Setola sarà sottoposto al 41 bis. Scambio di favori tra superlatitanti
NAPOLI - L'aveva giurato ai suoi fedelissimi: "Se non scarcerano mia moglie, caccio due bombe nella caserma dei carabinieri". Oggi, il giudice del tribunale di Santa Maria Capua a Vetere ha convalidato l'arresto di Stefania Martinelli, moglie di Giuseppe Setola, ma il boss dei Casalesi, da ventiquattrore, è chiuso in carcere in isolamento e presto sarà trasferito in una struttura di massima sicurezza e sottoposto al regime duro del 41 bis.
Dalla cella ripete che non ha responsabilità nei 18 omicidi di cui è accusato: "Non c'entro niente con tutte 'ste tarantelle. Anche mia moglie è innocente". Lei è stata arrestata tre giorni fa, dopo la mancata cattura del marito, fuggito al blitz attraverso le fogne. Il giudice l'accusa di aver nascosto una pistola calibro 9 nel covo.
Costantino Airoldi, il comandate dei carabinieri che ha arrestato Setola, sorride: è abituato sentire i detenuti ripetere la loro innocenza, anche chi, come Setola, è ritenuto un killer freddo e spietato, capo dei gruppi di fuoco che hanno segnato con il sangue la storia recente del Casertano.
Il principale pensiero dei carabinieri ora che Giuseppe Setola è finito in prigione, è arrestare gli altri due superlatitanti: Michele Zagaria e Antonio Iovine, entrambi nell'elenco dei trenta ricercati più pericolosi. La casa in cui è stato trovato ieri il superlatitante, a Mignano Montelungo, di proprietà dell'amante di un cugino di Antonio Iovine, potrebbe essere la dimostrazione di un legame forte fra i due boss. "Il primo interrogativo - spiegano i carabinieri - è proprio su Riccardo Iovine, il cugino di primo grado del superboss, latitante da ben 13 anni: un tecnico di laboratorio di analisi in servizio presso un ospedale del casertano, insospettabile, apparentemente pulito. Agiva autonomamente, o seguiva gli ordini del boss nel dare rifugio a Setola? Potrebbe esserci stato fra i due capi uno scambio di favori. O, forse, una nuova alleanza".
L'arresto di Setola è destinato a scombinare gli equilibri tra le due principali articolazioni dei Casalesi, i Bidognetti e gli Schiavone i cui capi, seppur detenuti, proseguono a mantenere la leadership sulle cosche. Il trentottenne arrestato ieri sui tetti del cascinale di Mignano Montelungo era legato ai Bidognetti. Scalzo, trascinava un borsone con 50 mila euro, due pistole e un fucile a pompa.
Insieme a lui sono finiti in manette Paolo Gargiulo, detto Calimero, 23 anni, il pregiudicato legato ai Bidognetti, che lo seguiva come un'ombra, e soprattutto il fiancheggiatore che parlò dei cinquanta chili di tritolo di cui era venuto in possesso Setola durante una telefonata captata dal pool antimafia di Napoli.
E' stato arrestato anche John Loran Perham, la "pedina" che non sapeva di portare i carabinieri fino al covo di Setola. Perham, di padre americano e madre casertana, è tra l'altro cognato dei fratelli Luigi e Nando Russo, quest'ultimo proprietario a suo tempo del locale Blue Moon, la sede storica di tanti incontri tra Setola e il suo gruppo di fuoco, uno dei covi più famosi in cui il boss si "ritirava" per la latitanza con i killer ricercati Alessandro Cirillo, Giovanni Letizia e Oreste Spagnuolo: questi ultimi tre arrestati, sempre dai carabinieri, il 30 settembre scorso.
