Caso Eluana, Sacconi indagato
ROMA
Si tratta di un atto dovuto, ma il ministro del Welfare Maurizio Sacconi è ufficialmente indagato dalla Procura di Roma in seguito alla denuncia presentata dai Radicali sull'atto di indirizzo sul caso di Eluana Englaro. L'ipotesi di reato sostenuta dai querelanti di Sacconi è quella di violenza privata aggravata nei confronti dei sanitari della casa di cura Città di Udine, che proprio ieri ha annunciato di non poter più accogliere la donna lecchese in stato vegetativo permanente dal 1992.
Il ministro si è detto fiducioso in una rapida conclusione della vicenda giudiziaria, ha ribadito di non aver commesso atti violenti e ha definito «intimidatorio» l'intento dei Radicali. La denuncia che ha portato all'iscrizione del ministro nel registro degli indagati a Roma è stata presentata da Radicali italiani, associazione Luca Coscioni e Nessuno tocchi Caino. Da piazzale Clodio hanno subito chiarito che l'avvio dell'inchiesta è «un atto dovuto», in seguito alla querela presentata nei confronti di Sacconi. Il fascicolo è stato trasmesso al competente tribunale dei ministri, che dovrà svolgere alcune verifiche. Gli inquirenti hanno chiesto di accertare le dichiarazioni e in particolare alcuni passaggi del provvedimento firmato da Sacconi.
Nella denuncia depositata alcune settimane fa dall'avvocato Giuseppe Rossodivita si ipotizzava il reato di violenza privata aggravata nei confronti dei sanitari della casa di cura friulana e si chiedeva di verificare in che termini le affermazioni di Sacconi avessero impedito di dar corso al decreto della corte d'appello di Milano. «A nostro parere dopo le verifiche del tribunale dei ministri gli atti dovranno essere mandati alla giunta autorizzazioni a procedere - ha detto l'avvocato Rossodivita - pensiamo che sarebbe giusto che Sacconi non si trincerasse dietro i benefici delle attribuzioni del parlamentare e del ministro e si lasciasse, nel caso, processare».
La replica del ministro del Welfare è stata affidata a un comunicato nel quale si legge: «Di fronte all'ennesimo tentativo di conferire dimensione penale alla legittima azione politico-amministrativa, segno della non risolta anomalia italiana, ribadisco la mia serenità in quanto ho assunto con scienza e coscienza l'atto di indirizzo rivolto all'intero Servizio sanitario nazionale. Ho ritenuto mio dovere farlo perché Ponzio Pilato non fu certo un esempio di buon governo». Sacconi poi aggiunge: «Ho preso peraltro a fondamento della mia determinazione atti quali il parere del Comitato nazionale di bioetica e la Convenzione dell'Onu sui disabili, il cui disegno di ratifica è all'esame del Parlamento. Non ho compiuto atti "violenti" verso alcun erogatore sanitario, per cui attendo fiducioso la rapida conclusione di questa iniziativa giudiziaria, per la quale l'intento dei querelanti appare, esso sì, intimidatorio».
A difesa di Sacconi si sono schierati il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano e il vicepresidente vicario dei senatori del PdL, Gaetano Quagliariello. Mantovano ha parlato di una magistratura che compie una «scelta militante di morte», mentre Quagliarello, dopo aver espresso «piena solidarietà al ministro Sacconi», ha giudicato «veramente triste che questioni come il confine tra la vita e la morte, sulle quali c'è un confronto aperto che sta diventando un autentico spartiacque nel dibattito pubblico del nuovo secolo, possano essere risolte a colpi di denunce in Procura». Dal fronte di chi sostiene la battaglia di Beppino Englaro arriva invece la voce di due parlamentari socialisti dell'Emilia Romagna, Lanfranco Turci e Mauro Del Bue, che invitano il presidente della Regione Vasco Errani ad accogliere l'appello del padre di Eluana e giudicano quello di Sacconi un «ricatto assolutamente illegale».
Nel frattempo l'odissea di Eluana sembra destinata a non avere fine. Ieri, infatti, anche la casa di cura Città di Udine, che pareva essere destinata ad accogliere la donna per assisterla durante l'interruzione dell'alimentazione, ha comunicato ufficialmente il ritiro della propria disponibilità, a causa del «groviglio» di norme e competenze sovrapposte tra Stato e Regioni e del rischio di chiusura della struttura, in seguito all'indirizzo del ministro Sacconi che aveva paventato la perdita della convenzione con il Servizio sanitario nazionale. Beppino Englaro ha ringraziato comunque i responsabili della clinica friulana e ha fatto sapere di rispettare la loro decisione. La donna, in stato vegetativo permanente dal 1992, rimane quindi ancora presso la casa di cura Beato Talamonti di Lecco, in attesa che una struttura sanitaria accetti di accoglierla e di dare esecuzione alla sentenza della Corte d'Appello di Milano, ratificata dalla Cassazione, che autorizza il padre a procedere con l'interruzione delle cure che tengono in vita Eluana. La famiglia, comunque, continua ad affidarsi alla giustizia e resta in attesa del pronunciamento del Tar sul ricorso contro il rifiuto della Regione Lombardia di indicare una struttura in cui eseguire il decreto della Corte d'Appello.
