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Global Service, indagato Di Pietro jr

I pm: "Atto dovuto". Il leader Idv oltre tre ore in Procura: "Ho chiesto che si vada avanti con le indagini su tutti i fatti, compresi quelli che riguardano Cristiano"...


di Dario Del Porto

NAPOLI - Il nome Cristiano Di Pietro entra nell´inchiesta sugli appalti della Procura di Napoli. Non più come interlocutore delle telefonate intercettate all´ex provveditore alle Opere pubbliche di Campania e Molise, Mario Mautone, agli arresti domiciliari dal 17 dicembre scorso, ma come indagato. Un atto dovuto, alla luce delle notizie di reato contenute in una lunga informativa redatta dalla Dia di Napoli nel febbraio di un anno fa. Ma anche un passaggio dell´indagine sul quale Di Pietro senior, ex ministro delle Infrastrutture e leader dell´Italia dei Valori, sentito ieri come teste dai magistrati napoletani per oltre tre ore, invita gli inquirenti ad andare avanti: «Ho chiesto alla Procura - ha detto Antonio Di Pietro a conclusione del faccia a faccia con i pm - di indagare senza alcun riguardo per nessuno perché non deve esservi, e non vogliamo che ci sia, alcuna riserva nei confronti di parenti o esponenti di partito. Ho chiesto che si indaghi su tutti i fatti, compresi quelli che riguardano mio figlio. Abbiamo interesse che ci sia un´indagine perché si possano differenziare comportamenti corretti da quelli scorretti, altrimenti si fa di tutta un´erba un fascio».

A chi gli chiedeva di una possibile iscrizione del figlio Cristiano nel registro degli indagati, Di Pietro ha replicato: «Non ne ho idea. A prescindere se lo sia o no, le conseguenze sono le stesse, bisogna indagare. Chi come me ha messo in piedi attività per contrastare la corruzione, se c´è una telefonata che riguarda un familiare ha interesse che si faccia chiaro», ha detto. Poi però ha evidenziato: «L´indagine qui, alla fine, non riguarda mio figlio, ma vicende gravissime. Non trasformate uno stuzzicadente in una trave».

L´ex ministro è arrivato in Procura alle 16. Ad attenderlo, i pm Vincenzo D´Onofrio, Raffaello Falcone e Pierpaolo Filippelli e il procuratore aggiunto Franco Roberti. La legge concede al genitore la possibilità di non rendere dichiarazioni in caso di indagini che coinvolgano i figli. Ma prima ancora che i pm potessero ricordargli questa facoltà, Di Pietro ha detto: «Parliamo di tutto, non ho alcun problema». E l´audizione è andata avanti fin quasi alle 19. Il leader dell´Idv ha fornito spiegazioni apparse convincenti agli inquirenti. Innanzitutto su uno dei nodi dell´indagine, la decisione con la quale nell´estate 2007 l´allora ministro delle Infrastrutture trasferì Mautone a Roma. Scelta influenzata secondo gli investigatori anche dalla fuga di notizie che aveva caratterizzato la primissima fase dell´inchiesta. Di Pietro invece ha negato questa circostanza affermando che i trasferimenti riguardarono non solo Mautone, ma molti altri dirigenti e furono disposti all´esito di accertamenti del ministero, non per una "soffiata". «Ho messo a disposizione carte e documenti - ha sottolineato - che trovano riscontro nella lettura incrociata delle intercettazioni».

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