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Fuksas «Il nuovo fa paura»

Massimiliano Fuksas odia il termine, oggi divenuto tanto di moda, di "archistar". «Io mi considero un idraulico, uno che cerca di aggiustare ciò che è stato guastato», dice con fierezza. Non è che "archistar" sia una definizione tra le tante. E non per nulla, il grande architetto vi appunta i suoi strali. Intorno, infatti, vi gira un intero modo di intendere l'architettura, il paesaggio, l'utilizzo del territorio, il cemento. E anche una visione dell'Italia - un «paese che vive nel terrore, dopo le devastazioni del dopoguerra, terrore giustificato, ma di cui qualcuno approfitta per lanciare guerre di religione» - e della politica...


E attacca: «Il cemento, con i miei progetti, non c'entra proprio nulla. Io non sono un cementificatore. Io, per essere chiaro, non ho mai accettato un incarico da Ligresti, da Caltagirone o da Zunino. Il mio lavoro è un altro. È fare architettura, fare sperimentazione: da questo punto di vista, la Margonara è più emblematica che altro». Savona, con il progetto del porto turistico della Margonara e del Faro - al quale la commissione regionale di "Via" ha imposto lo stop - è diventata quasi una metafora di un dibattito che riguarda tutto il Paese. «La Margonara? Guardate» dice con ironia «io sono sereno. In questo momento sto lavorando all'aeroporto di Shenzhen, in Cina». Un lavoro, quello per il nuovo terminal dell'aeroporto - un landmark da 400 mila metri quadrati, 40 milioni di passeggeri e un investimento di 1,5 miliardi - per la cui realizzazione Fuksas ha superato i britannici Foster e Foreign Office Architects, i tedeschi di Gmp International, il giapponese Kisho Kurokawa, gli americani di Reiser+Umemoto Se ci sarà il parere positivo, oltre che del consiglio comunale di Savona, anche di quello di Albissola, io non mi ritirerò: quella è la sede nella quale la comunità si esprime».

Ma lancia un messaggio chiarissimo: «Non intendo, tuttavia, restare ostaggio di guerre tra gruppi e partiti». L'architetto non usa gira di parole, nel mettere a fuoco il problema che attanaglia l'architettura italiana e ad additare quello che è, a suo avviso, il corto circuito tra cittadini e sistema istituzionale e politico nel suo complesso: «Non c'è più la governance. E qualcuno ne approfitta». E aggiunge: «Ogni giorno rifiutiamo un paio di progetti: quello della Margonara mi interessava. Abbiamo fatto la Nuvola a Roma. Si pensi a Bilbao. Ora sto lavorando per il centro storico di Magonza, cercando di integrare il nuovo con il paesaggio. Questo è ciò che faccio».

E attacca: «Accetto tutto. Mi piacerebbe che, se c'è da discutere di architettura, ci si sedesse intorno a un tavolo e si ragionasse: nel caso della Liguria, e di Savona, perché il presidente della Regione non ci convoca tutti? Non accetto, invece, che si utilizzino motivi "pseudoamministrativi". Il problema è solo uno: dicano se questo è un pretesto o è la realtà».

Per l'architetto, il lavoro a Savona è importante: «Il cliente aveva già la concessione per costruire un villaggio ligure. Il presidente Canavese e il sindaco mi dissero: proviamo a fare qualcosa di ambizioso. E io cerco sempre questo: la possibilità di fare architettura, non di fare metri quadrati». Quanto alla Madonnetta e al famoso scoglio, Fuksas è caustico: «Non abbiamo tutelato la Madonnetta? Ma figuriamoci... Ho discusso più di quello che dell'aeroporto di Shenzhen».

Poi sferra l'attacco: «Il rio Termine porta sulla famosa spiaggia persino le lavatrici. E lì era stato costruito un villaggio turistico abusivo sul demanio pubblico, che per fortuna Porto e Comune hanno fatto abbattere. Lì c'è una conurbazione tra Savona e Albissola, ci sono siti dismessi e case di ogni genere, ci passa l'Aurelia». E conclude: «Se uno non vuole vedere, può anche sognare di stare ai Caraibi. Ma non sono i Caraibi». Fuksas non usa giri di parole: «Lavoro in tutto il mondo e non mi è mai accaduto nulla di simile. Ieri "Le Monde" parlava del porto di Amburgo, completamente ricostruito, dove c'è un enorme teatro dedicato alla musica, il Museo, e il terminal Crociere del sottoscritto.

A Marsiglia sto lavorando al progetto Euromediterranée, dove si costruiranno 110 mila metri quadrati di edifici. Questo è il mondo». L'Italia? Un paese fermo, intimorito, "anziano" nella testa prima che nell'anagrafe: «In Italia sono state costruite tantissime schifezze negli ultimi anni. Giustamente la gente ha il terrore. E finisce che l'architettura è vista come parte integrante della distruzione del territorio, anziché il suo contrario come dovrebbe essere». L'analisi dell'architetto è spietata: «Si distruggono i casali antichi per fare delle villettopoli orrende prive di qualunque cultura, ma questo non fa paura a nessuno. I duri e puri giocano su altro: il fallo, ora la banana, di Fuksas».

La Margonara, dunque, come metafora delle difficoltà dell'architettura, e della politica, in Italia: «Alla Margonara, i metri quadri acquisiti sono gli stessi di prima, solo sono stati concentrati in un unico volume. Il progetto prevede la passeggiata, per ricucire un territorio devastato, pieno di auto e sul quale incombe l'immenso ospedale. Se parliamo di un legame affettivo è un conto, ma dov'è il luogo integro? Con il villaggio ligure gli stessi metri andavano bene?». L'architetto non ha dubbi: «Strumentalizzazioni? Almeno nel 30% dei casi penso proprio di sì». Conclude Fuksas: «Saltata la governance dei processi, ognuno dice quello che pensa, ed è più facile dire no. Ma io non perdo la speranza: quando le persone torneranno a ragionare, anche in Italia si potrà anche tornare a discutere sul serio su cosa significhi fare architettura».

ANTONELLA GRANERO

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