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Mafia, 16 arresti a Partinico e Borgetto. Decapitato il vertice del mandamento

Operazione dei carabinieri. Negli ultimi anni al centro di una vera e propria faida tra famiglie mafiose rivali che ha causato diversi morti...


PALERMO - La guerra fra cosche mafiose esplosa negli ultimi anni alle porte di Palermo ha portato i carabinieri del Gruppo di Monreale ad eseguire 16 ordini di custodia cautelare. I provvedimenti sono stati emessi dal gip del tribunale su richiesta della Direzione distrettuale antimafia e riguardano indagati accusati di essere affiliati a Cosa nostra. L'indagine di fatto azzera il mandamento mafioso di Partinico e Borgetto, due paesi alle porte del capoluogo siciliano, dove negli ultimi anni si è registrata una vera e propria faida tra «famiglie» rivali. Gli investigatori ricostruiscono retroscena e movente dei delitti. La guerra di mafia si è combattuta in una fetta di territorio che è a cavallo tra i territori che erano guidati dai boss Lo Piccolo, che tentavano di espandersi nel trapanese, e quello in cui comanda il latitante Matteo Messina Denaro. Una faida che ha portato numerosi morti. Dall'inchiesta emergono, inoltre, rapporti fra i palermitani con le famiglie mafiose degli Stati Uniti.

L'operazione dei carabinieri del Gruppo di Monreale, denominata «Chartago» mette in evidenza gli equilibri mafiosi del palermitano e sul dato che la «guerra di mafia» sembrava essersi conclusa a favore della fazione capeggiata da Salvatore Corrao e Nicolò Salto. Il denaro necessario per il sostentamento dei detenuti ed il mantenimento dei familiari dei mafiosi, infatti, cominciava ad essere assicurato dalle fiorenti attività illecite, che erano appannaggio esclusivo della gestione «vincente». I carabinieri della compagnia di Partinico, alcuni mesi fa, fermarono durante un posto di controllo, Antonio Salto, figlio minore del boss di Borgetto, e gli sono stati trovati 70 mila euro in contanti e un «pizzino» con la lista degli imprenditori che pagavano il «pizzo». Il mandamento mafioso colpito dagli arresti era temuto da tutte le altre famiglie palermitane proprio per l'incertezza gestionale che vi regnava e per l'effervescenza criminale più volte dimostrata. Basti pensare al tentato omicidio di Nicolò Salto (18 ottobre 2008) che fa ipotizzare nuovi scenari.

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