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Manutenzione bus, Tursi assicura lo sconto

Uno "sconto" di decine di milioni di euro, assicurato nel tempo a un soggetto privato dal Comune di Genova, sulle manutenzioni degli autobus. Carte cambiate in corso d'opera, bilanci prima approvati e poi rivisti. Dipendenti trasferiti da una società all'altra e milioni tagliati come fossero bruscolini, con l'unico obiettivo di "aiutare" il socio esterno a tenere in piedi la circolazione dei bus a Genova...


Poi una società totalmente pubblica, Ami, nata dalla scissione di Amt e teoricamente destinata a diventare un polo d'eccellenza e a raggiungere il pareggio di bilancio in pochi anni; di fatto, costretta dalla civica amministrazione a ratificare accordi sempre peggiori, a sopportare tutto il peso dello stop ai finanziamenti regionali e statali, e a garantire la propria opera in favore dei privati a prezzi inferiori. Fino a morire, non prima di essersi venduta i gioielli immobiliari di famiglia, in particolare una maxi-rimessa.

I numeri e i documenti raccontano d'una privatizzazione per certi versi spregiudicata, sicuramente inedita nel nostro Paese e replicata su scala nazionale con l'affaire Alitalia. Come per la compagnia di bandiera, l'intervento genovese permise di salvare l'azienda del trasporto pubblico Amt, i suoi oltre duemila dipendenti e il servizio che prestavano e prestano alla cittadinanza. Ma a rileggere tutte le carte - ufficiali e ancora segrete, che il Secolo XIX è in grado di pubblicare - con gli occhi della Procura e della Corte dei Conti che da mesi ipotizzano un abuso d'ufficio e un danno alle casse dello Stato, la storia può essere riscritta. Amt, l'ex municipalizzata degli autobus, fu salvata dai privati, quando era ormai a un passo dal fallimento. È un dato inconfutabile. Per farlo, però, gli stessi privati (i francesi di Transdev) furono convinti a scendere in campo e a restarci grazie a una scissione, alla creazione d'una nuova società delle manutenzioni e delle infrastrutture: si chiamava Ami, totalmente pubblica. Era gravata da una montagna di debiti, ma i contratti di fornitura, nelle intenzioni del Comune, dovevano portarla in pareggio entro il 2010. Nei fatti, l'hanno prima strozzata e poi affossata definitivamente.

Il "grande sconto" si profila alla vigilia dell'ingresso dei privati in Amt. In precedenza, la nascita di Ami era stata accompagnata da progetti ambiziosi e di lungo respiro. «Contratti fuori mercato, troppo esosi e tarati sulla carta per dare un futuro "impossibile" al polo manutentivo», dicono oggi gli inquirenti. La bozza dei contratti intercompany - vale a dire i pagamenti di Amt (azienda semiprivata) in favore di Ami (azienda pubblica) per le manutenzioni dei bus - datata 2004 delinea una crescita costante: 158 milioni di euro in sei anni, più altri 28 milioni per gli affitti. Un trend al rialzo, che parte dai 22 milioni (teorici) per il 2005 e arriva ai 28 milioni (sempre teorici) del 2008. Una previsione che, improvvisamente, viene ribaltata.

Graziano Cetara
Matteo Indice

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