Di Pietro, quattro ore dai pm "Mio figlio indagato, nessun riguardo"
Stavolta si è presentato come semplice testimone per spiegare ai suoi ex colleghi, i pm Filippelli, D'Onofrio e Falcone, i rapporti tra alcune figure del suo partito e l'ex provveditore alle opere pubbliche di Campania e Molise, Mario Mautone. Rapporti che hanno coinvolto il figlio Cristiano - che aveva segnalato all'ex potente funzionario alcuni professionisti - tanto da indurlo a sospendersi dalle cariche di partito. Il giovane, si è saputo ieri, è iscritto nel registro degli indagati.
«La procura doverosamente dovrà indagare, senza alcun riguardo per nessuno. Non vogliamo che ci sia alcuna riserva nei confronti di parenti, figli compresi, ed esponenti di partito», dice il leader dell'Idv Antonio Di Pietro all'uscita della procura di Napoli dove ha reso per quattro ore dichiarazioni ai pm che indagano sugli appalti. «Sono orgoglioso, sia come cittadino, politico, come leader di partito, che come ex ministro, di aver dato il mio contributo per l'accertamento dei fatti, per la ricostruzione delle verità, per l'individuazione delle responsabilità» ha sottolineato.
Di Pietro ha parlato soprattutto dei suoi rapporti con Mautone e del perché lo silurò improvvisamente. Il trasferimento dell'ex provveditore non sarebbe stato deciso dall'allora ministro alle Infrastrutture in seguito a una fuga di notizie sull'indagine che coinvolgeva il funzionario. «Lo spostamento di Mautone sarebbe rientrato in un pacchetto di trasferimenti deciso dal ministero per motivi d'ufficio e non legati all'inchiesta-Romeo in corso», è la tesi del leader di Idv. «Da parte mia - aggiunge - carte e documenti alla mano, ho messo la Procura in condizione di ricostruire le ragioni per cui, responsabilmente e doverosamente, trasferii, quando ero ministro, Mautone e un'altra decina di funzionari. Ho offerto loro dei riscontri formidabili tra carte e intercettazioni».
Ha parlato solo di questo? Ovviamente no, vista l'insolita lunghezza del colloquio con i magistrati che indagano sulla delibera "Global Service" alla base della trama di affari e complicità di cui l'immobiliarista Alfredo Romeo sarebbe il regista. Così ha anche saputo che il figlio Cristiano è iscritto sul registro degli indagati: un'iscrizione definita «un atto dovuto». Il padre Antonio sembra prenderla bene: «So che ogni notizia di reato deve essere accertata e so che i magistrati di Napoli lo faranno».
Un'inchiesta che sembra lambire Di Pietro, la sua famiglia e la sua organizzazione politica. Ma l'ex pm si batte come un leone per smentirlo: «L'indagine a Napoli non riguarda mio figlio. Riguarda una vicenda grossissima: vi prego di non trasformare uno stuzzicadenti in una trave e la trave in una pagliuzza. Ho interesse a che si facciano indagini, per differenziare i comportamenti corretti da quelli scorretti. Cristiano iscritto nel registro degli indagati? - si è chiesto - Che lo sia o meno, le conseguenze sono le stesse, nel senso che bisogna indagare. Chiedo una indagine a tutela». Dopo la deposizione i magistrati si sono detti «soddisfatti» delle dichiarazioni del loro ex collega.
L'arrivo di Di Pietro era stato proceduto da un «incidente diplomatico» tra il procuratore generale, Vincenzo Galgano, e i fotoreporter. Il Pg aveva inviato la polizia per allontanare i fotografi in attesa davanti alla Procura. «Un fatto senza precedenti» aveva tuonato in una nota l'associazione dei fotoreporter.
di Nino Femiani
