Datasiel, nel mirino finisce anche Villa Scassi
Il secondo risultato è che ora saltano fuori le carte. Tutte, ma proprio tutte. E lo sguardo degli investigatori, dopo che la stessa Asl ha presentato una memoria in procura, è costretto ad aprirsi a ventaglio e a scrutare anche nelle vicende interne del Villa Scassi, allora azienda autonoma, da poco finita sotto la giurisdizione della Asl 3. Dove ora si concentra l'attenzione dei "rivali" di Pedemonte, tutti intenti a evidenziare le (presunte, anche in questo caso) anomalie del suo operato.
Qualche esempio? La ditta cui era affidata la manutenzione informatica dell'ospedale di Sampierdarena chiude i battenti (il 31 marzo 2004) per poi fallire? Poco male. Il direttore tecnico, che ne era anche socio, fonda il giorno dopo (era il primo aprile 2004, data del tutto casuale) una nuova azienda, la At.Net. Il 29 luglio successivo il Villa Scassi conferisce, senza alcuna gara, il nuovo incarico proprio ad At.Net. E gli riconosce anche il pagamento per i mesi passati, dal primo giorno della fondazione della nuova ditta.
Nel contratto la manutenzione è affidata per una cifra annua di 76.800 euro, rinnovabile. Il contratto viene stipulato tra l'Azienda Ospedaliera Villa Scassi e Andrea Tamagno, titolare della At.Net. (che risulta avere come sede la sua residenza varazzina), ed ex direttore tecnico della fallita D&ST. Nella quale, secondo la visura alla Camera di Commercio di Savona, Tamagno era anche nella compagine azionaria con una quota di nominali pari a 765 euro su un capitale sociale di 15.300.
La motivazione dell'appalto (ma in realtà è un affidamento diretto, anzi, un accordo industriale)? Tamagno, avendo seguito passo passo tutta la costruzione del sistema informatico, era la persona migliore per continuare a tenerlo in perfetto stato.
Il Secolo XIX ha così contattato Andrea Tamagno a Varazze, che spiega: «Il signor Pedemonte ha deciso di rinnovare l'incarico ad At.Net., la mia azienda, ritenendo il sottoscritto la persona più adatta, proprio in virtù della mia conoscenza di tutti gli impianti». Ma la perfetta coincidenza tra il fallimento della precedente azienda e l'apertura della sua è solo una combinazione? «Io avevo già deciso di uscire da D&ST e di mettermi in proprio, At.Net sarebbe nata comunque. Comunque D&ST non fallì subito, fu messa in liquidazione e fallì dopo».
I documenti ufficiali dello stesso Villa Scassi dicono che il consiglio di amministrazione di D&ST "decideva la cessazione delle attività il 31 marzo 2004". Lei quando ha fondato la sua nuova azienda? «Il primo aprile. Ma sarebbe nata lo stesso, ripeto. E comunque, le cifre di cui si parla sono così esigue rispetto all'enormità di cui si parla in questa vicenda che ritengo strano si punti il binocolo proprio su di me. Pedemonte ha sempre constatato che il mio prezzo era assolutamente congruo rispetto alla concorrenza».
Il suo contratto? «Scadrà il 31 dicembre e immagino già non sarà rinnovato, anche se nessuno, proprio nessuno della Asl3 mi ha ancora contattato».
Ma a finire nel mirino non è soltanto l'"esiguo" lavoro ad At.Net, ma tutta una serie di incarichi che, al Villa scassi, si sono succeduti nel tempo. Sempre con l'affidamento diretto o la formula dell'accordo industriale, non prevista in alcun modo dalla legge sugli appalti per un'azienda come una Asl. A firmare tutte le delibere è stato l'allora direttore generale del Villa scassi Lionello Ferrando. Il Secolo XIX ha contattato anche lui. «Io ammetto - spiega Ferrando - che la mia conoscenza di cose informatiche è pari a zero. Io mi sono sempre fidato del lavoro e delle scelte di Pedemonte. Però sono sicuro che siamo riusciti a realizzare un lavoro di ottima qualità a spese contenute, questo sì. Ripeto: avevo un responsabile dell'ufficio informatico, che era Pedemonte, e un ufficio legale che vagliava i nostri contratti. Se nessuno ha mai sollevato obiezioni devo ritenere che non ci siano mai state anomalie nei percorsi che abbiamo scelto». E la prratica degli affidi diretti e degli accordi industriali? «Ricordiamoci che ci muoviamo in un ambito relativamente nuovo, dove non esistono riferimenti consolidati. Ricordo un caso in particolare, in cui esisteva un unico software sul mercato che rispondeva alle nostre esigenze. Fare una gara sarebbe stato assurdo. E poi ricordo anche casi in cui altri presidi sanitari volevano addirittura comperare il nostro sistema. Che evidentemente tanto male non era».
Ma il caso della manutenzione non è l'unico finito sotto la lente d'ingradimento nella lunga vicenda informatica del Villa Scassi. Ci sono, ad esempio, tutta una serie di altri affidamenti diretti che la Asl 3, attraverso il suo direttore generale Renata Canini, ha trasmesso alla Regione Liguria con urgenza lo scorso 5 novembre.
Tutti gli atti riguardanti il sistema informatico riportano la dicitura "affidamento diretto" o "accordo industriale". In nessun caso, a quanto risulta dalla documentazione ora tra le mani dell'Asl 3, si sono svolte gare di appalto. Come nel caso degli incarichi attrubuiti all'azienda Marp, finiti addirittura all'esame alla Commissione Europea dopo un esposto di Confindustria Genova del 2007.
Cos'è Marp? Una piccola azienda, con un capitale versato di 11.764 euro, con un solo dipendente (secondo la visura alla Camera di Commercio di Bologna) e la sede operativa ad Anzola dell'Emilia, in provincia di Bologna. Tra i suoi clienti indica il Consorzio Cooperative Costruzioni, la Cooperativa muratori e cementisti di ravenna, la Asl4 Chiavarese, l'Azienda ospedaliera Villa Scassi e la Regione Liguria.
Ma il nuovo fronte di accuse dirette nei confronti di Pedemonte stringe intorno a lui nuove solidarietà. Gugliemo Bonanno, segretario Regionale della Democrazia Cristiana, scrive: «Questa regione deve tornare libera. Se un uomo dice che è possibile risparmiare decine di milioni all'anno ed evitare sprechi lo si deve mettere in condizione di provarlo pubblicamente. Vogliamo che la Asl3 gli dia modo di parlare e argomentare le sue affermazioni. Aiutiamo Pedemonte, aggreghiamo un comitato e sosteniamolo».
L'INCHIESTA E LA SITUAZIONE
GLI INDAGATI DELL'ASL 3
Due ex direttori generali della Asl 3, due che lavoravano come direttori sanitari e poi dirigenti amministrativi (del bilancio, responsabili dell'Economato e dei sistemi informatici), iscritti sul registro degli indagati per abuso d'ufficio. È l'inchiesta condotta dal sostituto procuratore Francesco Pinto sugli appalti milionari concessi senza gara pubblica alla società informatica (creata dalla Regione) Datasiel.
C'è Alessio Parodi, l'ex direttore generale con il suo predecessore Luciano Grasso Eliano Delfino e Marco Comaschi sono stati invece in successione i direttori sanitari della Asl 3 genovese, e anche per loro è stato formalizzato l'abuso d'ufficio. Compare nella lista l'ex direttore amministrativo della Asl 3, Gianni Brizzi, oggi in pensione. C'è Mariangela Canepa, ragioniera, che ancora ricopre un ruolo cardine alla direzione bilancio della Asl 3. Gli ultimi quattro indagati hanno partecipato «direttamente» alla predisposizione delle delibere con le quali si definivano gli appalti-chiave. Sono un altro ex direttore amministrativo, una responsabile dell'Economato uscita tempo fa dalla Asl 3, un ingegnere e un nuovo responsabile informatico. Carlo Pedemonte, l'autore delle denunce che hanno dato il via agli accertamenti, ha ricevuto la lettera dei nuovi superiori che lo sollevano dal suo incarico. È venuto meno il «rapporto fiduciario» e sono stati troppi gli atteggiamenti «contrari alle direttive aziendali». Sarà destinato a un'altra mansione.
MARCO MENDUNI
