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"Lucciole" a casa, Verona prova stop

VENEZIA - Allontanate dalle strade, le prostitute di Verona ora rischiano di dover chiudere anche le attività negli appartamenti privati. Un'ordinanza che vieterà di esercitare la prostituzione in appartamento è infatti pronta sul tavolo del sindaco Flavio Tosi: ancora pochi dettagli e poi l'ultima, in ordine di tempo, mossa del primo cittadino leghista scaligero avrà un effetto deflagrante sul racket dello sfruttamento. Nel giugno del 2007 fu Padova a assumere, prima in Veneto, provvedimenti antiprostituzione varando le multe per i clienti. Ma è stata Verona, poche settimane dopo, a trasformare quelle prime ordinanze in un'autentica battaglia anti racket e anti lucciole. Tosi, lo aveva promesso in campagna elettorale e ne ha fatto un punto d'orgoglio...


Da due anni a Verona la lotta alla prostituzione non conosce soluzione di continuità grazie anche a nuove sentenze della Cassazione e dai provvedimenti governativi (alcuni suggeriti all'amico ministro Roberto Maroni proprio da Tosi) che hanno permesso ai sindaci di dotarsi di strumenti particolarmente incisivi. Verona, da questo punto di vista, non lascia tregua e applica fantasia e rigore a quanto la legge permette. Ecco in pochi mesi nel Comune scaligero le sanzioni per intralcio al traffico destinate agli automobilisti che premono sul freno per contrattare una prestazione, le aree off-limits, le limitazioni orarie alla circolazione degli autoveicoli, l'aumento delle multe ai clienti passate dall'agosto scorso da 47 a 500 euro all'ordinanza, appunto, contro la prostituzione negli appartamenti. "Dopo averle allontanate dalla strada - spiega l'esponente leghista all'ANSA - ora vogliamo colpire anche le prostitute, e sono molte, che esercitano in casa". L'ordinanza, precisa, andrà a sanzionare chi crea disturbo nei condomini. Il sindaco non ha voluto specificare l'entità della multa che sarà inflitta ai trasgressori, sottolineando che si interverrà su segnalazione degli stessi condomini. Proprio in relazione alle sanzioni previste dalle ordinanze della municipalità scaligerà, Tosi ammette che una parte non viene pagata da una fascia limitata di cittadini, in particolare tossicodipendenti e alcolisti, che risultano privi di redditi e di beni.

"Non hanno nulla da perdere e non pagano mai - conclude Tosi - L'unica soluzione potrebbe essere la cella di sicurezza, anche per un giorno". Per Tosi la strada delle ordinanze comunali è quella che per ora permette maggiore autonomia ai Comuni. Già qualche settimana fa lo stesso esponente del Carroccio aveva ricordato che "finché non ci sarà una norma nazionale che regola il fenomeno della prostituzione, le amministrazioni comunali non potranno fare altro che tentare di arginare il problema utilizzando i pochi strumenti a loro disposizione. Sono interventi-tampone che non risolvono certo il problema della prostituzione e del degrado connesso ma sono provvedimenti che ci auguriamo servano a rendere il fenomeno della prostituzione meno gravoso sulla cittadinanza".

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