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Tursi rimanda di 15 giorni la chiusura dei bassi

Si rassegni l'indispettito benpensante, si rallegri il vecchio professore cantato da De André: Bocca di Rosa, o meglio la sudamericana e l'africana che l'hanno sostituita da un bel po', potranno ancora "esercitare" all'interno dei bassi del Centro storico. La giunta comunale ha deciso di rinviare l'applicazione sul campo dell'ordinanza che vieta la prostituzione nei locali al piano strada...


I controlli e le diffide - verso occupante e proprietario - dovranno attendere ancora due settimane. «Non significa che rinunciamo al provvedimento - si affretta a dire Francesco Scidone, assessore alla Città sicura - abbiamo imbastito un altro percorso del quale riferiremo nei prossimi tempi. In questa fase abbiamo dunque deciso di non esasperare gli animi». Il via della fase di tolleranza zero era previsto tra oggi e mercoledì. Si tratta dell'ultimo passo di un percorso partito l'estate scorsa, quando le amministrazioni locali di mezza Italia erano in fermento a seguito del decreto del governo che trasformava i sindaci in "sceriffi" in grado di emettere ordinanze in materia di sicurezza molto più rigide ed efficaci. Il Comune fissò un perimetro e fissò i tempi di un'inedita stretta attorno agli storici bassi della prostituzione alla Maddalena e nel Ghetto, e pubblicò gli avvisi sui classici manifesti che rendono note le iniziative dell'ente e del primo cittadino. Esauritisi i tempi a disposizione per avanzare obiezioni, comunicati a dovere i contenuti della "mini-legge" con tranquilli e innocui monitoraggi dei vigili nei vicoli, adesso si sarebbe dovuto aprire il momento della verifica e della repressione delle situazioni che non hanno già provveduto, autonomamente, a eliminare il problema e l'irregolarità. Da questo momento, in teoria, se i vigili urbani del Nucleo Ambiente e Territorio troveranno una camera da letto allestita all'interno di un basso della zona tra via Garibaldi, piazza Fontane Marose, via Luccoli, piazzetta Merli, via di Soziglia, via Orefici, via Banchi, via San Luca, via San Siro, via Cairoli e piazza della Meridiana, scatterà una diffida per l'eventuale "signora" colta ad occupare l'immobile, e una per il proprietario dello stesso. Ultimatum di tre giorni dalla notifica (per il proprietario saranno necessari tempi un po' più lunghi), se al secondo controllo la situazione non sarà mutata scatteranno le denunce sia per la prostituta che per l'intestatario del basso. I bassi ancora aperti non sono molti, meno di dieci. La paura di una denuncia ha fatto sì che molti proprietari provvedessero a sfrattare l'affittuaria. Non si può dire che, però, la prostituzione sia solo un ricordo. L'attività è stata infastidita, non debellata. Forse anche per questo Tursi ha deciso di virare su un binario parallelo ma differente. Il rinvio di due settimane dei controlli veri e delle denunce non corrisponde a una rinuncia. Ma in questo momento interessa di più approfondire l'approccio "sociale". Prima di Natale gli assessorati a Città sicura e Pari opportunità avevano iniziato a parlare, a un tavolo, con le prostitute. Con la portavoce del comitato sorto per protestare contro l'ordinanza, la storica "sindacalista" delle lucciole italiane Pia Covre, era stato trovato un primo accordo, da confermare nero su bianco: le prostitute si impegneranno a segnalare le vittime del racket della strada. E poi osserveranno orari di "chiusura" definiti, non andranno in strada seminude, non strilleranno e terranno puliti i vicoli che ospitano i loro appartamenti. Un altro incontro verrà organizzato a breve, poi ci sarà la prima firma di un accordo tra un gruppo di prostitute e un Comune. Da tolleranza zero a ricerca di collaborazione. Se darà frutti, il mix carota-bastone, lo diranno i prossimi mesi.

Daniele Grillo

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