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Napoli nel caos, D'Alema in pressing "Bassolino? Serve un rinnovamento"

L'ex leader diessino: noi e l'Udc quasi sempre d'accordo. Affondo dell'ex ministro degli Esteri «C'è enorme debolezza nella politica Quello del Pd è un progetto faticoso. Di Pietro? Populismo minoritario»...


ROMA
Alleanze da rivedere, necessità di un nuovo slancio, e vecchi amici da sostituire. Massimo D'Alema, nel giorno in cui la nuova giunta di Napoli spacca il Pd campano, spiega a Matrix che, in Campania, serve una svolta. «Io voglio bene ad Antonio Bassolino, e credo che sia ingiusto confinare il suo ruolo alla vicenda dei rifiuti. Ma non c'è dubbio che dopo tanti anni c'è bisogno di un rinnovamento».

La «tarantella» in Campania
In 15 anni - afferma D'Alema - «sono state fatte in quella terra cose importanti e non tutto è riducibile alla crisi attuale e quindi è un giudizio molto sommario dire che abbiamo fallito». Per l'ex vice premier, «è probabile che bisogna fare un appello alla migliore società napoletana che è una risorsa molto importante che più aiutare la politica a rinnovarsi». Sulla crisi che ha portato alle dimissioni di Nicolais D'Alema spiega: «Non mi sono veramente occupato di questa vicenda, nè mi compete. La composizione della giunta compete al sindaco e dovere dei partiti è quello di rispettare le prerogative istituzionali di chi ha questo potere. Altrimenti succede un pasticcio».

D'Alema ammette che «in questo momento c'è un'enorme debolezza della politica: è molto debole il governo nella capacità di affrontare i problemi del Paese e purtroppo è debole anche l'opposizione».

Lo slancio perduto del partito
Secondo l'ex ministro degli Esteri «l'opposizione è debole perchè fatica a prendere quota il progetto del Pd, anche la costruzione è un processo faticoso in cui ora ci dobbiamo impegnare tutti di più». Per D'Alema «bisogna restituire slancio a un progetto che ha perso la sua spinta iniziale». L'ex leader diessino precisa: «Io non sono uno dei massimi dirigenti del centrosinistra e in nome di un rinnovamento della politica ho fatto in parte un passo indietro, perchè ho chiesto di non far parte di alcun organismo dirigente del mio partito e quindi non mi presento a riunioni in cui non sono invitato».

La stoccata contro l'ex pm
Detto ciò, D'Alema aggiunge: «Non credo che sia questo, però, uno dei motivi di debolezza del Pd, non mi sopravvaluto così tanto». Ma anche sul capitolo alleanze, il Pd, dovrebbe confrontarsi con il rinnovamento: «Un uomo che gode della fiducia potenziale e anche reale di milioni di italiani è giusto che faccia politica. Questo è assai più compatibile con la democrazia di chi si pone fuori delle istituzioni. Tuttavia quando un leader fa politica lo si giudica politicamente e io credo che Di Pietro esprima un populismo minoritario».

Il ventaglio degli interlocutori
Per D'Alema «il Paese è stretto tra populismo di maggioranza che fa capo a Berlusconi e uno di minoranza che fa capo a Di Pietro, mentre il riformismo fatica a trovare una strada. La sfida del Pd è aprire lo spazio a posizioni riformiste». Posizione che potrebbero essere trovate allargando il ventaglio degli interlocutori: «È ozioso dire se è meglio l'Udc o l'Idv - ragiona D'Alema- noi ora dobbiamo fare l'opposizione e poi misureremo le forze. Ma quello che registro è che in Parlamento noi con l'Udc ci troviamo nel 90% dei casi d'accordo».

Il nodo della successione
Sul suo ruolo nel partito l'ex dirigente spiega: «C'è un tempo nel quale bisogna preparare il terreno ad altri che a loro volta si devono fare aventi mentre il compito più importante di chi ha rispetto per la politica è di produrre idee e proposte e questo non è un lavoro piccolo nè inutile». «Io faccio moltissimo - spiega D'Alema - e negli ultimi mesi la mia fondazione ha promosso più di trenta iniziative alcune con enorme rilievo come il convegno sulle riforme istituzionali che ha coinvolto 14 fondazioni e esponenti di entrambi gli schieramenti. Mi sforzo per quanto mi compete di promuovere il dialogo e le idee per il paese, cosa che la politica fa poco». D'Alema si dice convinto che sia necessario «un forte rinnovamento anche generazionale e il compito nostro - non parlo di Berlusconi che si è eternato ed è in una dimensione diversa rispetto a noi umani - è di preparare il terreno per altri».

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