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Ma al Villa Scassi la firma digitale scatena la polemica

Sotto tiro le spese affrontate dall'ospedale per realizzare il progetto...


All'Asl 3 il lavoro prosegue nel riserbo. Da quando l'azienda ospedaliera Villa Scassi di Sampierdarena non è più una realtà autonoma tutti gli archivi sono finiti sotto il controllo dei funzionari della Asl stessa. E così accade che, sotto lo stesso "tetto", convivano sia il grande accusatore del sistema Datasiel, Carlo Pedemonte, sia i funzionari (o ex) finiti sul registro degli indagati dopo le sue denunce.

Nessuno parla ufficialmente. Però una fonte qualificata spiega al Secolo XIX: «Ci sono, tra le carte dell'informatica al Villa Scassi, situazioni che ci lasciano perplessi. Appena finita la raccolta, manderemo tutto alla procura della Repubblica». Forse è fatica inutile, visto che gli investigatori già da tempo hanno acquisito quei documenti. Fatto sta che sul responsabile dei servizi informatici dell'ospedale di sampierdarena vengono ribaltate le stesse accuse che lui rivolge a Datasiel: mancanza di procedure di gara, affidamenti diretti sempre alle stesse aziende, utilizzo di procedure non consentite dalla legge sugli appalti (l'accordo industriale).

Il totale degli affidamenti diretti e degli accordi industriali, secondo i ricorrenti di Confindustria che si sono persino rivolti alla Commissione europea e all'Auritità garante per la concorrenza è di sei milioni 242 mila euro. Oltre alla vicenda, narrata dal Secolo XIX il 27 dicembre scorso, dell'azienda che fallisce e di uno dei soci che, dal giorno successivo, assume lo stesso incarico di prima.

L'ultima querelle esplode ora sulla cosiddetta firma digitale. E alle accuse di sprechi enunciate da Pedemonte si controbatte: non è vero che il progetto del Villa Scassi, che data 2003, sarebbe stato a disposizione quasi gratuitamente del sistema ligure, «perché è stato realizzato successivamente a quello di Datasiel, nel 2000». Anche sulle spese affrontate emergono delle significative differenze. Almeno a leggere le carte consegnate il 24 novembre scorso dalla Asl 3 alla Regione, in una comunicazione firmata dal nuovo direttore generale Renata Canini. Dalle quali si deduce che le spese affrontate dal Villa scassi per la firma digitale ammontano a 2.626.000 euro per le prime quattro deliberazioni, più cinque che non sono ancora disponibili e un'altra del febbraio del 2007 di altri 150 mila euro. E ancora si deduce che ad agosto 2007 la firma digitale non era ancora del tutto in funzione nemmeno al Villa Scassi, considerazione derivata dalla lettura del Piano della sanità elettronica - primo rapporto di monitoraggio. Così come Datasiel ha successivamente chiarito come «non è vero che la Regione Liguria abbia affidato la realizzazione del progetto ad un costo di 930 mila euro, essendo l'importo affidatole pari a 163 mila euro. un sesto di quanto affermato negli esposti e und ecimo di quanto finanziato al Villa Scassi».

Insomma, la battaglia sull'informatica regionale prosegue. Il 12 dicembre il direttore generale ha inviato una comunicazione a Pedemonte. Non appare, come trapelato in un primo momento, una rimozione dal suo incarico. Si sostiene infatti che sarà «riservata ogni altra valutazione in merito al rapporto lavorativo in essere con il dottor Carlo Pedemonte». In realtà l'atto è una vera e propria avocazione: quel che Pedemonte si rifiuta di fare (i contratti con Datasiel) dev'essere svolto, quasi con compito ad acta, dal direttore amministrativo Marco Damonte Prioli.

E sulla tormentata vicenda interviene anche il sindacato con la segreteria provinciale e la rappresentanza aziendale Fim Cisl : «Basta ad accuse false e denigratorie mosse da chi porta avanti una battaglia di potere personale e difende i piccoli sistemi sanitari che consentono la sopravvivenza di centri di potere periferici e nulla hanno a che fare con il bene comune e la tutela della salute. La dignità umana e professionale merita rispetto. I lavoratori di Datasiel, compresi i colleghi precari, hanno sempre agito nell'interesse esclusivo della collettività, senza guardare ai diversi orientamenti politici al governo della Regione».

MARCO MENDUNI

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