Napoli, indagato il figlio Di Pietro
In serata trapela la notizia che Cristiano Di Pietro è stato iscritto nel registro degli indagati della procura partenopea, anche se le fonti giudiziarie hanno precisato che si è trattato di un «atto dovuto». Ma dagli stessi ambienti degli inquirenti emerge anche soddisfazione per l'esito della testimonianza dell'ex pm di Mani Pulite: Di Pietro avrebbe convinto i pm, documenti alla mano, che non fu una fuga di notizie sulle indagini in corso a determinare il trasferimento a Roma, all'epoca in cui Di Pietro era ministro alle Infrastrutture, di Mautone. Lo spiega lo stesso Di Pietro all'uscita della procura dove è atteso da una folla di giornalisti, fotografi e operatori televisivi. «Ho messo in condizione la Procura della Repubblica, carte e documenti alla mano, di ricostruire le ragioni per cui responsabilmente e doverosamente, nell' estate 2007, l' ingegner Mautone insieme con altre decine di persone in un grappolo di provvedimenti unitari sono stati trasferiti dalle loro sedi in altre sedi».
«Sono fatti - ha aggiunto - che devo dire, e sono anche rimasto molto orgoglioso del lavoro che ho fatto, hanno trovato un riscontro formidabile dalla lettura incrociata dei documenti da me presentati e dalla lettura delle intercettazioni telefoniche».
Di Pietro non elude poi le domande sul coinvolgimento del figlio nell'inchiesta. «Ho chiesto alla procura di indagare, e la procura doverosamente dovrà indagare, senza alcun riguardo per nessuno. Non vogliamo che ci sia alcuna riserva nei confronti di parenti e figli compresi ed esponenti di partito», afferma in linea con l'atteggiamento assunto sin da quando furono diffuse le intercettazioni telefoniche delle conversazioni tra Cristiano e Mautone. Tuttavia la vicenda,a suo giudizio, va valutata nella esatta dimensione: «l'indagine a Napoli non riguarda mio figlio. Riguarda una vicenda grossissima: vi prego di non trasformare uno stuzzicadenti in una trave e la trave in una pagliuzza».
Ma da ex pm che idea si è fatto sul cosiddetto «sistema Romeo» ipotizzato dai magistrati? Dopo aver precisato che «c'è il segreto istruttorio», ha affermato: «Credo che sia limitativo pensare che ci sia un solo sistema Romeo. La procura sta indagando su mille questioni e alla fine si tireranno le somme».
