Ndrangheta, il superteste Mangiardi conferma le accuse
Il suo dito indice Mangiardi - che nella vita fa il commerciante di ricambi per automobili - l'ha puntato anche contro altri tre imputati accusati di estorsione ai suoi danni. Altri due sono già stati condannati con un processo che ha seguito quel rito abbreviato che il Pm, Gerardo Dominijani, non aveva consentito per gli altri quattro. E con lui si erano opposte anche le parti civili nell'udienza del 15 dicembre 2008: il Comune di Lamezia Terme e le associazioni antiracket.
In aula di Tribunale ancora piena di curiosi, giornalisti, professionisti e società civile, il presidente della sezione penale del Tribunale di Lamezia, Pino Spadaro, ha condotto la giornata (mattina e pomeriggio, nel corso del quale ci sono state le testimonianze dei poliziotti) con mano ferma. Un'udienza ancora una volta tesa, dal momento che il giudice Spadaro è da tempo nel mirino della ‘ndrangheta, così come a rischio è anche il Pm Dominijanni (si veda il Sole-24 Ore del 2 e 3 gennaio sul possibile attentato fallito il 24 dicembre 2008).
Si temevano le sceneggiate della scorsa udienza, allorchè un continuo gioco di ricusazioni e abbandoni tra gli avvocati e il ripetuto tentativo di presentare eccezioni, aveva fatto slittare a oggi l'udienza dopo oltre sei ore di tira-e-molla. Invece il Pm ha condotto con ritmo serrato l'interrogatorio e il superteste non ha avuto esitazioni nel confermare le accuse.
"Il processo - dichiara al Sole-24 Ore Salvatore Cittadino, a capo della locale Confcommercio - è andato come meglio non potevamo aspettarci. E' stato seguito persino dalla Chiesa e il giudice Spadaro non ha concesso che si andasse sopra le righe. Bene. Così come appare positiva la presenza dello Stato, vista la presenza del prefetto di Catanzaro Sandro Calvosa".
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