Patteggiano la condanna i due usurai "insospettabili"
Savona. Erano stati arrestati insieme ad altre tre persone nell'ennesima inchiesta sull'usura scoperta dalla Finanza savonese nel 2008. Era emersa una storiaccia di prestiti a strozzo con minacce e violenze a vittime il cui debito finiva per diventare un calvario: un ex commerciante si era fatto prestare 12 mila euro anni fa e col passare del tempo se n'era sentiti chiedere indietro quasi 90.
Le manette scattarono per Domenico Prostamo, la sua convivente Franca Panara, Giuseppe Scalise, e due pensionati insospettabili: Virginio Alluigi, 73 anni, e Leone Principato, 57 anni. Soprattutto i nomi di quest'ultimi creò scalpore: Alluigi era un ex bancario che per anni ricoprì l'incarico di esattore a Savona quando il servizio di esattoria era della Banca Popolare di Novara; Principato un ex ristoratore (la famiglia ha praticamente inventato le "krapfen" sui banchi ambulanti) che poi gestì un negozio di abbigliamento in via Brignone ("Leones") e infine una pizza al taglio sempre in via Brignone.
Proprio loro due ieri sono comparsi davanti al gup Emilio Fois (in tribunale c'era solo Principato, per Alluigi c'era il suo legale Abbondio Causa) e hanno accettato di patteggiare, che è un'implicita ammissione di colpevolezza che vale uno sconto di pena.
Virginio Alluigi, la cui posizione agli atti risultava più pesante, ha patteggiato 2 anni e 4 mesi; Leone Principato, difeso dall'avvocato Fabrizio Seghetti, un anno e 10 mesi perché a suo carico c'erano accuse di tenore lievemente inferiore.
Sempre nell'udienza di ieri si è costituita parte civile una delle vittime - un imprenditore savonese, difeso dall'avvocato Luca Amico - cui Alluigi (era sua la vittima) dovrà adesso pagare anche le spese legali oltre all'eventuale risarcimento da stabilire in sede civile.
L'inchiesta della Finanza era stata coordinata dal pm Danilo Ceccarelli che aveva poi ottenuto le misure cautelari dal gip Donatella Aschero. Le indagini erano andate avanti per mesi con i militari che attraverso pedinamenti, filmati e intercettazioni telefoniche e ambientali, oltre naturalmente a controlli bancari, dal giugno 2007 ricostruirono un giro di usura spaventoso non tanto negli importi ma nelle costanti pressioni sulle vittime. «Gli usurati venivano avvicinati e tenuti costantemente sotto pressione - spiegò il colonnello della Finanza, Roberto Visintin - per tutti il debito era diventato un incubo, un problema quotidiano da affrontare senza riuscire quasi mai a risolverlo. In alcuni casi abbiamo documentato debiti contratti fin dal 2003 che ancora ora, a cinque anni di distanza, non erano chiusi». Di vittime ne sono state scoperte mezza dozzina e buona parte dei loro ultimi incontri con i carnefici (nel 2008) sono stati registrati di nascosto dai finanzieri. Adesso i primi due usurai hanno patteggiato.
DARIO FRECCERO
