«La crisi economica farà arricchire le mafie»
di Giampiero Giancarli
L'AQUILA. «La crisi economica è un'occasione per la mafia di arricchirsi favorendo l'aumento di estorsione e usura». Lo ha detto il presidente onorario della Federazione antiracket italiana, Tano Grasso, intervenendo a una lezione del corso di storia e sociologia delle organizzazioni criminali dell'Ateneo aquilano tenuto dal professor Francesco Forgione, ex presidente della commissione parlamentare antimafia.
Grasso, nella sua lezione nel polo didattico di via Di Vincenzo dell'ateneo aquilano, preceduta da un intervento del rettore Ferdinando di Orio, ha anche fatto un breve accenno alla situazione abruzzese per quanto riguarda le infiltrazioni mafiose.
«Isole felici non esistono più», ha commentato, «per cui anche in questa regione sicuramente ci sono interessi economici legati ad organizzazioni criminali specie sul territorio costiero, ma non ci sono quegli insediamenti mafiosi veri e propri che, invece, si sono riscontrati in altre zone. Ma ci sono dei segnali che arrivano dalla cattura dai latitanti che talvolta vengono presi proprio in Abruzzo».
Ad accelerare il ricorso all'usura, secondo Grasso, sarebbe il giro di vite sul sistema di accesso ai crediti per le piccole e medie imprese. «Una strategia», ha spiegato, «adottata da gran parte delle banche per contrastare la recessione. Ma più si restringe l'area del credito legale rappresentato dalle banche maggiore sarà il campo di azione di usurai e organizzazioni mafiose, interessate al riciclaggio del denaro».
«Questa limitazione al credito», ha aggiunto Tano Grasso, «non va a toccare i grandi imprenditori ma esclusivamente imprese piccole o medie. E qui entra il campo il mafioso. Questi, a differenza dell'usuraio, presta ugualmente denaro a strozzo ma la sua finalità non è quella dell'interesse ma di impossessarsi di quell'azienda per riciclare soldi sporchi. A quel punto si verificano situazioni paradossali. L'ex titolare di quell'azienda che è diventato il subalterno del mafioso che gli ha dato i soldi ora vive meglio: prima aveva problemi con le banche e con il mafioso cui doveva ridare i soldi ma ora è libero da questi tormenti e ha uno stipendio fisso che è maggiore degli introiti di prima. Dall'esterno, però, non si vede nulla visto che dietro il bancone ci sarà la stessa persona di prima che da titolare è diventato commesso. Al punto che in certe zone non si riesce a capire quanti esercizi commerciali poggiano su lavoro e impegno e quanti sono finalizzati al riciclaggio».
Nella sua lezione Grasso ha anche spiegato alcuni modi di agire, spesso curiosi, che distinguono, le forme di intimidazione di camorra e mafia. «I camorristi» ha detto «sono quasi tutti cocainomani, vanno a letto tardi e agiscono in tarda mattinata. Per chiedere il pizzo fanno dei blitz nei cantieri, spesso a bordo di moto enduro, e "invitano" gli operai ad andare a casa». Chiaro il messaggio all'imprenditore.
«La mafia» ha aggiunto «invece rischia di meno. E più semplice mandare nella notte un picciotto a incendiare una betoniera. La mafia è ipersensibile al consenso sociale. Mai andrebbe a intimidire direttamente degli operai. Ma chi accetta di pagare il pizzo, entra in un pericoloso tunnel dal quale non potrà più uscire. La sua vita cambierà per sempre».
