Colombiane, ombre sulla gestione dei soldi
Chi è Mautone? L'ex provveditore della Campania e della Basilicata finito agli arresti nell'inchiesta napoletana sul Global service e gli appalti all'immobiliarista Alfredo Romeo. Ed è il funzionario che, ascoltando le intercettazioni dell'inchiesta dei pm partenopei, avrebbe fatto da sponda a Cristiano Di Pietro, figlio dell'ex ministro (e pm di Mani Pulite) Antonio, assecondando le sue richieste di raccomandazione.
Ma Mautone è anche il funzionario che, dalla capitale, arrivato sullo scranno di direttore generale della Direzione per l'edilizia statale e gli interventi speciali, stava gestendo fino al giorno dell'arresto quella partita plurimilionaria. I quasi cento milioni destinati ad arrivare, in cinque anni, a Genova. Una posizione di potere, quella di Mautone, anche se non più a Napoli ma nella capitale. Nella quale Di Pietro, come ha spiegato negli ultimi giorni, ha reputato di dover trasferire Mautone per allontanarlo da Napoli dopo i primi boatos sull'inchiesta Global Service.
L'esposto di Cinthya Fico prende le mosse dalla vicenda dei finanziamenti ritardatari per le celebrazioni Colombiane, con uno scambio di missive dirette allo stesso Mautone. Fino alla decisione di rompere gli indugi e di portare tutti i faldoni nelle sue mani alle due procure, quella penale e quella contabile. Sono le lettere a confermare come fosse Mautone in persona a gestire la vicenda. Ma lo conferma senza problemi Paolo Tizzoni, ingegnere ed ex vicepresidente della Provincia, che partecipa nel suo ruolo tecnico alle sedute del comitato "colombiano": «Quando abbiamo saputo che Mautone era stato arrestato non abbiamo in realtà mai temuto ci fossero delle irregolarità nella nostra vicenda. Piuttosto ci siamo preoccupati perché ora ci manca il referente romano cui facevamo riferimento e temiamo che questa situazione finisca per creare dei ritardi nelle erogazioni. Speriamo che il ministero individui in fretta il suo sostituto».
A scatenare il primo atto di una battaglia giudiziaria è, come spesso avviene, il contrasto tra due persone. Il 29 maggio Mario Mautone invia una comunicazione ai presidenti della Regione e della Provincia e al sindaco. Tra i destinatari anche il Provveditorato interregionale per le opere pubbliche di Milano e alla sede di Genova. Spiega Mautone che quella è una sorta di lettera di accompagnamento: trasmette l'atto attuativo, un documento del 27 febbraio 2008, registrato alla Corte dei conti il 7 maggio 2008. Per una curiosa circostanza, è lo stesso giorno in cui si insedia il governo Berlusconi dopo la caduta di quello di Romano Prodi. Quell'atto regola i rapporti tra lo stesso ministero e gli enti pubblici per gli interventi già decisi in un accordo di programma il 20 marzo 2007.
Ma c'è un mistero. Nella lettera di Cinthya Fico c'è solo la lettera di Mautone, ma nessun altro atto allegato. La risposta è durissima: il Provveditore della sede di Genova fa presente che il documento non è mai arrivato, che non le sono mai giunte «formali e dettagliate spiegazioni» e aggiunge addirittura: «Sono venuta a conoscenza dell'accordo di programma e delle procedure in corso solo perché informata con le note di convocazione delle riunioni che si stanno tenendo nella sede di Genova». Da quel momento, nonostante altre lettere, non arriva più alcuna risposta. Alla fine la decisione di agire per via giudiziaria, con gli esposti. Nei quali il Provveditore denuncia anche: «Non sono mai stata messa in condizione di poter svolgere nessuna delle funzioni del ruolo tecnico a me spettante». Ai suoi stretti collaboratori ha confessato di sentirsi tagliata fuori dalla gestione di questa partita a bella posta, per impedirle di analizzare in profondità i progetti da approvare e finanziare nelle riunioni del Cta, il comitato tecnico amministrativo.
Ma sulla vicenda di quei finanziamenti ora grava più di una nube. Non solo per l'arresto di Mautone, che rischia di rallentare tutta l'operazione. Non solo perché Mautone è rimasto coinvolto in un'indagine nella quale viene descritto, attraverso le informative degli inquirenti, come un uomo che, «forte del suo ruolo istituzionale, in maniera sistematica smista l'enorme potere di cui dispone per favorire in maniera trasversale "qualunque" componente politica e istituzionale ne faccia richiesta, accogliendo in particolare quelle istanze che gli vengono rivolte per favorire imprese e professionisti vicini al potere istituzionale richiedente».
La preoccupazione più forte, in realtà, è legata alle indiscrezioni napoletane sul "sistema Mautone" (vedi il servizio qui a destra, ndr) come sistema autonomo da quello di Romeo. E che si estenderebbe alla carriera romana, proprio nel periodo in cui Mautone stava gestendo anche il dossier Genova. Proprio per questa ragione dal Provveditorato di Napoli, dove il nuovo numero uno Donato Carlea ha sostituito Mautone, è partita anche una richiesta di chiarimenti alla sede di Genova per comprendere quale sia stato il ruolo dello stesso Mautone nella gestione dei finanziamenti colombiani.
Gian Gazzari, capo di Gabinetto del Comune di Genova, spiega: «Noi stiamo lavorando su un accordo che è stato prima stretto con il precedente governo Berlusconi, poi con quello di Prodi e che continua ancora oggi. Io ritengo che il ruolo di Mautone in questa vicenda sia puramente tecnico». E Tizzoni aggiunge: «Al di là dei finanziamenti del 2007, esiste solo il nostro via libera, non ci sono stati ancora affidamenti né gare, quindi reputo impossibile che ci possano esser state irregolarità». E sull'obiezione mossa al Comune di Genova sul denaro impegnato per le vecchie spese di Palazzo Ducale e del Teatro Carlo Felice, ossia che quei finanziamenti non potevano essere utilizzati per opere vecchie già finanziate e concluse? «Se non si poteva sarà la Corte dei conti a dircelo - replica Tizzoni -, io so che ce l'abbiamo messa tutta per individuare i progetti da affrontare. Questi finanziamenti si perdono, se non si dimostra entro il 31 dicembre di ogni anno di poterli utilizzare. E in questa ottica ci siamo mossi, per il bene della città».
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