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E ora il processo per il delitto dei vicoli

Lo spartiacque sarà il processo di Genova, la battaglia a colpi d'indizi e smentite che si profila alla Corte d'Assise del capoluogo ligure. Per capire, davvero, se il trentaduenne Luca Delfino a 45 anni (più o meno, e tenendo conto degli sconti prodotti dalla buona condotta e dalla carcerazione già sostenuta) sarà di nuovo un uomo libero, è necessario attendere il verdetto dei giudici che indagano sulla morte di Luciana Biggi, ex fidanzata del killer di Sanremo sgozzata nel centro storico genovese il 28 aprile 2006...


I termini dell'indagine preliminare sono scaduti , e questo significa che non saranno condotti nuovi accertamenti. Ma la richiesta di rinvio a giudizio - mai inoltrata - può essere presentata anche in seguito e risulterebbe perfettamente valida. Nel frattempo il legale dell'assassino, Riccardo Lamonaca, davanti alla levata di scudi "politica" che ha in qualche modo stigmatizzato la sentenza troppo mite - in particolare le esternazioni del ministro alle pari opportunità Mara Carfagna che ha definito «condivisibile» la richiesta dell'ergastolo - non lesina critiche: «È giusto che Delfino paghi. Ma inorridisco davanti a un ministro della Repubblica che si permette di biasimare velatamente una condanna a 16 anni e otto mesi determinata dall'applicazione della seminfermità e dal rito abbreviato, più cinque di istituto psichiatrico, senza a mio parere conoscere la legge e la sua applicazione». Il botta e risposta non modifica comunque le (elevate) possibilità che l'assassino aggiri in tutto e per tutto le pendenze genovesi. Ricordiamo: l'ex barman è stato l'unico indagato per la morte di Luciana Biggi, ha trascorso con lei praticamente tutta la serata in cui fu uccisa e la sua immagine è fissata da una telecamera "a valle" del luogo del delitto mezz'ora dopo la mattanza. Eppure nessuna traccia scientifica o biologica lo collega al massacro, nessuna impronta o reperto o testimonianza. E lui stesso non si è mai tradito durante gli interrogatori cui lo sottopose il pubblico ministero Enrico Zucca. Eventualmente "scampata" Genova, resterebbe la pena sanremese, con due dubbi. Primo: i 16 anni e 8 mesi potrebbero essere aumentati in appello. Qui entra in gioco un (semplice) tecnicismo. Nel pronunciamento di ieri la seminfermità mentale è stata ritenuta «equivalente» alla premeditazione e l'ha di fatto annullata. Nel caso, possibile, in cui i giudici del secondo grado la giudicassero «subvalente» (in poche parole, di peso inferiore), ecco che il conteggio sarebbe rimodulato al rialzo. Ancora. Gli anni da trascorrere in istituto sono teoricamente cinque; ma l'estinzione del debito è vincolata alla diminuzione della pericolosità sociale e se i medici non la riscontreranno, potranno "prorogare" le cure coatte. I tribunali italiani (ricordiamo Maurizio Minghella e Pietro Maso) hanno concesso benefici a pluri-condannati per omicidio; tuttavia nel caso di Delfino la "limatura" potrebbe essere indotta, sussurrano in ambienti forensi, forse soltanto da nuove sperimentazioni farmacologiche.

Matteo Indice

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