Riina junior torna in carcere
di Alessandra Ziniti
Salvuccio Riina, il figlio minore del capo di Cosa nostra, era a tutti gli effetti uno dei boss in erba che operavano tra Corleone e Palermo agli inizi del 2000, quando suo padre e suo fratello Giovanni erano già in carcere. Per questo, anche l´unico figlio maschio libero di Totò Riina va condannato per associazione mafiosa. Ieri sera i giudici della Cassazione hanno reso definitiva la condanna a otto anni e dieci mesi inflitta a Riina junior dalla Corte d´appello di Palermo il 27 dicembre 2007. E ora per il trentunenne rampollo di Riina, tornato in libertà il 28 febbraio scorso per scadenza dei termini di custodia cautelare, si apriranno nuovamente le porte del carcere, anche se solo per dieci mesi, avendo già trascorso in cella la gran parte della pena dopo il suo arresto avvenuto nel 2002. «Ha già le valigie pronte», dice il suo avvocato, Luca Cianferoni. «Giustizia è fatta», commenta a caldo il sindaco di Corleone, Antonino Iannazzo. Che aggiunge: «Oggi che la sentenza è definitiva, siamo più sereni a Corleone».
Da quando era stato scarcerato, Giuseppe Salvatore Riina aveva avuto l´obbligo di dimora nel suo paese. Alcune settimane fa, però, il ragazzo aveva chiesto di potersi trasferire nel Nord Italia dove diceva di aver trovato lavoro. Poi le recentissime intercettazioni dell´operazione "Perseo" hanno rivelato che il ragazzo aveva ricevuto dai vertici, molto probabilmente con l´autorizzazione del padre detenuto, l´ordine di tenersi fuori dall´organizzazione che aveva affidato a Rosario Lo Bue la guida del mandamento di Corleone.
Un processo lungo e tormentato, quello per associazione mafiosa a carico di Salvuccio Riina, condannato in primo grado a 14 anni e sei mesi e, in appello, a 11 anni e otto mesi. La condanna era stata però annullata dai giudici della Cassazione che, dopo aver prosciolto il ragazzo dall´accusa di estorsione, avevano ordinato un nuovo processo per associazione mafiosa, ritenendo poco motivata la condanna. Processo che si concluse il 27 dicembre 2007 con una nuova condanna a una pena inferiore, otto anni e dieci mesi. La pena ora confermata dalla Cassazione, che ieri sera ha ritenuto di accogliere la richiesta del sostituto procuratore generale Vito D´Ambrosio, secondo il quale Riina junior è stato uno dei capi di una sorta di "cellula" di Cosa nostra attiva tra Corleone e Palermo.
Proprio questo era il nodo che ieri la Cassazione è stata chiamata a sciogliere. Per il sostituto procuratore generale D´Ambrosio non c´è dubbio che Giuseppe Salvatore Riina sia una delle figure centrali di Cosa nostra. «Ci sono tutti gli elementi per convalidare il verdetto d´appello, in quanto i giudici di merito hanno spiegato che Riina junior faceva parte di Cosa nostra e aveva messo in piedi un piccolo clan che operava tra Corleone e Palermo - ha detto il pg - In primo grado, invece, nella sentenza di condanna non era stata fatta chiarezza sull´appartenenza della "cellula" di Riina junior a Cosa nostra e non era stata nemmeno fornita adeguata motivazione sul fatto che una simile "cellula" fosse autonoma e scollegata dal sistema mafioso».
Ma il processo rischia di avere un´appendice: la pubblica accusa ha chiesto di avere gli atti per accertare come mai nei confronti del figlio di Totò Riina non si sia mai proceduto per riciclaggio. «Voglio capire meglio per quale ragione alcuni episodi di estorsione - ha concluso D´Ambrosio - sono spariti dalle sentenze: voglio sapere se sono stati archiviati o se invece è stata intrapresa un´altra azione penale che sfocerà in un nuovo processo».
Con Giuseppe Salvatore Riina, i giudici della Cassazione hanno condannato anche Antonino Bruno, che dovrà scontare sette anni e quattro mesi, e Iliano Baiamonte, per il quale è stata confermata la pena di cinque anni e quattro mesi.
