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Un'associazione per le vittime nel nome di Antonella Multari

Cresce la polemica attorno alla sentenza di condanna a 16 anni e 8 mesi inflitta dal tribunale di Sanremo a Luca Delfino, il genovese di 32 anni riconosciuto colpevole dell'omicidio dell'ex fidanzata Maria Antonietta Multari, commesso nella città dei fiori il 10 agosto 2006...


All'indomani del verdetto il padre della vittima, Rocco Multari, ha annunciato l'intenzione di costituire un'associazione a tutela delle vittime della giustizia, intitolata alla figlia, mentre il sito Internet del Secolo XIX, in meno di 24 ore, è stato inviato un numero record di commenti: ben 158 mail.

I genitori di Maria Antonietta, per loro e gli amici Antonella, non si rassegnano all'esito del processo all'assassino della figlia. Alla lettura della sentenza, il padre è esploso, gridando che «in Italia bisogna farsi giustizia da soli», mentre la madre, Rosa Tripodi, dopo aver urlato «è come se la nostra Antonella fosse ammazzata per la seconda volta», si è accasciata a terra, svenuta. Entrambi confidavano in una pena molto più severa. «Ho vergogna della giustizia italiana - ha ribadito ieri Rocco Multari - dalle maglie sempre più larghe, a favore di assassini e delinquenti. Siamo delusi dalla sentenza di un giudice (il gup Eduardo Bracco di Sanremo, ndr) che ha voluto far pendere al bilancia a favore di chi ha ucciso nostra figlia. Una sentenza che è una beffa non solo per noi, ma per l'intera popolazione italiana onesta».

L'uomo è tornato anche sul delitto Biggi, dicendosi deluso dal pm genovese Enrico Zucca che all'epoca lasciò libero Delfino, tuttora indagato per quell'omicidio, e se la prende con i giudici per il continuo ricorso agli psichiatri, «che emettono verdetti a favore degli avvocati per non perderli come clienti. È solo una questione di soldi».

Di «vergogna» e «sentenza ridicola», o «scandalosa» parla anche la maggior parte dei lettori che ha scritto al Secolo XIX.

Il procuratore di Sanremo, Roberto Cavallone, definisce la sentenza «ineccepibile sotto il profilo tecnico: il giudice ha applicato rigorosamente la legge, bilanciando con la seminfermità mentale le circostanze aggravanti, ma non è detto che debba per forza andare sempre così». E se difende l'operato dei periti, «altamente qualificati», dice che «ci sono anche bravi simulatori». Un evidente riferimento a Delfino. «Durante l'udienza ho visto una persona normale, aveva gli occhi spiritati solo quando compariva davanti alle telecamere. E poi non mi sembra avesse quella lunghissima barba prima di finire in carcere».

Il procuratore, infine, elogia il pm Ferraro, che ha sostenuto l'accusa, e conferma la legittimità della richiesta di ergastolo. «Il difensore di Delfino l'ha ritenuta "smodata", ma non ritengo sia un termine da usare davanti ad una persona che ha ucciso l'ex fidanzata con 40 coltellate, dopo averla vessata in tutti i modi». L'avvocato Riccardo Lamonaca ribadisce che, davanti al dato di seminfermità mentale emerso durante il processo, la richiesta di ergastolo è stata una «forzatura». «Non ha senso incaricare un perito e poi disattendere le sue conclusioni perché l'opinione pubblica vuole l'ergastolo». Lamonaca, infine, plaude il giudice Bracco, «per aver dimostrato indipendenza di giudizio e serenità di valutazione, senza farsi condizionare dall'emotività ambientale e dall'impatto mediatico che spingeva verso una direzione».

Paolo Isaia

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