», in questo modo è «insopportabile».
In vista delle elezioni europee, però, dove le alleanze non contano e ciascun partito si presenta da solo sulla scheda elettorale, non è detto che a Di Pietro spiaccia apparire solo e sotto il tiro incrociato della maggioranza e delle altre opposizioni. A giugno si potrebbe misurare per la prima volta il peso del popolo del V-Day: non a caso anche oggi Di Pietro sul palco di piazza Farnese è salito insieme a Beppe Grillo. Se il sonoro «fanculo» pronunciato dal comico a conclusione del suo intervento-show si traduce in un appoggio elettorale, nei prossimi mesi l'Idv potrebbe essere tentato dall'alzare ancora i i toni contro tutto il Palazzo, piuttosto che 'chiedere scusà come in tanti, oggi, hanno chiesto a Di Pietro.
