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Caltanissetta, 24 arresti nel clan Madonia nella bufera il presidente della Provincia

Il boss continuava a dare ordini dal carcere. Federico (Mpa) chiamato in causa per voto di scambio...


a. z.

CALTANISSETTA - «La famiglia mafiosa dei Madonia nell´ultima consultazione regionale si era organizzata per raccogliere voti e per favorire l´elezione di alcuni politici». Non ci sono solo mafia e pizzo, appalti e calcestruzzo dietro l´operazione dei carabinieri che ieri hanno eseguito 24 ordini di custodia cautelare dando un ulteriore colpo al clan che il boss Piddu Madonia continuava a condurre, mandando ordini dal carcere nonostante il regime di 41 bis al quale è sottoposto da tempo. C´è anche il sostegno che gli uomini politici locali continuerebbero a chiedere e ottenere da Cosa nostra. A cominciare da Giuseppe Federico, presidente della Provincia di Caltanissetta e deputato dell´Mpa all´Assemblea regionale. Il suo nome compare più volte nelle pagine dell´inchiesta, e il suo nome potrebbe essere già stato iscritto nel registro degli indagati con l´ipotesi di reato contemplata dall´articolo 416-ter del codice penale: voto di scambio politico-mafioso.
Avrebbe pagato 50 euro per ogni voto ottenuto, Giuseppe Federico, che dalle carte dell´inchiesta risulta aver chiesto l´appoggio elettorale di Gaetano Palermo, un gioielliere di Gela finito ieri in manette e che, per sostenere la candidatura dell´esponente dell´Mpa, si sarebbe rivolto direttamente a Maria Stella Madonia, sorella del boss, anche lei nella lista degli arrestati assieme al marito Francesco Lombardo e alla madre Giovanna Santoro. Erano loro a portare gli ordini fuori dal carcere durante i colloqui e a eseguirli.
Secondo gli inquirenti, Palermo si sarebbe mosso «con l´intento e la piena coscienza di rendere un servigio non solo a Federico ma anche alla famiglia Madonia». I picciotti del clan si sarebbero così mossi allargando la voce fino ai paesi vicini di Vallelunga Pratameno, Mussomeli (dove sarebbe stato contattato Salvatore Genco Russo, figlio del vecchio boss Giuseppe Genco Russo) e Sommatino. Dalle intercettazioni emergerebbe anche che, in cambio di voti, Federico e Palermo avrebbero promesso al medico Giuseppe Giarratano di fargli vincere il concorso per dirigente di primo livello nel reparto oncologico dell´ospedale Sant´Elia, a Caltanissetta.
Il presidente della Provincia di Caltanissetta ha detto di non avere ricevuto alcun avviso di garanzia e ha sostenuto che questa storia «non sta né in cielo né in terra».
«Abbiamo messo in ginocchio una vasta organizzazione mafiosa riconducibile al boss Piddu Madonia, capo mandamento di Cosa nostra nel Nisseno che si era radicata in vari settori dell´economia», ha detto il procuratore di Caltanissetta, Sergio Lari, nell´illustrare l´operazione che ha confermato come il clan Madonia continuasse a imporre il pizzo alle imprese che lavorano nella provincia. I carabinieri hanno accertato un´estorsione ai danni di un consorzio temporaneo di imprese di Paternò, impegnato nei lavori di realizzazione di un parcheggio all´ospedale di Gela. La riscossione della "messa a posto" era stata mediata da Vincenzo Salvatore Rapisarda, figlio di un esponente di vertice del clan Laudani di Catania, per conto di Carmelo Barbieri e di Marcello Sultano, ex rappresentante della Stidda di Gela e ora collaboratore di giustizia. L´imprenditore veniva anche costretto a rifornirsi di calcestruzzo dall´impresa di Gianfranco Sanzone, che è stata sequestrata. Il pizzo veniva poi giustificato con una sovrafatturazione.
È stato accertato pure che il clan Madonia reinvestiva parte del suo patrimonio in due società nissene che operano nel settore delle scommesse sportive, e che ieri sono state sequestrate.

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