Processo Fortugno agli sgoccioli, si va verso la Camera di consiglio
Potrebbe essere l'ultima la prossima udienza del processo per l'omicidio del vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria Francesco Fortugno, fissata per il 26 gennaio, . L'udienza, infatti, sarà riservata alle controrepliche dei difensori degli imputati. Se gli interventi degli avvocati si concluderanno nel pomeriggio della stessa giornata del 26 gennaio, la Corte d'assise, presieduta da Olga Tarzia, potrebbe ritirarsi subito in camera di consiglio. Se invece le controrepliche dei difensori si protrarranno fino a sera, sarà fissata una nuova udienza per altri interventi degli avvocati e l'inizio della camera di consiglio. Il processo per l'omicidio di Francesco Fortugno, protrattosi per oltre cento udienze, è iniziato il 30 maggio del 2007. Per l'omicidio sono imputati Salvatore Ritorto, indicato come l'esecutore materiale; Alessandro e Giuseppe Marcianò, padre e figlio, che sarebbero stati i mandanti, e Domenico Audino. Di associazione per delinquere di tipo mafioso sono accusati Vincenzo Cordì, Antonio e Carmelo Dessì e Alessio Scali.
Novella ha collaborato da subito. Domenico Novella, uno dei due pentiti dell'inchiesta sull'omicidio di Francesco Fortugno, ha iniziato a collaborare con la giustizia sin dal giorno del suo arresto, nell'aprile del 2006, e queste rende ancora più credibili le sue dichiarazioni. Lo ha detto il pm Marco Colamonici replicando alle arringhe dei difensori. Novella, secondo il pm, ha fornito subito all'accusa elementi concreti indicando Salvatore Ritorto come l'esecutore materiale dell'omicidio ed Alessandro e Giuseppe Marcianò, padre e figlio, come mandanti. Colamonici ha anche sostenuto che Ritorto, sin dalla mattina del 16 ottobre del 2005, giorno in cui nel pomeriggio fu commesso l'omicidio, Ritorto si era recato a Palazzo Nieddu per accertarsi della presenza di Fortugno ed organizzare così l'assassinio. Secondo Colamonici e per l'altro pm, Mario Andrigo, inoltre, l'alibi fornito da Giuseppe Marcianò non è credibile. Quando gli venne notificata l'ordinanza di custodia cautelare, prima ancora di leggerne il contenuto, Marcianò disse alle forze dell'ordine che lui il giorno dell'omicidio di Fortugno non era a Locri e poteva dimostrarlo avendo un alibi. Un alibi, ha aggiunto il pm, che si è poi rivelato inconsistente.
Piccolo non si è inventato nulla. Il pentito Bruno Piccolo "non si è inventato nulla ed il suo apporto è stato estremamente significativo". Lo ha detto Marco Colamonaci, pm del processo per l'omicidio del vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria, Francesco Fortugno, nella replica ai difensori degli imputati. Colamonaci, in particolare, ha risposto all'avv.Rosario Scarfò, difensore di Salvatore Ritorto, accusato di essere stato l'esecutore materiale dell'omicidio di Fortugno, secondo il quale Piccolo non ha detto nulla carico del suo assitito. "Questo - ha detto Colamonaci - non è vero perché è proprio sulla base delle dichiarazioni di Bruno Piccolo che nell'aprile del 2006 vengono eseguiti gli arresti per l'omicidio di Fortugno, tra cui anche quello di Ritorto. E' inverosimile, irrazionale ed illogico la tesi difensiva secondo cui Piccolo si sarebbe inventato di sana pianta una storia completamente falsa, caricando addosso a Ritorto, che fino all'omicidio Fortugno non era considerato un criminale, un fatto così grave".
